L'8 agosto 1956 un incendio nel pozzo di Marcinelle uccise 262 minatori. Di questi, 136 erano italiani. Il Bois du Cazier da allora ha smesso di essere una miniera ed è diventato un museo, con i suoi macchinari e i suoi edifici rimasti dov'erano. Per il settantesimo anniversario dell'incendio, oggi e domani, 7 e 8 agosto, Inca e Cgil sono a Marcinelle per due giornate di iniziative.

Nel corso della prima giornata, Inca inaugura ufficialmente il monumento 'Où la lampe passe, le mineur doit passer', donato nel 2006 dal patronato stesso e tornato sul sito dopo una fase di restauro, e presenta il volume 'Marcinelle 1956-2026. Settant'anni tra memoria, diritti e tutela'. All’evento intervengono Colette Ista, direttrice Museo Bois du Cazier, Pier Luigi Gentile, Console Generale d'Italia a Charleroi, Carlo Briscolini e Vincent Pestieau, segretari regionali del sindacato belga Fgtb, Vincenzo Sgalla, presidente di Inca Belgio, e Michele Pagliaro, presidente di Inca Cgil. Le conclusioni sono affidate a Maurizio Landini, segretario generale della Cgil. La delegazione dell’Inca e della Cgil partecipa l’8 agosto alla giornata di commemorazione della tragedia, alla presenza delle istituzioni italiane e belghe.

“Siamo qui a ricordare che 70 anni fa morirono centinaia di persone uccise da un modello di fare impresa che era fondato sullo sfruttamento del lavoro e sulla centralità assoluta del profitto a prescindere - ha commentato da Marcinelle il segretario generale della Cgil Maurizio Landini -. E proprio perché questo non deve più avvenire, è necessario cambiare questo modello di fare impresa. Al centro deve tornare il lavoro, la persona, non il profitto e il mercato fine a se stesso”.

“In questo oltre mezzo secolo - ha continuato Landini -, si sono fatti dei progressi, soprattutto grazie alle lotte delle lavoratrici e dei lavoratori. Se ci sono dei diritti nel lavoro è perché chi non li aveva si è battuto per ottenerli. Ma non è sufficiente. Perché nel nostro paese ci sono ancora più di 1000 morti sul lavoro all'anno, le malattie professionali stanno aumentando, gli infortuni aumentano e guarda caso riguardano lavoratori che lavorano in aziende in appalto e in subappalto. Siamo di fronte alla necessità di cambiare il modello di fare impresa che oggi è un modello che molto spesso uccide perché è fondato sullo sfruttamento”.

“Le leggi esistono e bisogna applicarle -afferma il leader Cgil -. Oggi siamo ha in presenza del tentativo di mettere in discussione e di cambiare queste leggi, compreso il tentativo di togliere la responsabilità alle imprese. Noi invece chiediamo che si introducano anche vincoli contrattuali che mettano nelle condizioni i lavoratori di eleggere i loro rappresentanti alla sicurezza, e che si attivino dei confronti veri per cambiare i modelli organizzativi di funzionamento dell'impresa”.

“Noi siamo un popolo che è vissuto sulla migrazione - ha concluso Landini -. quindi trovo assurdo non rendersi conto che questo è un tema che oggi va affrontato in modo totalmente diverso. Non costruendo muri, ma costruendo integrazione e rapporti che rimettano al centro la persona. Anziché chiudere le frontiere, come viene raccontato, un governo come il nostro dovrebbe pensare come chiudere gli aeroporti. Perché stiamo perdendo il futuro. I giovani del nostro paese se ne vanno”.