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Continua l'ondata di scioperi per la sicurezza

Continua l'ondata di scioperi per la sicurezza
Foto: (foto di Martinelle, da Pixabay)
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In tutta Italia braccia incrociate degli operai, che esigono stabilimenti sicuri in tempi di Coronavirus. Le proteste iniziate dopo la dura presa di posizione dei sindacati che hanno chiesto la momentanea fermata di tutte le imprese metalmeccaniche

In tutta Italia continuano gli scioperi degli operai che chiedono sicurezza in tempi di Coronavirus. Le proteste sono iniziate ieri, 12 marzo, dopo la dura presa di posizione della Fiom che riguardo all’ultimo decreto del governo ha giudicato “inaccettabile la mancanza di misure e iniziative volte alla protezione dei lavoratori che stanno garantendo la tenuta economica del Paese in una condizione di grave emergenza”. Fim, Fiom, Uilm hanno chiesto la momentanea fermata di tutte le imprese metalmeccaniche, a prescindere dal contratto utilizzato, fino a domenica 22 marzo, al fine di sanificare, mettere in sicurezza e riorganizzare tutti i luoghi di lavoro.

A Genova, ieri, 12 marzo, c’è stato un incontro tra i rappresentanti dei lavoratori di ArcelorMittal e l’azienda. Rsu e Rls hanno fatto presente alla dirigenza che nello stabilimento genovese non esistono i “presupposti di sicurezza necessari per lavorare”. “Nel sito di Genova Cornigliano – affermano i sindacati –, pur riconoscendo gli sforzi fatti dall’azienda, ma vista l’impossibilità di adempiere alle prescrizioni del decreto ministeriale sulla salvaguardia della salute sull'emergenza Covid-19, riteniamo non esistano i presupposti di sicurezza necessari per lavorare”. I sindacati hanno quindi dichiarato “l’emergenza sanitaria” e hanno chiesto “la sanificazione degli impianti del nostro sito”. In concomitanza le segreterie nazionali di Fim, Fiom e Uilm hanno chiesto ufficialmente la messa in sicurezza di tutte le fabbriche fino al 22 marzo per la tutela dei lavoratori. È stato quindi proclamato lo sciopero dalle 9.30 di oggi, venerdì 13 marzo, fino alle 7 di sabato 14 marzo. Tutti i reparti restano chiusi, zincature incluse.

A Pistoia, sciopero di una settimana, da oggi al 21 marzo, dei lavoratori dello stabilimento Hitachi rail. Lo hanno proclamato le segreterie provinciali pistoiesi di Fim Cisl, Fiom Cgil e Uglm. Lo sciopero, si legge in un volantino diffuso dai sindacati, è promosso alla scopo di “permettere la verifica che siano state prese tutte le misure possibili perché si possa lavorare all'interno dello stabilimento rispettando le prescrizioni di sicurezza stabilite dai decreti ministeriali. Sono esclusi dallo sciopero i lavoratori già collocati in smart working”.

“Non siamo sacrificabili” e “non accettiamo lezioni da chi non ha rispetto per le lavoratrici e i lavoratori”. Proseguono gli scioperi nelle aziende metalmeccaniche di Milano e provincia. In una situazione di emergenza come questa non si possono usare due pesi e due misure, si legge nel comunicato della Fiom Cgil: da una parte i cittadini, cui viene giustamente chiesto di “restare a casa” per diminuire le possibilità di contagio, dall’altra i lavoratori, in maggioranza operai (quelli che per le mansioni che svolgono non possono utilizzare lo smart working), obbligati a recarsi e restare in azienda, spesso in assenza delle condizioni di sicurezza previste dai decreti.

