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Siderurgia

Ex Ilva, progetto lavoro

Marco Togna
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Conferenza stampa dei sindacati metalmeccanici alla vigilia dell'annunciato ingresso di Invitalia nel capitale sociale a fianco di ArcelorMittal. "Lo Stato non deve limitarsi a mettere risorse o alla sola funzione di controllo", spiega la segretaria generale Fiom Cgil Francesca e David: "Deve avere una funzione attiva, di indirizzo, che dia appunto il senso dell'intervento pubblico”

“Inaccettabile il comportamento dell’azienda, altrettanto inaccettabile l’atteggiamento del governo”. È molto dura la segretaria generale della Fiom Cgil Francesca Re David, intervenuta oggi (mercoledì 25 novembre) alla conferenza stampa sulla situazione di ArcelorMittal, assieme ai leader Fim Cisl (Roberto Benaglia) e Uilm Uil (Rocco Palombella). Una discussione convocata alla vigilia dell’annunciato ingresso dello Stato (tramite Invitalia) nel capitale sociale di Am InvestCo, previsto entro lunedì 30 novembre. E sostenuta da due ore di sciopero nazionale, con presìdi negli impianti ex Ilva in tutta Italia.

Nessun esubero strutturale, nessuna cassa integrazione all'infinito e piena rioccupazione dei 1.700 lavoratori di Ilva in amministrazione straordinaria. Questi i punti imprescindibili espressi dai tre leader sindacali nella videoconferenza odierna, sollecitando anche governo e ArcelorMittal ad aprire subito un tavolo sui piani industriale e ambientale, e sulla tutela dell’occupazione. Fiom, Fim e Uilm, inoltre, approvano l’ingresso diretto dello Stato, ma chiedono che la sua funzione non si limiti al controllo ma sia attiva, di indirizzo, come appunto si conviene a un intervento pubblico.

“La vertenza viene da lontano, è dal 2012 che lo stabilimento di Taranto è sotto sequestro e i lavoratori in amministrazione straordinaria”, introduce la segretaria generale Fiom Cgil Francesca Re David, rimarcando che quindi “sono anni che sui lavoratori pesa l’incertezza sul presente e sul futuro”. Le leader sindacale ha poi ripercorso i diversi passaggi, sottolineando che “ArcelorMittal è stata scelta dal governo sulla base di una gara. Ci siamo trovati di fronte un piano industriale approvato da altri, e si dava per scontato che il sindacato firmasse. La vertenza, in realtà, è iniziata con alcuni scioperi, proprio allo scopo di migliorare quanto era stato scritto”.

 


Si è così arrivati all’accordo del 6 settembre 2018 (firmato al ministero dello Sviluppo economico), votato dal 95 per cento degli oltre 10 mila lavoratori, che garantiva un’occupazione a tutti. “Ma dopo un anno, ben prima dell’emergenza Covid, l’azienda ha iniziato a non adempiere agli impegni contenuti in quell’intesa”, riprende Re David, evidenziando che “in Italia si è diffusa l’abitudine, da parte delle multinazionali, di non rispettare gli accordi siglati col governo, tanto prima o poi una soluzione si trova. Gli unici che rispettano gli accordi sono le lavoratrici e i lavoratori”. La segretaria Fiom rileva anche che i sindacati “vengono chiamati ai tavoli quando i lavoratori scioperano, e non c'è interlocuzione su nulla”.

Lunedì 30 novembre, come stabilito nell’accordo di modifica del contratto d’affitto del 4 marzo scorso, ArcelorMittal e commissari Ilva dovranno sottoscrivere un nuovo contratto di investimento, con l’annunciato ingresso di Invitalia “non in quota minoritaria”, come ha detto nei giorni scorsi l'amministratore Domenico Arcuri. Un accordo “all'insegna di un partenariato pubblico-privato per l'Ex Ilva di Taranto”, come lo ha definito martedì 24 il premier Giuseppe Conte, che dovrebbe prevedere la decarbonizzazione per ridurre le emissioni inquinanti, la produzione a otto milioni di tonnellate e la tutela dei 10.700 occupati del gruppo, questi ultimi due aspetti col piano a regime nel 2025.

“Un accordo tra governo e ArcelorMittal fatto fuori dal tribunale, visto che ha messo fine a possibili cause legali, di cui non sappiamo nulla, tranne quello che c’è scritto sui giornali”, riprende la leader Fiom: “Non vorrei che si pensasse che abbiamo fatto una trattativa di un anno con il vicolo occupazionale e zero esuberi con un'azienda privata, e che ora si possa trattare gli esuberi con un'azienda per metà pubblica. Anche perché a noi non è arrivata alcuna disdetta dell'accordo sindacale del settembre 2018". Quell'intesa, è bene ricordarlo, prevedeva 10.700 occupati subito e la clausola di salvaguardia con il rientro dei 1.700 lavoratori in amministrazione straordinaria entro il 2023. 

Il piano della nuova società, costruito assieme da governo e ArcelorMittal, è per ora sconosciuto ai sindacati. “La situazione è insostenibile”, argomenta Re David: “Vogliamo sapere se il nuovo progetto ha un programma preciso e risponde alle necessità dell’ambiente e del lavoro. Chiediamo un cronoprogramma puntuale, vogliamo vedere miglioramenti ambientali, industriali e occupazionali”. Per l’ingresso di Invitalia “c’è soddisfazione”, conclude la segretaria generale della Fiom Cgil, rimarcando che questa partecipazione non può essere semplicemente una decisione di natura finanziaria: “Lo Stato non deve solo mettere risorse o limitarsi a una funzione di controllo, bensì avere una funzione attiva, di indirizzo, che dia appunto il senso dell’intervento pubblico, soprattutto su un asset strategico così determinante per il Paese”.