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Il convegno

Lavorare meno lavorare tutti

Foto: Stefano
Simona Ciaramitaro
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La riduzione dell'orario di lavoro a parità di salario come strumento per affrontare la crisi è il tema al centro di un incontro promosso dalla Fisac Cgil a Roma

Nel mese di maggio in Italia il tasso di disoccupazione è salito al 9,7% (1,3 punti sopra la media europea), 31,1% per i giovani, e si prevede che a fine anno la percentuale sarà del 12,4. Sono questi gli effetti della pandemia da Covid dai quali è partita la riflessione sviluppatasi oggi a Roma durante l’incontro “Lavorare meno lavorare tutti”, organizzato dalla Fisac Cgil Roma e Lazio, e che pone al centro la riduzione dell’orario lavorativo a parità di salario, come prevede una proposta di legge, presentata dalla Regione Emilia Romagna, attualmente all’esame delle commissioni parlamentari. 

Al convegno hanno partecipato il segretario generale della Fisac romana Paolo Fidel Mele, il leader del sindacato nazionale, Nino Baseotto, Piergiovanni Alleva (giuslavorista), Natale Di Cola (Cgil Roma e Lazio), Luca Meneguzzo (Anpal Servizi), Marco Miccoli (Pd), Pierluigi Panici (Ass. Comma 2 Lavoro e Dignità) e la segretaria nazionale della Cgil,Tania Scacchetti. Assente giustificata la ministra del lavoro, Nunzia Catalfo, in quarantena precauzionale insieme al suo staff.

Piergiovanni Alleva, estensore della proposta di legge, ha portato l’attenzione sulla sostenibilità dei costi della riduzione di orario di lavoro e la possibilità di partire dai contratti di solidarietà difensiva (in fase emergenziale) a quelli di solidarietà espansiva, così da recuperare i livelli di produttività e passare poi a nuove assunzioni sempre a tempo ridotto. Le risorse sono disponibili: è tutto il denaro che le casse dello Stato risparmierebbero dalle conseguenti riduzioni di Naspi, cassa integrazione e reddito di cittadinanza, oltre a quello che arriverà dai fondi europei, dal Mes al Sure. Quanto alle resistenze di Confindustria, il giuslavorista sostiene che “se si oppone è in malafede, oppure fa il suo lavoro: aumentare l’esercito di riserva dell’industria perché se fuori ci sono tanti lavoratori, si tengono meglio sotto schiaffo quelli che sono dentro”.

Per Nino Baseotto la partita della riduzione dell’orario di lavoro prevede una grande determinazione da parte del sindacato, che nei mesi scorsi, in piena emergenza Covid, ha ottenuto importanti risultati, quali i due protocolli sicurezza, l’allargamento della platea degli aventi diritto agli ammortizzatori sociali e il blocco dei licenziamenti. Sono in arrivo risorse ingenti da parte dell’Unione europea e saranno in grado di dare un forte impulso a una possibile svolta, ma solamente se utilizzate bene, mettendo in campo una politica economico-sociale in discontinuità con quanto fatto sino a ora. Ecco perché è importante fissare le priorità e non procedere con finanziamenti a pioggia: “Da quello che si vede – ha affermato il segretario generale della Fisac – il risultato non è così scontato”.

Il sindacato deve riuscire a dare continuità all’operato di questi mesi così che l’esito dei provvedimenti governativi diventi strutturale, perché l’alternativa è l’effetto boomerang che non risparmierebbe nessuno, né la maggioranza di governo e nemmeno i sindacati. Baseotto punta a un utilizzo dei fondi europei per cambiare la struttura del sistema sanitario nazionale e, se ciò non dovesse avvenire, le conseguenze sarebbero devastanti.  

Un punto sul quale tutti i partecipanti al convegno hanno concordato è la necessità di una riforma degli ammortizzatori sociali come supporto per rilanciare la crescita e creare nuovo lavoro, dice Baseotto, altrimenti con lo scadere dello stop ai licenziamenti vi saranno effetti dei quali “si chiederà conto soprattutto ai sindacati. E allora bene la riduzione dell’orario e i contratti di solidarietà. Il sindacato deve sapere che per raggiungere questo obiettivo e fare sì che sia politicamente possibile abbiamo bisogno di fare la nostra parte per determinare la situazione di contesto”. Bene anche il supporto legislativo, ma il dubbio è se gli equilibri in maggioranza consentiranno l’approdo della proposta di legge.

Tra gli obiettivi della Cgil il segretario generale annovera anche la partita dei contratti: “Perché se vogliamo fare marciare l’ipotesi europea di riduzione dell’orario di lavoro, abbiamo bisogno di consolidare la contrattazione nazionale e allargare quella di secondo livello”. La convinzione è che il sindacato non possa essere spettatore davanti all’incrocio tra innovazione digitale e smart working il cui combinato disposto, se non governato dai sindacati, è un’arma contro lavoratori e il sindacato stesso. Superata la fase di emergenza, la via è quella di contratti nazionali che lascino poi spazio alla contrattazione aziendale. Quindi da Baseotto un accenno alla lettera del presidente di Confindustria, Carlo Bonomi, e la richiesta a Cisl e Uil affinché facciano sapere se intendono condividere il percorso con la Cgil.

A chiudere gli interventi Tania Scacchetti, la quale ha definito la riduzione dell’orario di lavoro una “rivoluzione copernicana” che implica un’inversione di tendenza culturale e ne è dimostrazione, ad esempio, la resistenza dei lavoratori nell’accettare i contratti di solidarietà espansiva. Per la segretaria nazionale della Cgil il sindacato di trova davanti una grande sfida, che può nascondere insidie e prevede che il governo metta in chiaro cosa intende discutere con i sindacati.

La pandemia non è ancora alle spalle, bisognerà vedere cosa accadrà nelle prossime settimane e quindi come cambieranno le agende. “Qualunque riforma strutturale impatta e impatterà su un sistema che ha disuguaglianze endemiche, strutturali e fortissime – mette in guardia Scacchetti - e su di esse si chiederà conto anche a noi”. L’auspicio della segretaria è che iniziative come quelle della Fisac servono a fare arrivare nei luoghi di lavoro il tema della riduzione dell’orario per riuscire poi a cambiare rotta e ad approdare a un nuovo modello di sviluppo.