Quando la salute è a rischio fermarsi è un atto di grande responsabilità (ed è grave che il presidente regionale di Confindustria Marco Bonometti la pensi diversamente): se non lo capiscono le imprese e le istituzioni, lo fanno e lo faranno le lavoratrici e i lavoratori. Ieri hanno scioperato alla Scotsman Ice di Pogliano Milanese (che produce macchinari per la refrigerazione) e alla Bitron di Cormano (componenti per auto). Oggi scendono in sciopero i lavoratori della Electrolux di Solaro (700, in maggioranza donne, e con lavoro alla catena), quelli della Lobo di Cornaredo (fabbrica che produce bulloni) e della Tecnomagnete di Lainate. Lunedì incroceranno le braccia i lavoratori della Lear Corporation di Pozzo d’Adda (che producono sedili per auto di lusso). “Ci auguriamo – è il commento di Roberta Turi, segretaria generale della Fiom di Milano – che nell’incontro di oggi tra governo e sindacati si prendano decisioni che tutelino le lavoratrici e i lavoratori. Non permettiamo a nessuno – tanto meno a chi, come i dirigenti delle associazioni datoriali, sta asserragliato in ufficio e invia proclami in teleconferenza – di spiegarci che in questo momento la priorità è produrre lavatrici, bulloni o sedili per la Ferrari e la Lamborghini. Si facessero un giro in una fabbrica, Marco Bonometti e quelli che la pensano come lui. Per noi la priorità è sempre stata e resta la salute delle lavoratrici e dei lavoratori: faremo di tutto perché sia garantita, non solo in questo tempo d’emergenza ma anche quando questa drammatica fase finirà. Questa situazione, infatti, potrebbe essere un’occasione per ridiscutere del cosa e come produrre in un’ottica diversa da quella del profitto e rispettando le lavoratrici e i lavoratori”.

A Taranto, da questa mattina alle 7 in ArcelorMittal, ex Ilva, è in corso lo sciopero indetto da Fim Cisl e Usb per protestare contro la mancata predisposizione di misure adeguate da parte dell'azienda in materia di contrasto al Coronavirus. Lo sciopero è stato indetto ieri pomeriggio dai due sindacati al termine di un incontro con ArcelorMittal che Fim Cisl e Usb hanno giudicato infruttuoso. Lo sciopero delle due sigle è programmato sino alle 23 del 22 marzo. Non partecipano allo sciopero Fiom Cgil e Uilm che stamattina si sono autoconvocate in Prefettura a Taranto ritenendo anch'esse le misure varate da ArcelorMittal non adeguate. Anche Fiom Cgil e Uilm hanno indetto uno sciopero sino al 22 marzo ma l'avvio è programmato dal 16 marzo.

A Terni, secondo giorno di sciopero alle acciaierie Ast ThyssenKrupp (2.300 dipendenti diretti, altrettanti nelle ditte in appalto). Adesioni oltre il 90%, a testimonianza del fatto che i lavoratori a queste condizioni non ci stanno. 

Tra i comunicati che arrivano a pioggia da ogni territorio, c’è tanto spazio anche per la solidarietà e per ricordare a tutti che i sindacati continuano ad essere in prima linea, accanto ai lavoratori e a tutti i cittadini. A Bergamo Cgil, Cisl e Uil, impegnando tutte le categorie, hanno raccolto oltre 40.000 euro, la somma necessaria per acquistare apparecchiature tecnologico-sanitarie per la rete ospedaliera provinciale, a partire dall’ospedale Papa Giovanni XXIII che oggi è la struttura che accoglie il maggior numero di contagiati in gravi condizioni. “È uno sforzo fatto con slancio in un momento di emergenza, da chi ha sempre creduto e lavorato per sostenere il nostro sistema sanitario, eccellenza italiana formata da persone eccellenti e poco riconosciute per il loro lavoro”, dichiarano Gianni Peracchi, Francesco Corna e Angelo Nozza, segretari generali delle confederazioni provinciali. “Purtroppo, il continuo crescere dei contagi, dei ricoveri in ospedale, dei ricoveri in terapia intensiva e, purtroppo, dei decessi mantiene la nostra provincia ai primi posti di questa tragica classifica, con un primato assoluto dell’emergenza sanitaria che non ha uguali, ad oggi, nel resto delle regioni italiane. Le condizioni degli ospedali di Bergamo e provincia, come ci raccontano quotidianamente gli operatori, è veramente vicina al collasso, come anche gli stessi operatori, costretti a turni massacranti, con prestazioni orarie e carichi di lavoro già insostenibili. Cogliamo l’occasione, l’ennesima, per ringraziare tutte le lavoratrici e i lavoratori che in questo momento sono in ‘prima linea’ nei servizi sanitari, sociosanitari, di emergenza, della sicurezza e protezione civile”.

