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Multinazionali

Betafence insiste, licenziamenti confermati

Foto: Fiom Cgil Teramo
M.T.
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La proprietà inglese dell'azienda di recinzioni metalliche di Tortoreto (Teramo) ribadisce, in un incontro al Mise, il forte ridimensionamento dell'impianto e l'allontanamento di gran parte dei 155 dipendenti. "Si sono presentati al tavolo - dicono i sindacati - senza numeri né un piano industriale, richiedendo inoltre finanziamenti pubblici". Lunedì 9 novembre presidio e sciopero di otto ore

“Una situazione surreale”. Un giudizio netto, quello espresso dai sindacati alla fine dell’incontro in videoconferenza con la Betafence, che si è concluso nel tardo pomeriggio di venerdì 6 novembre al ministero dello Sviluppo economico (con la partecipazione di ministero del Lavoro, Invitalia e istituzioni locali). “Dopo sei settimane dall’ultimo incontro – hanno spiegato i rappresentanti di Fiom Cgil, Fim Cisl e Uilm Uil - l’azienda si è presentata al tavolo senza numeri, senza un piano industriale credibile, confermando i licenziamenti e richiedendo, inoltre, finanziamenti pubblici”. Grande lo sconforto tra i lavoratori, che hanno subito ripreso il presidio fisso davanti ai cancelli e di indetto uno sciopero di otto ore per lunedì 9 novembre.

La Betafence, storica azienda abruzzese (lo stabilimento è a Tortoreto, in provincia di Teramo) operativa fin dagli anni Sessanta sotto il marchio “Metallurgica Adriatica”, produce recinzioni metalliche e sistemi di sicurezza esportati in tutto il mondo. Negli ultimi anni, dopo vari passaggi di mano, è entrata a far parte della multinazionale inglese Praesidiad, controllata dal fondo Carlyle, guidata in Europa dall’italiano Marco De Benedetti. A fine luglio il gruppo londinese ha annunciato la chiusura dello stabilimento (ora divenuto un forte ridimensionamento) e i conseguenti 155 licenziamenti, motivando la dismissione con la necessità di riorganizzare la produzione a livello globale, in particolare delocalizzandolo le attività italiane in Polonia.

“Nell’interlocuzione iniziale tra il ministero e l’azienda, quest’ultima ha ribadito l’intenzione di voler ridimensionare lo stabilimento di Tortoreto, investendo esclusivamente in una linea produttiva e chiudendo le altre attuali linee presenti, mantenendo sostanzialmente i licenziamenti per una parte consistente dell’attuale forza lavoro”, riportano i sindacati. Il dicastero dello Sviluppo economico ha chiarito, attraverso le dichiarazioni della sottosegretaria Todde, come lo stesso non sia disponibile a erogare sostegni economici a fronte di un piano che preveda licenziamenti, concludendo che il tavolo verrà riconvocato quando l’azienda presenterà un piano sostenibile e condivisibile tra le parti.

“L’atteggiamento della Betafence è inaccettabile e irrispettoso nei confronti di un tavolo istituzionale e dei lavoratori di Tortoreto”, commentano Fiom, Fim e Uilm: “In questi mesi, dall’annuncio di chiusura dello scorso luglio, l’atteggiamento aziendale ha soltanto depauperato le prospettive economiche e l’appetibilità di uno stabilimento senza crisi produttive negli ultimi anni”. La conferma dei licenziamenti da parte di Betafence, inoltre, preclude una trattativa sostenibile per il sindacato. “Servono e vanno trovate soluzioni alternative a livello istituzionale – concludono le tre sigle metalmeccaniche – attraverso un confronto solo con coloro che seriamente vogliono la continuità produttiva e occupazionale per lo stabilimento abruzzese”.

Decisa e dura la presa di posizione della sottosegretaria allo Sviluppo economico Alessandra Todde. “Abbiamo ripetutamente chiesto all’azienda di farci pervenire un piano industriale o un piano di sviluppo a lungo termine, in modo da poter analizzare la sostenibilità delle loro idee e comprendere concretamente come proseguire il lavoro nel sito di Tortoreto. A oggi, dopo diversi incontri, questo obiettivo non è stato ancora raggiunto”, ha dichiarato l’esponente del governo. “Una cosa deve essere chiara”, ha concluso Todde: “Non prenderemo in considerazione un piano che non preveda la messa in sicurezza del perimetro occupazionale e la ripartenza dello stabilimento”.