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Il caso

Bekaert, tutti a casa

Parlano i lavoratori Bekaert: rivogliamo la nostra dignità
Foto: Lorenzo, lavoratore Bekaert (foto Caleo)
Simona Ciaramitaro
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Su tutti i lavoratori dello stabilimento di Figline dell'azienda metalmeccanica belga pende la procedura di licenziamento avviata dalla dirigenza. Il sindacato pronto a dare nuovamente battaglia, la Fiom chiede anche l'intervento dei ministeri competenti e della Regione Toscana

Bekaert apre la procedura di licenziamento per tutti i lavoratori dello stabilimento di Figline: la Fiom Cgil di Firenze chiede all’azienda di ritirarla e al governo di lavorare seriamente sulla reindustrializzazione. Daniele Calosi, segretario del sindacato dei metalmeccanici fiorentino, definisce inaccettabile “che i lavoratori paghino per le mancanze di chi doveva portare a compimento la reindustrializzazione, a partire dall’advisor, fino al governo”.

Calosi ripercorre per noi la storia della Bekaert, azienda belga che produce, lavora, trasforma e riveste fili e cavi d'acciaio e che nel 2014 ha rilevato le attività della Pirelli. Nel 2018 annuncia la delocalizzazione in Romania e i 318 lavoratori iniziano la loro battaglia per non perdere il posto ottenendo la cassa integrazione straordinaria per cessata attività e reintroducendo così un ammortizzatore eliminato invece con l’avvento del Jobs Act.

Da allora sono iniziati gli esodi volontari attraverso un accordo con l’azienda, mentre alcuni dei dipendenti rimasti, davanti all’assenza del piano industriale che era stato richiesto dai sindacati, decidevano di costituirsi in cooperativa (la SteelCoop Valdarno ) e di rilevare l’attività della Bekaert presentando invece loro un piano, lasciato subito cadere nel vuoto da tutti gli altri attori in campo, governativi e non.

Ora i 176 lavoratori si trovano senza proroga degli ammortizzatori e senza la copertura dello stop ai licenziamenti deciso, dal governo per fare fronte agli esiti della pandemia da Covid, in quanto la norma esclude le aziende che hanno già cessato l’attività. Per questi motivi quello della Bekaert, vista la procedura avviata, potrebbe essere il primo caso di licenziamento di massa durante l’emergenza pandemica con la conseguenza di “un vero dramma sociale per le famiglie coinvolte e per il territorio”.  

“Chiediamo all’azienda di ritirare la procedura di licenziamento – afferma il segretario della Fiom fiorentina -, al ministero dello Sviluppo economico di lavorare seriamente sulla reindustrializzazione, senza andare per slogan, e al ministero del Lavoro di prorogare gli ammortizzatori sociali per fare, finalmente, una trattativa proprio sulla reindustrializzazione libera e non sotto schiaffo, visto che da due anni ad oggi non ci è mai, e dico mai, stato presentato nessun piano né da parte dell’azienda né del governo”.

Calosi ricorda infatti che l’unico piano industriale degno di questo nome fu quello presentato dalla Cooperativa SteelCoop Valdarno, che non è stato mai preso in considerazione dall’azienda, dal governo, né tantomeno dalla maggioranza delle forze politiche locali : “Un progetto che è stato fatto naufragare per scelta politica”.

Il sindacalista chiama in causa infine anche “la Regione Toscana che, attraverso il presidente Giani, non può accettare in silenzio questo scempio sociale che si sta consumando, ma deve dare seguito agli impegni assunti appena eletto davanti a Fim-Fiom-Uilm e ai lavoratori della Bekaert. Non si scherza sul futuro delle persone. Il nostro impegno non è cambiato di una virgola – conclude Calosi -, il nostro obiettivo rimane quello di sempre: salvare tutti i posti di lavoro”.