Perdura anche oggi la situazione di forte tensione in Emilia Romagna con casi finora isolati di proteste, come alla Bonfiglioli di Bologna o alla Gardner Denver di Parma e alla Dieci di Montecchio, ma la protesta si allarga. In particolare a Bologna si è scioperato alla Ducati e appunto alla Bonfiglioli. In seguito alle proteste le attività sono state poi sospese alla Lamborghini, ma anche alla Ducati Motor, alla Toyota Material Handling Manifacturing di Bologna. Mhm di Bologna chiusa per sanificazione.

Nella provincia di Treviso scioperi alla Electrolux di Susegana. Scioperi anche alla Fincantieri di Porto Marghera e Mestre. A Marghera gli operai della Fincantieri sono usciti con la mascherina alla bocca e rientrati in sciopero anticipando di due ore la fine del turno. Dagli operai delle Rsu sindacali di Electrolux è stata invece inviata una lettera al ministro della Sanità Roberto Speranza, a Zaia e alle autorità sanitarie. I lavoratori in un'animata riunione hanno chiesto a gran voce la chiusura dello stabilimento per ragioni precauzionali dopo che un operaio della manutenzione è stato ricoverato a Conegliano ed è in cura per aver contratto il Coronavirus. “L’azienda ha affermato che, stante i limitatissimi contatti che l'operaio della ditta esterna avrebbe avuto – i suoi tre colleghi e un dipendente Electrolux, i quali non sono positivi ma in quarantena –, le azioni già assunte in stabilimento prima dell’evento e in vigore sono sufficienti – si legge nella lettera –”. Tale affermazione aziendale è stata smentita dagli stessi delegati Rsu nella medesima riunione, nella quale è emerso che alcuni presenti hanno avuto contatti diretti con l'interessato e i suoi colleghi (quelli in quarantena).

La Fiom Abruzzo e Molise ha proclamato lo stato di agitazione dei metalmeccanici di tutti settori e attività, “in modo da coprire tutti i lavoratori in situazione di mancanza di sicurezza dell’attività lavorativa”. “Qualora le condizioni di sicurezza non fossero previste o attuabili – continua il sindacato –, insieme ai nostri rappresentanti sindacali dichiareremo lo sciopero a tutela della salute dei lavoratori”.

Anche nel Lazio, l'attività produttiva in molti posti di lavoro è in contrasto con quanto previsto dalle disposizioni di legge. Lo denunciano i segretari regionali di Cgil, Cisl e Uil, Michele Azzola, Enrico Coppotelli e Alberto Civica, nella lettera che hanno scritto ai datori di lavoro (Cna Lazio, Confartigianato Lazio, Coldiretti Lazio, Confagricoltura Lazio, Confcooperative Lazio, Confapi Lazio, Federlazio, Unindustria Legacoop, Rete imprese). Il dpcm dell’11 marzo, al punto 7, precisa infatti che le aziende hanno la responsabilità di attivare tutti i protocolli anticontagio, fino ad arrivare a provvedimenti come la chiusura dei reparti considerati non indispensabili alla produzione. Per farlo, possono fare ricorso allo smart working, a strumenti previsti dalla contrattazione collettiva oltre all'accesso agli ammortizzatori sociali ordinari e straordinari. Ma in molte realtà le attività produttive stanno proseguendo senza rispettare le previsioni di legge, in modo diffuso quanto irresponsabile. “Questa situazione rischia di arrecare gravi danni alla salute pubblica e a quella dei lavoratori coinvolti – proseguono i sindacalisti –, responsabilità che i datori di lavoro inadempienti si dovranno assumere davanti agli organismi di vigilanza.  Per quanto ci riguarda, siamo convinti che o si rispettano le previsioni di legge o dichiareremo il blocco delle attività laddove le disposizioni non siano rispettate”. L’azione del sindacato non si limita alla denuncia. Le rappresentanze all’interno delle aziende stanno svolgendo un’azione di vigilanza, in stretto contatto con le segreterie di categoria e confederali, segnalando alle autorità competenti (e cioè al servizio di protezione e prevenzione delle Asl, all’Ispettorato del lavoro, agli organismi prefettizi e di vigilanza) le eventuali irregolarità.

