PHOTO
Sono trascorsi due anni esatti dall’omicidio nell’Agro-Pontino di Satnam Singh, il bracciante indiano abbandonato dal datore di lavoro davanti la sua casa, con il braccio che era stato tranciato da un macchinario, messo in una cassetta della frutta.
Due anni dalla morte assurda di un giovane che avrebbe potuto salvarsi se fosse stato portato in ospedale. Da una vicenda di un’atrocità indicibile che ha accesso i riflettori, di nuovo, sulle condizioni di sfruttamento e schiavitù in cui spesso, troppo spesso, si ritrovano i lavoratori nelle campagne. Migranti, invisibili, spesso senza permesso di soggiorno, senza casa, senza diritti, senza dignità.
Non fu un incidente
"I più lo chiamarono incidente, la Flai ha sempre parlato di omicidio – dichiara Giovanni Mininni, segretario generale Flai Cgil -. Un essere umano, un lavoratore, trattato alla stregua di un vecchio attrezzo agricolo rotto, da buttare via. Dopo essersi visto amputare un braccio sul lavoro, nessuno ha pensato di portarlo in ospedale. È stato scaricato davanti a casa sua, con l’arto tranciato infilato in una cassetta di plastica, abbandonato vicino all’immondizia come uno scarto”.
Satnam-Schiavon-Amendolara
Pensavamo che in Italia si fosse toccato il fondo, che peggio di così un essere umano non poteva essere trattato. E invece no. Il primo giugno scorso c’è stata la strage di Amendolara, nel Cosentino, quattro giovani operai agricoli bruciati vivi nel rogo di un minivan dai loro caporali, perché avevano osato chiedere la paga. Un paio di giorni prima, a Schiavon, nel Vicentino, un lavoratore che aveva riportato gravi fratture cadendo da un’altezza di circa tre metri, è stato lasciato in strada dal suo datore anziché essere trasportato al pronto soccorso.
Un sistema che si ripete
“Non trovo le parole per descrivere la strage di Amendolara – afferma Laura Hardeep Kaur, segretaria generale Flai Cgil Frosinone e Latina – ma quello che è successo lì e quello che è accaduto a Satnam, non sono casi isolati. Non abbiamo a che fare con mele marce, siamo di fronte a un sistema basato sul massimo sfruttamento, sulla riduzione in schiavitù del lavoratore e della persona”.
Nell’Agro Pontino ci sono 6.500 aziende agricole censite dall’Inps. Il numero di ispezioni nel settore è tuttora irrisorio rispetto alle necessità e comunque non è proporzionato agli annunci fatti dopo l’uccisione di Satnam: la sua morte aveva prodotto una risposta immediata, l’istituzione di tavoli, controlli a tappeto, la presidente Meloni aveva gridato allo scandalo. L’organico di ispettori dell’Inl in servizio è inferiore alle esigenze reali e ai livelli che erano stati programmati.
Il coraggio di denunciare
“Dopo l’ondata di controlli spot nel territorio nei due mesi successivi, sulla spinta dell’emozione e dell’indignazione, c’è stato naturalmente un calo – prosegue la sindacalista -. Oggi l’attività è comunque intensificata, in estate si fanno più interventi, ma non si tratta di attività strutturali che prevedono la presa in carico dei lavoratori, anzi. Se i carabinieri trovano in un’azienda dei braccianti sfruttati, migranti senza documenti, li portano al comando, prendono le impronte e nella quasi totalità dei casi danno un decreto di espulsione. Questo meccanismo ha generato il coraggio da parte delle persone di denunciare. Noi diciamo: non scappate, rivolgetevi alla Flai perché se la condizione in cui vi trovate è di sfruttamento, potreste avere diritto al permesso di soggiorno per motivi di giustizia”.
Dall’espulsione al permesso di soggiorno
È lo stesso permesso, riconosciuto alle vittime di sfruttamento, tratta e caporalato, che hanno ottenuto i colleghi di Satman: hanno denunciato e testimoniato in tribunale nei processi a carico dei Lovato, i datori di lavoro. Il sindacato dell’agroindustria della Cgil impugna l’espulsione con i legali, fa opposizione, si prende in carico.
“Abbiamo risolto quasi un centinaio di casi finora – aggiunge Kaur -. Se lavori in una serra a 40 gradi per 30 euro al giorno, difficilmente denuncerai le tue condizioni, dato che poi il giorno dopo devi tornare lì, sotto il caporale. L’ultima? Lunedì scorso, le forze dell’ordine sono entrate in un’azienda, hanno trovato 13 operai irregolari, che erano spaventati e per questo hanno raccontato che stavano bene, non avevano problemi, lavoravano 6 ore al giorno. Il giorno dopo il decreto di espulsione sono venuti da noi a denunciare”.
Processi in corso
In questi due anni sono andati avanti i due processi per la morte di Satnam. “La Flai si è costituita parte civile in entrambi, quello per omicidio e l’altro per il reato di intermediazione illecita, come previsto dalla legge 199, e ha fornito il patrocinio legale ai lavoratori coinvolti vittime di sfruttamento – prosegue Mininni -. Il 23 giugno prossimo per il primo procedimento è prevista l'udienza per la requisitoria del pubblico ministero e delle parti civili e aspettiamo la conclusione della prima fase di giudizio entro luglio. Sono passati due anni in cui registriamo che purtroppo poco è cambiato. Satnam e tutti gli altri operai agricoli morti ci ricordano a tutti che le condizioni di lavoro non dignitose costano vite umane, e che questo non è accettabile."
Dai flussi all’illegalità
“Che cosa dci aspettiamo? Che venga fatta giustizia per un fatto orribile che da subito è stato considerato un omicidio sul lavoro – afferma Giuseppe Massafra, segretario generale Cgil Latina e Frosinone -, con la responsabilità diretta dell’imputato, e cioè del titolare dell’azienda, Lovato, dove Satnam lavorava. Lo ha dichiarato la stessa procura di Latina: in questo territorio lo sfruttamento rappresenta la normalità. Ma noi vogliamo ricostruire una cultura dell’impresa e della legalità che purtroppo non viene garantita. In questi due anni la situazione non è migliorata. Il lancio delle brigate del lavoro della Flai coincide con l’anniversario della morte di Satnam e pone un tema molto importante, e cioè come il sistema dei flussi alimenta le pratiche di illegalità. Di cento migranti che arrivano nel nostro territorio, solo 17 vengono realmente assunti, gli altri si disperdono, vengono sfruttati, diventano invisibili. Una situazione che purtroppo peggiora di anno in anno”.























