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L’allontanamento di Sigfrido Ranucci dalla conduzione di Report segna, per la Slc Cgil, “un ulteriore salto di qualità nell’insofferenza di certo potere politico all’indipendenza e alla libertà del giornalismo”. A intervenire sul caso che sta scuotendo la Rai è la segreteria nazionale del sindacato dei lavoratori della comunicazione della Cgil.
In una nota diffusa, la Slc sottolinea come la decisione sia arrivata “nel pieno di una indagine ancora in corso e nella quale il giornalista è vittima di un atto inquietante”. Una vicenda che, secondo il sindacato, rende ancora più urgente “il pieno recepimento dei contenuti e delle prescrizioni dell’European Media Freedom Act”.
Il punto sollevato dalla Slc riguarda soprattutto il rapporto tra vertici del servizio pubblico e politica. “Anche in questa vicenda ci sembra evidente come il decisore aziendale non sia riuscito in alcun modo a svincolarsi dal decisore politico, governativo per la precisione”, sostiene la segreteria nazionale.
I numeri di Report
Il sindacato richiama anche i risultati della trasmissione. Nella stagione 2025-2026 Report ha ottenuto una media vicina al 9 per cento di share in prima serata nell’arco di 24 puntate. Numeri che la Slc definisce “molto interessanti e profittevoli per la Rai”, tanto più per una trasmissione di approfondimento giornalistico. Per questo, sostiene il sindacato, il programma dovrebbe essere “valorizzato, non demolito”. E proprio i risultati renderebbero difficile spiegare la scelta esclusivamente attraverso criteri aziendali.
La Slc ricorda quindi la situazione economica del servizio pubblico, con 585 milioni di euro di debito netto e un bilancio di Rai Spa in perdita per 21 milioni, contestando una gestione che, secondo il sindacato, non sarebbe riuscita a sottrarsi ai “diktat della maggioranza politica” neppure di fronte alla necessità di tutelare gli interessi dell’azienda e il denaro pubblico.
La redazione e il giornalismo d'inchiesta
C’è poi la posizione della squadra di Report. La Slc ricorda che gli inviati e gli autori delle inchieste hanno contestato modalità e merito della sostituzione, denunciando l’assenza di confronto e annunciando la possibilità di dimissioni in blocco qualora la decisione venisse confermata.
Per la segreteria nazionale del sindacato quanto sta accadendo pone quindi un problema che va oltre il destino professionale di Ranucci e investe direttamente la funzione del servizio pubblico. “La Rai è un bene comune che custodisce, o dovrebbe custodire, il pluralismo informativo e culturale e la loro piena accessibilità”, sottolinea la Slc Cgil.
Da qui la “profonda preoccupazione” espressa dal sindacato, che si schiera “al fianco e a difesa di Report e della sua redazione”, indicata come una delle espressioni più significative del giornalismo d’inchiesta italiano. Un giornalismo che, conclude la Slc, rappresenta uno degli elementi fondamentali di quel “bilanciamento dei poteri” su cui si fondano le democrazie moderne.


