Gli 850 operai di Irca, realtà delle resistenze elettriche del Gruppo Zoppas Industries in Veneto, giudicano le nuove misure restrittive del governo “insufficienti e divisive”, nel senso che scindono il mondo del lavoro fra chi può ripararsi in casa per tutto il giorno e chi, invece, deve destreggiarsi con mille cautele fra macchinari che non possono fermarsi. Oggi, perciò, stop per tutto il giorno anche qui, anche se è un'iniziativa che non smuoverà le intenzioni del presidente, Gianfranco Zoppas. “Prendo atto della protesta – dice –, ma umanamente non possiamo fare di più. Non fermeremo la produzione perché dobbiamo difendere con i denti le nostre quote di mercato e rispettare gli impegni verso una clientela internazionale. A meno che non ci venga ordinato con un nuovo decreto o perché le nostre misure di protezione siano riconosciute insufficienti”. Oggi altre otto ore di sciopero decise da Cgil, Cisl e Uil: “Diffidiamo le imprese dal proseguire l'attività produttiva se non sono garantite e rispettate le condizioni di salute e sicurezza di tutti i lavoratori. Se non si può, si sospendano le produzioni attraverso gli strumenti di legge, altrimenti le bloccheremo con gli scioperi”. Condizioni insoddisfacenti, intanto, sono quelle che le Rsu di Fincantieri hanno individuato nello stabilimento di Marghera, dove ieri c'è stata un'uscita anticipata con due ore di sciopero e altre otto sono previste per oggi. “Impossibile rispettare le regole – riconoscono gli operai –, non si può fare questo lavoro rimanendo a un metro di distanza dal collega”. Considerazioni simili hanno indotto, ad esempio, i titolari del Cantiere navale Vittoria, di Adria, a congelare le produzioni fino al 30 marzo.

Sempre in Veneto, numerosi scioperi nelle aziende metalmeccaniche della provincia di Padova. “Riteniamo necessario che si fermino tutte le attività produttive non essenziali per tutelare la salute dei lavoratori”, dice il segretario generale della Fiom Cgil di Padova, Loris Scarpa. 

II presidente di Confindustria Veneto, Enrico Carraro, dice inoltre che la prima condizione per mantenere aperte le fabbriche è il rispetto della salute dei lavoratori: “Abbiamo colto con favore l'intento del governo di mantenere aperte le imprese, fatta salva la tutela di chi ci lavora. È nostra responsabilità, come classe imprenditoriale, trovare le soluzioni che permettano ai dipendenti di lavorare in sicurezza”. Carraro – che parteciperà al tavolo di confronto convocato dall'assessore regionale Elena Donazzan – assicura “totale apertura da parte delle imprese nel valutare ogni soluzione per garantire la tutela nel contrasto alla diffusione del virus”. Se l'industria è in agitazione, non sono affatto tranquilli i sindacati dei bancari, che hanno inviato una lettera ai prefetti. “Non intendiamo sottrarci al ruolo di servizio pubblico essenziale – scrivono –, ma la salute deve essere obiettivo imprescindibile”. Si faccia in modo, perciò, che la gente non venga agli sportelli per questioni che possono aspettare, evitando attese nei locali o all'esterno. A far sintesi è una nota con la firma dei tre segretari generali di Cgil, Cisl e Uil del Veneto, Christian Ferrari, Gianfranco Refosco e Gerardo Colamarco: “Siamo pronti a segnalare alle autorità competenti tutte le inadempienze che mettono in pericolo la salute di chi lavora”.

