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La vertenza

Sciopero Enac, adesione oltre il 60%

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Lavoratori in piazza contro la privatizzazione

È riuscito lo scipero dei lavoratori dell'Enac proclamata dai sindacati di categoria. Un’adesione di oltre il 60% allo stop, con oltre la metà dei circa 700 dipendenti di Enac che oggi ha incrociato le braccia per protestare contro il progetto di privatizzazione dell’ente portato avanti dal governo. A farlo sapere sono Fp Cgil, Fit Cisl, Cisl Fp, Uil Pa, Flp, Usb Pi e Cida che hanno promosso un presidio, parallelamente allo sciopero, a Roma in piazzale di Porta Pia nei pressi del dicastero delle Infrastrutture e dei Trasporti guidato dalla ministra Paola De Micheli.

Una delegazione sindacale nel corso del presidio, che ha visto la partecipazione di un centinaio di dipendenti dell’Enac, è stata poi ricevuta al Ministero per un incontro con Maria Teresa Di Matteo, vice capo di gabinetto, e Speranzina De Matteo, capo dipartimento trasporti. Queste ultime, fanno sapere i sindacati, “non hanno fatto altro che sostenere le motivazioni 'farlocche' che il presidente dell’Enac, Nicola Zaccheo, continua a propinare circa la necessità della privatizzazione dell’ente, portandolo da ente pubblico non economico (Epne) a ente pubblico economico (Epe), ovvero presunte facilità nelle assunzioni, ingresso dei privati e capacità imprenditoriale”.

Tre punti, osservano, “tre non motivate ragioni che respingiamo al mittente e che tendono a svilire il ruolo e la funzione del pubblico, giustificando per questa via una disastrosa privatizzazione di un ente cruciale per la sicurezza del paese. Ma soprattutto abbiamo ribadito come una trasformazione dell’Enac di questa portata, cambiandone la ragione giuridica per portarla fuori dal perimetro pubblico, non può avvenire senza il confronto e il volere delle lavoratrici, dei lavoratori e di chi li rappresenta. Abbiamo per questo ribadito non solo la nostra contrarietà a tale progetto ma soprattutto rilanciato la nostra disponibilità ad aprire un confronto, ancora mai registrato, per individuare ipotesi di riforma che siano efficaci e coerenti con le soluzioni già trovate in altri paesi europei, a partire ad esempio dalla costruzione di un autority”.

Per i sindacati, infine, “ciò che serve in prima battuta però è un impegno della politica. Quest’ultima ha di fatti accettato come un dogma immodificabile una soluzione, quella della privatizzazione dell’ente, che è ormai datata e anacronistica, adottata acriticamente così come proposta dai vertici dell’Enac. Una proposta che si fonda su motivazioni poco chiare e trasparenti e che non reggono alla prova delle evidenze”. Per queste ragioni la mobilitazione prosegue contro questo “scellerato progetto fino a quando non vedremo una disponibilità al confronto e una radicale modifica all’ìimpostazione della proposta, che veda come primo atto di buona volontà il ritiro dell'emendamento per la trasformazione in Epe presentato recentemente da alcuni senatori in Commissione Trasporti ”, concludono.