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Coronavirus, arrivano i primi licenziamenti

Coronavirus, arrivano i primi licenziamenti
Foto: Simona Caleo
Emanuele Di Nicola
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A Milano un'azienda licenzia un addetto "per il quasi totale arresto dell'attività a causa dell'epidemia". La Cgil impugna il provvedimento. A Pisa l'allarme di un imprenditore del turismo: "Sono costretto a licenziare 21 dei miei 25 dipendenti"

Il coronavirus licenzia. Gli effetti dell'emergenza sanitaria in Italia non si limitano solo alla salute, ma iniziano a ricadere sulla pelle dei lavoratori. In particolare, fino ad oggi (mercoledì 4 marzo) sono due i casi di messa in esubero - effettuati o annunciati - che risultano collegati direttamente all'epidemia del virus. Il timore del sindacato è che altri ne arriveranno presto, o perfino siano già accaduti senza essere resi noti.

Il primo caso di licenziamento è avvenuto a Milano. Il lavoratore di una società che gestisce appartamenti di lusso, utilizzati come alberghi, ha ricevuto una lettera di licenziamento da parte della proprietà con esplicito riferimento all'epidemia di coronavirus in Lombardia. In particolare, leggendo il testo, si apprende che l'azienda ha scelto di privarsi del lavoratore per i risultati economici che "registrano una perdita che impone operazioni di ristrutturazione".

A questo, prosegue la missiva, "si è aggiunta in questi giorni, a causa dell’epidemia di coronavirus, la quasi totale cancellazione delle prenotazioni con conseguente quasi totale arresto delle attività, destinata a protrarsi per un tempo indefinito e comunque non breve". La prestazione lavorativa dunque "non può più essere utilizzata proficuamente dall'azienda", che licenzia l'addetto "per giustificato motivo oggettivo" e "con effetto immediato".

A denunciare la situazione è stata la Camera del Lavoro di Milano, che impugnerà il licenziamento. Per il segretario generale, Massimo Bonini, "c'è grande preoccupazione per le ricadute che arriveranno soprattutto nei settori già deboli, terziario e turismo in primis, che rimangono senza le necessarie coperture. Attenzione anche a chi potrebbe approfittare di questa situazione già drammatica".

Nell'area del milanese sono circa 300 mila i lavoratori che stanno soffrendo per l'emergenza sanitaria, rende noto lo stesso sindacato. Tra i molti rischi che corrono c'è il ridimensionamento del lavoro a chiamato, l'interruzione di contratti a tempo determinato e di somministrazione, il riallineamento del part-time. Il settore più a rischio è quello dei servizi, in cui sono occupati almeno i 50 mila addetti dell’indotto di spettacolo, sport e benessere, e i 150 mila dipendenti di alberghi, ristoranti, bar e filiera del divertimento.

L'altro allarme occupazione è arrivato da Pisa. "Devo licenziare 21 dei miei 25 dipendenti", ha detto in conferenza stampa l'imprenditore Antonio Veronese, anche consigliere di Patto civico, che da anni opera nel settore del turismo. "In città non ci sono più turisti e questo si ripercuote sulle attività commerciali - ha spiegato -. È dura per me licenziare così tante persone, sapendo che tra di loro ci sono persone che hanno mutui da pagare o famiglie da mantenere. Eppure è una realtà comune a molte aziende".

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