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Stato di agitazione per contrastare la riforma degli istituti tecnici che, in estrema sintesi, si può definire con una formula secca: meno scuola, più impresa. Lo ha proclamato la Flc Cgil. A stretto giro di posta, dal ministero del Lavoro è arrivata la convocazione, fissata il 9 aprile, per il tentativo di conciliazione previsto dalla legge 146/90 in materia di diritto di sciopero nei servizi pubblici essenziali.
Tutto per l’impresa
La riforma dell’istruzione tecnica va inserita nel disegno con il quale questo governo sta di fatto cambiando la scuola italiana: dopo la filiera tecnologico-professionale, il liceo del made in Italy e il liceo in quattro anni, tocca ora agli istituti tecnici. E stavolta non si tratta di una sperimentazione, ma di una riforma ordinamentale.
Il pezzo forte è sicuramente l’anticipo della Formazione e lavoro (ex alternanza, ex Pcto) al secondo anno, ma non c’è solo questo. Scompare il biennio unitario (che concedeva agli studenti più tempo per ponderare meglio le proprie scelte) e nel testo della riforma c’è scritto esplicitamente che è prevista una quota oraria di flessibilità che la scuola potrà utilizzare per aderire alle “esigenze formative delle imprese”. La curvatura ideologica è chiara: “Una subalternità culturale all'idea che per formarsi servono semplicemente le competenze acquisite sul luogo di lavoro e, dunque, la trasformazione della scuola in una sorta di apprendistato - commenta Graziamaria Pistorino, segretaria nazionale Flc Cgil –. Ciò rappresenta un'apertura verso la durata quadriennale della scuola secondaria: un altro obiettivo di questo governo, già in parte perseguito con la filiera e la sperimentazione nei licei”.
Le materie penalizzate
Tutto questo si traduce in una serie di interventi drastici sulle discipline che verranno insegnate. Nell’area generale (cioè quella seguita da tutti gli studenti, a prescindere dagli indirizzi scelti) ci sarà la riduzione complessiva di 132 ore rispetto al modello precedente, la sottrazione di 33 ore di lingua italiana e di ben 132 ore di scienze integrate. Nella parte flessibile del curricolo nell’arco del quinquennio si sottraggono ben 561 ore dalle discipline di base che caratterizzano l’indirizzo per destinarle alla quota di curricolo a disposizione della scuola.
A questa riduzione, inoltre, va aggiunta, anche la sottrazione di altre 66 ore di discipline dal curricolo del V anno che viene ridotto a 990 ore a fronte delle 1056 ore complessive del modello precedente. Complessivamente, dunque, la quota orario spettante alle singole discipline subisce nel quinquennio una riduzione pari a 627 ore.
Tra le discipline più penalizzate rientrano, nel settore economico geografia e le lingue straniere. Nel settore tecnologico perdono ore, tra le altre, le scienze sperimentali con una riduzione di 231 ore e tecnologia e tecniche di rappresentazione grafica che vengono in pratica dimezzate.
In entrambi i settori (economico e tecnologico) perdono ore le discipline tecniche, quelle più caratterizzanti e professionalizzanti, oltre alle scienze e a complementi di matematica, contraddicendo la finalità solo retorica che parla di diffusione delle discipline Stem.
Le ricadute sul personale
Come già raccontato su Collettiva nei nuovi istituti tecnici ci saranno 576 insegnanti in meno. Ma dietro questa cifra si nasconde altro: questo numero è infatti il saldo tra l’incremento degli insegnanti tecnico-pratici (+1.104) e il taglio di 1.680 docenti sulle discipline fondamentali. “Anche in questa scelta, che valorizza le ore destinate ad apprendistato e ad attività on the job - spiega Pistorino - è ben evidente la scelta ideologica del governo: gli istituti tecnici si avvicinano sempre più a un vero e proprio pre-avviamento al lavoro”. Il risultato sarà la creazione di sovrannumerari e la mancata stabilizzazione di tanti precari.
La Flc a Valditara: stop alla riforma
“Quella degli istituti tecnici - si legge in una nota della Flc Cgil – è una riforma di cui nessuno avverte il bisogno e che sconta l’assenza di un decreto ministeriale sulle classi di concorso e di linee guida per governare la fase di transizione”.
Per questo il sindacato chiede al ministro Valditara di fermarsi e “ribadiamo la necessità dello slittamento dell’avvio della riforma all’anno scolastico 2027/2028, anche al fine di avviare un serio ripensamento sulla proposta di riordino”.
























