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L'intervista

Per i lavoratori pubblici serve un vero smart work

Emanuele Di Nicola
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Il segretario generale della Fp, Serena Sorrentino: "Finora è stato solo lavoro da casa, bisogna ripensare il modello. I lavoratori della sanità privata in prima linea contro il Covid, con il contratto scaduto da oltre 13 anni: va rinnovato subito"

Nell'Italia alle prese con il lockdown tanti lavoratori pubblici non hanno mai smesso di lavorare, in quanto servizi essenziali. Molti di loro si sono ritrovati, da un giorno all'altro, a operare da casa per l'emergenza sanitaria dovuta all'epidemia di Coronavirus. Da lunedì 4 maggio è iniziata la Fase 2: per gli addetti del pubblico impiego si aprono una serie di nuovi problemi, insieme a quelli ancora irrisolti, che vanno dalla messa in sicurezza degli uffici alla necessità di regolare davvero il lavoro "smart".

Il nodo più urgente da sciogliere riguarda i lavoratori della sanità privata e Rsa. Uomini e donne che sono stati in prima fila contro il Covid-19, esattamente come i colleghi del pubblico, eppure aspettano il rinnovo contrattuale da oltre tredici anni. Per questo i sindacati di categoria di Cgil, Cisl e Uil hanno proclamato lo stato di agitazione, con iniziative di mobilitazione territoriali nelle regioni di tutto il Paese. Si tratta di professionisti che hanno sostenuto uno sforzo straordinario, fin dall'arrivo del virus in Italia, affrontando l'aumento del rischio per la malattia sconosciuta e l'impegno in più richiesto nel lavoro quotidiano. Non è accettabile dunque che il loro contratto nazionale non sia ancora rinnovato.

Le sigle hanno scritto una lettera alle controparti chiedendo “una convocazione che possa porre fine alla situazione e consenta la rapida conclusione della trattativa”. L'agitazione porta con sé la sospensione di ogni forma di lavoro supplementare e straordinario per tutto il personale: se non arrivano risposte in tempi brevi i sindacati non escludono la proclamazione dello sciopero generale nazionale.

L'altra grande questione investe il cosiddetto “smart working”. Il segretario generale della Fp Cgil, Serena Sorrentino, nell'intervista che ha concesso a Collettiva spiega che è un termine improprio: in realtà si è trattato di “remote working”, ovvero un generico “lavoro da remoto”, perché questo tipo di impiego non è ancora stato regolato dalle pubbliche amministrazioni attraverso la contrattazione con il sindacato. Per fare solo un esempio, le persone hanno operato da casa con strumenti propri, non forniti dal datore di lavoro. Proprio per questo bisogna prima di tutto definire che tipo di lavoro "smart" si vuole adottare, tra le varie forme disponibili (smart work, lavoro agile, eccetera). Negoziare il nuovo modello è la sfida che la Funzione pubblica è pronta a raccogliere, contando sulla collaborazione e il buonsenso delle controparti datoriali.

Nell'Italia della Fase 2, poi, c'è un'altra categoria pubblica che rivendica i propri diritti: i vigili del fuoco. Il sindacato chiede l'apertura immediata di un tavolo di trattativa, sulle risorse per il rinnovo del contratto nazionale 2019-2021 di tutto il comparto sicurezza e difesa, e sulla redistribuzione dei fondi già previsti in legge di bilancio da destinare ai vigli del fuoco. È un altro tassello importante nel mondo del lavoro che combatte l'epidemia. “L'attuale momento sta dimostrando in maniera inconfutabile l'importante ruolo svolto dal personale della pubblica amministrazione nei confronti del sistema Paese, a partire proprio dai servizi resi dal personale del soccorso in generale tra cui rientrano le donne e uomini del corpo nazionale dei vigili del fuoco”, sostiene il sindacato, anche per questo l'avvio del tavolo negoziale non è più rimandabile.