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Non solo Italia

La protesta è europea

Tavolo di confronto Governo sindacati su fisco © Marco Merlini Roma, 17 gennaio 2020 Palazzo Chigi Incontro Governo sindacati su fisco
Foto: Marco Merlini
Stefano Iucci
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Nonostante gli "applausi" e i grandi riconoscimenti a parole questi settori sono sotto attacco in tutti i Paesi dell'Unione. Proteste e mobilitazioni quasi ovunque per salari, assunzioni e qualità del lavoro. E la Commissione richiama Francia e Belgio

Sembra un paradosso. Nonostante gli “applausi” e il riconoscimento a parole del grande valore del lavoro pubblico nel fronteggiare la pandemia – a cominciare dalla sanità, ma non solo – in tutta Europa i pubblici servizi continuano a essere sotto attacco. Proprio per questo i lavoratori di quasi tutti i paesi dell’Unione protestano per ragioni che sono largamente sovrapponibili a quelle che hanno indotto i sindacati di settore italiani a proclamare la mobilitazione odierna: aumenti salariali, assunzioni, cure di qualità e sicurezza per tutte le lavoratrici ed i lavoratori. 

Un’ondata di mobilitazioni che attraversa il vecchio continente da Est e Ovest, in realtà che sembrerebbero molto diverse tra di loro. A fare da collante, lo scorso 29 ottobre, la giornata di azione europea “Per la salute, oltre la pandemia”, appoggiata da tutti i sindacati d’Europa.

Ultima goccia a far traboccare il vaso, la contestatissima presa di posizione della Commissione europea che ha pochi giorni fa richiamato Francia e Belgio per gli aumenti decisi per i lavoratori del settore sanitario, aumenti che produrrebbero un aumento del debito pubblico. Duro il giudizio di Epsu (il sindacato europeo dei lavoratori pubblici) che parla apertamente di un ritorno alle politiche di austerity per lavoratori che hanno permesso alle amministrazioni pubbliche di continuare a fornire servizi essenziali ai cittadini e alle imprese in una situazione di grave emergenza.

Ma vediamo cosa sta accadendo nei singoli paesi. Nel Regno Unito, il cancelliere Rishi Sunak, membro dei Tories e dell’ultraconservatore Governo di Boris Johnson, ha annunciato il congelamento dei salari dei dipendenti pubblici scatenando le proteste del mondo sindacale, a partire da Unison, il grande e storico sindacato dei servizi pubblici, che per bocca del Presidente Dave Prentis ha definito un cinico e divisivo “calcio sui denti” la dichiarazione del governo britannico. Anche altri sindacati, come Pcs, stanno avviando grandi campagne contro la gravissima ingiustizia del congelamento dei salari pubblici. Inoltre sempre nel Regno Unito quattordici sindacati che rappresentano il personale del servizio sanitario nazionale hanno inviato una lettera congiunta al primo ministro chiedendo al governo di dare a tutti gli operatori sanitari un aumento di stipendio prima di Natale. Il prossimo aumento non sarebbe dovuto prima dell’aprile 2021, ma i sindacati sostengono che un incremento anticipato aiuterebbe i dipendenti a “sentirsi apprezzati da tutto il Paese e anche dal governo”. 

In Francia la Cgt il 3 dicembre 2020 ha proclamato uno sciopero dei lavoratori della prima infanzia con una piattaforma centrata sulla mancanza di personale.  Il 5 dicembre c’è stato poi lo sciopero contro la precarietà nei servizi pubblici territoriale per tutti i dipendenti che rientrano negli appalti (aziende idriche e igieniche, tanatologia, settore dell’edilizia sociale privata). Nella stessa giornata i lavoratori della sanità sono scesi in piazza contro una riforma proposta dal governo che porterebbe il sistema verso una ulteriore privatizzazione. 

In Germania a inizio ottobre si sono svolti i cosiddetti scioperi di allerta proclamati da Ver.di contro le barricate dei datori di lavoro del settore dei servizi pubblici alzate durante le trattative salariali. In Germania la lotta ha pagato e dal 2019 fino alla fine del 2022, in 33 mesi, è stato conquistato un aumento dell’8 per cento, con una diminuzione dell’orario di lavoro nell’Est fino a parificarlo con l’Ovest. Ver.di ha anche chiesto l’assunzione di 100.000 lavoratori. 

In Spagna i principali sindacati del pubblico Ccoo, Ugt e Csif, hanno scritto recentemente alla ministra della Funzione pubblica chiedendo la stabilizzazione dei precari, il miglioramento delle condizioni di lavoro, non escludendo forme di mobilitazione in caso di mancata risposta.

Una campagna di mobilitazione e di sciopero ha portato i sindacati della sanità del Belgio ad assicurarsi ulteriori finanziamenti per il gruppo Iris degli ospedali della regione di Bruxelles. Questo si aggiungerà all’accordo federale sul finanziamento della sanità all’inizio di quest’anno e significherà che saranno disponibili altri 8 milioni di euro all’anno per migliorare le condizioni di lavoro nei prossimi cinque anni. 

Infine, l’Est: in Polonia il sindacato degli infermieri e delle ostetriche dell’Ozzpip si accinge a proclamare mobilitazioni in diverse regioni del Paese in un processo che potrebbe portare a uno sciopero nazionale. 

“Il quadro europeo – commenta la Fp Cgil – dimostra che il Covid ha messo a dura prova tutto il settore pubblico che, nella prima e nella seconda ondata della pandemia, ha pagato un alto prezzo per condizioni di lavoro non adeguate in termini di salute e di vite umane”.