PHOTO
Un pensionato scrive all’ospedale presso cui ha effettuato alcune visite per avere copia della propria cartella clinica: la struttura risponde chiedendo la documentazione necessaria e il versamento di una somma di 30 euro.
Sfogliando superficialmente i siti dei principali presìdi ospedalieri in Lombardia, proprio con l'obiettivo di capire se richiedere copia della propria cartella clinica sia soggetto a pagamento, la pratica sembra effettivamente confermata: tra i 20 e i 30 euro se si ritira allo sportello, fino a 50 se viene richiesta la spedizione. Peccato che la legge dica altro: la richiesta, e la relativa consegna, della propria cartella clinica dev'essere gratuita.
“Ci siamo attivati, a seguito di questa e molte altre segnalazioni”, commenta Federica Trapletti, della segreteria di Spi Cgil Lombardia, “informando della vicenda la Regione Lombardia e il Difensore regionale. Parallelamente abbiamo informato Federconsumatori, che prenderà in carico le richieste che arriveranno dai cittadini. Sappiamo che non si sta parlando di cifre consistenti, ma riteniamo inaccettabile che ormai le persone si siano rassegnate all’idea che la nostra sanità, anche quella pubblica, sia a pagamento”.
“Grazie allo Spi Cgil siamo venuti a conoscenza dell'ennesima disfunzione del sistema sanitario”, aggiunge il presidente di Federconsumatori Lombardia Mario Santini: “Presso i nostro sportelli sarà possibile attivare i reclami e ricevere, se risulterà necessario, il supporto dei nostri legali”.
Il pensionato, che nel frattempo si è rivolto proprio allo Spi, ha segnalato l'episodio al Difensore regionale, che in una lettera formale ha confermato: “Da un’approfondita disamina della normativa vigente e in considerazione di quanto espresso dalla Corte di giustizia europea in merito all’oggetto, si evince che il paziente che ne faccia richiesta ha diritto a ottenere una prima copia della cartella clinica gratuitamente”.
Da parte sua, quindi, “la direzione generale Welfare fornirà agli enti del servizio sanitario regionale indicazioni in tema di accesso alla documentazione sanitaria, richiamandoli al rispetto della normativa”.























