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Multiservizi

Non siamo lavoratrici di serie B

Simona Ciaramitaro
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Diritto alla salute e al rinnovo del contratto, scaduto da otto anni, hanno spinto allo sciopero le addette trentine alla sanificazione e alle pulizie negli ospedali e nelle Rsa. La richiesta è di un accesso prioritario al vaccino, come accade per medici e infermieri. Intanto arriva la buona notizia del riconoscimento del bonus Covid dal quale erano rimaste escluse

Anche le addette alla sanificazione e alla pulizia negli ospedali hanno diritto a essere vaccinate e quindi a essere protette dal virus come medici e infermieri. Per questo e per chiedere il rinnovo del contratto scaduto da otto anni le lavoratrici multiservizi dell’ospedale di Rovereto, in Trentino, hanno scioperato il 3 marzo organizzando anche un presidio davanti al luogo di lavoro. 

Paola Bassetti della Filcams Cgil trentina (nel video), insieme con la collega della Fisascat Cisl Francesca Vespa, denuncia come la Provincia sia “rimasta sostanzialmente immobile, ignorando le richieste e le preoccupazioni delle addette impegnate ormai da un anno in prima linea contro la pandemia. Tra le lavoratrici, circa 3000, soprattutto quelle impegnate negli ospedali e nelle case di riposo, c’è delusione ed esasperazione. Si sentono ignorate nel loro bisogno di sicurezza sul lavoro: l’assessorato alla Salute non ha mai risposto alla richiesta di inserire anche la loro categoria tra quelle che possono vaccinarsi con priorità. E non si capisce perché. Così vengono trattate come personale di serie B”.

 

 

La mobilitazione sembra avere già dato i suoi frutti, se è vero che, nonostante ancora non ci sia notizia ufficiale, da settimana prossima partirebbe la compilazione delle liste delle lavoratrici multiservizi da vaccinare. Un esito che fa il paio con quello scaturito, proprio nel giorno dello sciopero, da nove mesi di battaglia sindacale: le dipendenti di Rekeep e Pulinet, quindi le addette alle pulizie negli ospedali, hanno ottenuto il bonus Covid di 300 euro.

“Finalmente abbiamo vinto – ci dice Brunella Bertè, una delle lavoratrici -. Trovavo vergognoso che tutti gli operatori sanitari potessero avere accesso prioritario al vaccino e noi no. Anche noi entriamo dentro le stanze con i malati di Covid e anche noi abbiamo paura di portare a casa il virus o di trasmetterlo ai pazienti. Senza volere fare alcun confronto con il lavoro di medici e infermieri, credo che anche noi abbiamo diritto a vaccinarci”. Bertè dice di essere stanca di dovere sempre lottare per il diritto alla salute e ricorda le condizioni di lavoro sue e della categoria: “Dobbiamo essere disponibili 24 ore su 24, dobbiamo correre quando ci chiamano e pulire in tempi strettissimi. La nostra paga oraria è di 7 euro lordi l’ora e siamo in pochissime ad avere il full time, così che la media di ore lavorate è di 20/25 alla settimana e, di conseguenza, lo stipendio mensile si aggira attorno ai 600 euro”.

E così si arriva all’annosa questione del rinnovo contrattuale, l’altro motivo per il quale è stato indetto lo sciopero del 3 marzo: “E’ vergognoso che siano passati otto anni dalla scadenza – dice Bertè, chiedendo ai sindacati nazionali anche maggiore visibilità -. Un giorno di sciopero ci costa, ma, se non protestiamo noi, come pretendiamo che possano farlo alcuni colleghi precari che sono senza diritti?”. 

Paola Bassetti, nel suo ruolo di sindacalista, dice di aspettarsi un cambio di passo, dopo gli scioperi dell’autunno scorso e la riapertura del confronto con le parti datoriali, ma la strada pare ancora lunga per arrivare a un contratto che “riconosca diritti e salario per le lavoratrici e i lavoratori che, nonostante le gravi condizioni di lavoro, con grande senso di responsabilità sono sempre stati in prima linea, dimostrando l’importanza di un settore quanto mai essenziale per la tenuta del sistema Paese, garantendo la sanificazione e l’accessibilità di ospedali, scuole, uffici pubblici e privati, fabbriche, mezzi di trasporto”.