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Exit-Italy

Acciaieria di Terni, Thyssenkrupp vuole andare via

Foto: Fabrizio Ricci
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Il gruppo industriale tedesco annuncia il disimpegno dalla Ast: le ipotesi sono la cessione o la partnership. Venturi (Fiom): “Le prospettive industriali del gruppo sono in realtà sempre meno industriali e sempre più legate a ritorni finanziari di breve termine”. I sindacati territoriali annunciano “tutte le azioni possibili per salvaguardare il futuro industriale e occupazionale”

Cessione o partnership. E comunque sia, la ThyssenKrupp si disimpegna dalla Acciai speciali Terni (Ast), giudicandola non più strategica. Questo ha comunicato l’amministratore delegato Massimiliano Burelli ai sindacati, nell’incontro che si è tenuto nel tardo pomeriggio di lunedì 18 maggio. “Il Consiglio di supervisione della ThyssenKrupp – spiegano Fiom Cgil, Fim Cisl, Uilm Uil, Fismic, Ugl e Usb territoriali – ha praticamente sancito la fine della multinazionale così come l’abbiamo imparata a conoscere in questi ultimi vent’anni”.

Acciai Speciali Terni, insieme a Terninox e al commerciale di Essen, sarebbe stata collocata in una business area definita “distribution stainless” per tentare di trovare la soluzione migliore. Per Ast si profilerebbero, secondo l’azienda, due ipotesi: la cessione o la partnership. “Avviare un processo di questa portata – riprendono le segreterie ternane – in una fase storica economica e condizionata dalla pandemia Covid 19 può mettere in serio pericolo l’intero sito industriale, con tutte le sue produzioni e i suoi livelli occupazionali”.

Dura la presa di posizione della Fiom Cgil nazionale. “Non c’è più tempo da perdere”, commenta il segretario nazionale e responsabile siderurgia Gianni Venturi: “In questi anni abbiamo assistito a un balletto di ThyssenKrupp attorno alle prospettive strategiche di Acciai speciali Terni. Dopo la mancata fusione con Tata Steel e la vendita del settore degli ascensori, arriva una nuova doccia fredda. Ora l’impianto viene considerato non più strategico ai fini delle prospettive industriali del gruppo, che in realtà sono sempre meno industriali e sempre più legate a ritorni finanziari di breve termine”.

Per Venturi la Ast “finisce in una sorta di ‘bad company’ in attesa di essere ceduta o di trovare nuove alleanze societarie”. L’esponente sindacale chiede l’intervento del governo, non solo “per sostenere il futuro dei lavoratori, ma per aprire un tavolo di confronto del settore siderurgico, in cui la produzione degli acciai speciali rimanga un asset strategico decisivo”.

Tornando alla riunione di lunedì sera, i sindacati territoriali rilevano che tempo chiedono “un’attenzione più incisiva sulle vicissitudini del sito ternano, in quanto mai convinti fino in fondo delle strategie della multinazionale che avrebbero puntato al rilancio dopo la vendita del settore elevator”. Fiom, Fim, Uilm, Fismic, Ugl e Usb sottolineano di non avere mai dato credito “alle flebili speranze e alle rassicurazioni vane pervenute da più parti”, rimarcando come “oggi si smascherano le vere intenzioni della Thyssenkrupp”.

I sindacati ribadiscono “la strategicità del sito e delle sue produzioni a livello territoriale, regionale e nazionale, che l’emergenza sanitaria ha evidenziato ancora con più forza”, rimarcando l’urgenza, come sottoscritto in sede ministeriale nel settembre scorso, che il dossier Ast Terni venga ripreso da tutti i tavoli istituzionali ai vari livelli. “Nelle prossime ore – concludono Fiom Cgil, Fim Cisl, Uilm Uil, Fismic, Ugl e Usb –metteremo in campo tutte le azioni possibili per salvaguardare il futuro industriale e occupazionale”.