Le lavoratrici e i lavoratori del settore dell’igiene ambientale vanno protetti e garantiti. Quello svolto è un servizio essenziale e di pubblica utilità, a cui non si può rinunciare. Proprio per questo le persone coinvolte nelle attività devono essere dotate dei dispositivi di protezione e va garantita la sanificazione degli ambienti e delle postazioni. Le richieste sono state avanzate dal sindacato della Funzione pubblica Cgil Perugia in una nota, nella quale si afferma che i servizi vanno assicurati a tutti i cittadini e che i datori di lavoro devono mettere in atto il massimo sforzo per rispettare le nuove regole di contrasto alla diffusione del Covid-19.

Anche l'autotrasporto italiano rischia un fermo tecnico profilando un blocco nella mobilità delle merci da e per tutte le destinazioni del Paese. Già oggi, circa il 25%, ovvero un camion su quattro, della flotta italiana di mezzi pesanti è ferma nel piazzali. A denunciare il graduale stop dei mezzi è Trasportounito. Ecco le complicazioni che non consentono il regolare svolgimento delle attività: “Molti conducenti si rifiutano di eseguire i servizi sia per timore dei contagi, sia per la scarsa disponibilità dei necessari servizi di base per i conducenti, come il divieto di accesso agli autotrasportatori a servizi igienici e centri di ristorazione; porti e centri di carico/scarico sono ormai inaccessibili, con i mezzi costretti a sostare per ore e quindi a subire condizioni economiche insostenibili; i transiti ai confini (Austria, Slovenia) si sono trasformati in incubi; in molti casi il mezzo è fermo con merce a bordo perché non gli è stato consentito lo scarico, a causa di scioperi improvvisi o per mancanza di dispositivi di protezione; le revisioni ai mezzi pesanti sono state annullate e rinviate, e quindi migliaia di mezzi sono fuori gioco”. Questi “sono solo i dati più clamorosamente evidenti; il risultato è un'impennata della tensione e dello stress all'interno del mondo dell'autotrasporto, con un numero crescente di operatori e aziende che si stanno preparando a sospendere a tempo indeterminato l'attività”. “Di qui il rischio – conclude Maurizio Longo, segretario generale di Trasportounito – di un fermo tecnico che bloccherebbe l'intera catena logistica e distributiva del Paese, non certo per colpa o responsabilità dell'autotrasporto”.

A Modena, questa mattina intorno alle 9.30 è nata una protesta alla Emiliana Serbatoi, azienda con sede nell'area produttiva di Campogalliano. Alcuni lavoratori aderenti a SI Cobas hanno manifestato, sia per questioni contrattuali che per motivi legati alle misure di sicurezza anticontagio. Analoghe proteste si sono avute poco prima al vicino magazzino della Transmec e in altre realtà modenesi dove il sindacato autonomo è presente. Una decina di manifestanti ha messo in atto un tentativo di blocco ai cancelli dell'azienda, constringendo le forze dell'ordine ad intervenire. La Questura ha inviato sul posto sia le Volanti che i reparti antisommossa, circa una ventina di agenti. Il bilancio è di 8 persone fermate.

A Forlì i lavoratori dell’Electrolux oggi si sono fermati per quattro ore, esasperati dall’incertezza rispetto alla tutela della loro salute. Lunedì prossimo Fiom e Uilm, unitamente alle Rsu di alcune grandi aziende del territorio quali Bonfiglioli, Marcegaglia, Electrolux, Fiorini, Pieffeci hanno proclamato 8 ore di sciopero. "Lo sciopero ha l’obiettivo di lanciare un segnale forte al Governo e alle imprese sulla necessità di rallentare e di interrompere l’attività produttiva, con la copertura di ammortizzatori sociali e strumenti contrattuali, per le prossime settimane o almeno fino a quando la situazione generale non sarà migliorata e le aziende non avranno effettuato interventi strutturali nei luoghi di lavoro tali da poter garantire la ripresa delle attività in totale sicurezza per i lavoratori", si legge in una nota.

(IN AGGIORNAMENTO)