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Diritti

Jobs Act: per la Corte europea la discriminazione tra lavoratori non è un problema

Foto: Marco Merlini
Martina Toti
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Eccolo il capolavoro della riforma di Matteo Renzi. Quello che i sindacati denunciavano prima dell'entrata in vigore del Jobs Act e hanno continuano a denunciare nel corso di questi anni. La legge voluta dall'allora presidente del Consiglio crea una ferita insanabile all'interno del lavoro, nel mercato e nei singoli luoghi di lavoro.

L'ennesima dimostrazione arriva dall'ultima sentenza pronunciata dalla Corte europea. Uno schiaffo per i diritti dei lavoratori: i giudici si sono pronunciati sul caso di un licenziamento collettivo che era stato  definito illegittimo dal Tribunale di Milano. Tutti i 350 lavoratori licenziati dalla Consulmarketing erano stati reintegrati, l'unico a restare fuori un dipendente che era stato assunto dopo la riforma renziana che al posto del reintegro prevede solo un risarcimento economico. 

Ecco: per la Corte europea va bene così, perché così prevede la legge di Renzi che nella propaganda che l'aveva preceduta diceva di voler portare giustizia tra lavoratori di serie A e lavoratori di serie B. Alla prova dei fatti un fallimento e un danno enorme per chi lavora.