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Acque minerali

Sangemini, 130 anni di storia da salvare

Fabrizio Ricci
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Lavoratori ancora in piazza insieme a sindacati e rappresentanti delle istituzioni. "Non possiamo restare a guardare mentre la proprietà lascia morire questa azienda storica. La Regione, titolare delle concessioni, prenda in mano la situazione"


"L’acqua è un bene pubblico, le concessioni per il suo utilizzo sono di proprietà della Regione, per questo è tempo che palazzo Donini, gli assessori Fioroni e Morroni e la presidente Tesei escano dal silenzio e pretendano, insieme al Governo e a tutti i livelli istituzionali, risposte concrete, oppure un passo indietro da parte del gruppo Ami, proprietario dei marchi Sangemini e Amerino, dal cui futuro dipendono 90 famiglie del nostro territorio”. Sono arrivati davvero al limite i lavoratori di Sangemini e Amerino che venerdì 25 settembre, nel corso dell’ennesima manifestazione organizzata prima nella piazza del Comune e poi all’interno del consiglio comunale di San Gemini, insieme a sindacati e a numerosi rappresentanti istituzionali (locali e nazionali), hanno lanciato il loro ultimatum.

“Il tempo dei nostri sacrifici, dopo 4 anni di promesse non mantenute e di cassa integrazione, addirittura nel periodo estivo, quando l’acqua dovrebbe vendersi di più e non di meno, è finito - hanno affermato i rappresentanti della Rsu - Ora la palla deve passare alla politica e a chi riveste incarichi istituzionali, perché è intollerabile che una proprietà assente e indisponibile al confronto, possa tenere in pugno le sorti di una realtà industriale che da 130 anni è vanto di questo territorio, per di più lucrando su un bene pubblico, come l’acqua”.