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Recovery fund

Codice degli appalti, no alla legge della giungla

Cantiere © Marco Merlini Lucca, 6 settembre 2020 Cantiere
Foto: Marco Merlini
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Feneal Uil, Filca Cisl e Fillea Cgil: "Non siamo disponibili a destrutturazioni delle regole e delle tutele, come di fatto ha proposto ieri l'Antitrust"

Il sindacato è il più interessato affinché si spendano presto e bene le risorse del Recovery Fund, creando più occupazione, con più qualità e più sicurezza, al servizio della coesione e della competitività del Paese. Ma non siamo disponibili a destrutturazioni delle regole e delle tutele, come di fatto ha proposto ieri l’Antitrust”. Così dichiarano in una nota i segretari generali di Feneal Uil, Filca Cisl e Fillea Cgil, Vito Panzarella, Franco Turri e Alessandro Genovesi, criticando quanto propone l’Antitrust che chiede una sospensione del Codice degli appalti per i prossimi tre anni e di riportare all’80-20% i lavori in house delle concessionarie autostradali.

“Come ricordato da Cgil, Cisl e Uil anche nell’ultimo incontro con il Ministro Giovannini, con il decreto semplificazioni e con la legge 120/2020 del resto – continuano i sindacati - il Parlamento ha confermato l’impianto generale del Codice degli appalti pubblici (D.lgs. 50/2016), che costituisce il fronte più avanzato per la corretta esecuzione dell’opera, e si è concentrato su specifici interventi per accelerare le opere pubbliche, con deroghe mirate, interventi sulla responsabilità dei dirigenti e con paletti chiari e condivisi su rispetto dei contratti, salute e sicurezza, sub appalti, legalità, riconoscendo un ruolo importante ai sindacati, tanto da giungere a sottoscrivere le intese dell’11 dicembre e del 22 gennaio scorso”.

“Sarebbe saggio prima di ogni nuovo intervento normativo verificarne gli effetti, che vedono un aumento significativo di appalti assegnati, pur in presenza del Codice vigente. Ma supponiamo davvero di fare a meno del Codice: come verrebbero assegnati i lavori? Tutti a trattativa privata? Con quale criterio? Ognuno farebbe come meglio crede, con buona pace della legalità. Ci sarebbe solo giungla e caos, verrebbe meno la tutela per le imprese più serie e per i lavoratori. Al Presidente dell’Antitrust consigliamo di concentrarsi sui problemi veri che si chiamano: qualificazione delle stazioni appaltanti, riduzione del numero e potenziamento degli organici con l’assunzione di nuovi tecnici, digitalizzazione e reingegnerizzazione delle pubbliche amministrazioni.”

“Come sindacato – concludono Panzarella, Turri e Genovesi - abbiamo sempre detto che il vero problema è la velocità di esecuzione delle opere. Bisogna ridurre i tempi morti, e per farlo bisogna migliorare il Codice degli Appalti, semplificando alcuni iter autorizzativi (Via, Conferenza dei Servizi, pareri delle Sovra intendenze, ecc.). Ma se si vuole liberalizzare il subappalto, favorire il dumping contrattuale, ridurre le tutele e le procedure poste oggi a garanzia della legalità e trasparenza, destrutturare quel poco di tessuto industriale presente nel settore (a partire dalle concessioni autostradali) si sappia che ci opporremo con tutte le nostre forze, mobilitando le lavoratrici e lavoratori del settore”.