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Sardegna, l'isola che non c'è

Daniela Pistis e Ivana Marrone
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La crisi del Covid colpisce duramente il turismo: 40 mila assunzioni in meno, metà degli stagionali non è stata richiamata. Il governo deve intervenire. Ecco le voci dei lavoratori

Quarantamila assunzioni in meno nell’estate dell’emergenza sanitaria, più della metà degli stagionali non è stata richiamata. La speranza che la stagione sia più lunga, la disperazione per i conti in rosso e la rabbia per chi approfitta della crisi sfruttando i lavoratori: c'è amarezza e preoccupazione nelle testimonianze di chi in Sardegna vive di turismo. A giugno, il calo delle presenze è stato dell'80%, qualche spiraglio si è intravisto a luglio, con una flessione del 50% rispetto all'anno scorso.

Agosto e settembre sono un'incognita: “Speriamo in una stagione che vada oltre i mesi estivi ma servirebbero un intervento mirato sui trasporti e una campagna di promozione da parte della Regione che, al contrario, ha gestito la partita in modo maldestro”. Un settore allo sbando, certo non solo in Sardegna, dove però hanno pesato gli annunci scomposti da parte della giunta: l'iniziale spot di sull'isola Covid-Free si è infranto per l’impossibilità di imporre i test Covid all'arrivo nei porti e aeroporti e la confusione sull’autocertificazione obbligatoria sulla quale poi non c'è controllo.

Migliaia di famiglie sono già in grave difficoltà e se non ci saranno interventi l'autunno sarà drammatico. Da qui l'appello della Filcams Cgil al governo nazionale, affinché proroghi gli ammortizzatori sociali almeno fino alla fine del’anno.