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La sperimentazione sull’invalidità civile, quella che era stata presentata come una grande riforma orientata alla semplificazione e alla modernizzazione, si sta rivelando un drammatico ostacolo burocratico. L’allarme è stato lanciato dallo Spi Cgil, che ha pubblicato un dettagliato dossier elaborato dal proprio Osservatorio Previdenza per fare luce sulle conseguenze delle nuove procedure.
Il crollo delle domande
Il dato di fondo che emerge è tanto chiaro quanto preoccupante: nelle sessanta province coinvolte nelle varie fasi della sperimentazione si sta verificando un crollo delle domande di invalidità civile. L’introduzione di meccanismi farraginosi e di nuovi adempimenti non sta snellendo l’iter, ma sta letteralmente scoraggiando migliaia di persone affette da disabilità, patologie croniche o gravi forme di non autosufficienza.
Quasi 90mila domande svanite nel nulla
Il dossier dello Spi supporta la denuncia con cifre dettagliate, che mostrano una contrazione progressiva e sempre più marcata con l’estendersi della sperimentazione sul territorio nazionale. Nella prima fase, avviata il 1° gennaio 2025 in nove province pilota, si è registrata una contrazione del 13% delle istanze rispetto al periodo precedente, con 19.871 domande in meno.
La situazione si è aggravata con la seconda tranche, iniziata il 30 settembre 2025 in undici province: in questo caso la flessione è salita al 17%, pari a 15.335 pratiche mai avviate.
Il picco negativo si è raggiunto con la terza fase della sperimentazione, estesa dal 1° marzo 2026 ad altre quaranta province, dove la flessione delle istanze ha toccato la cifra record del 30%, facendo registrare 54.440 domande mancanti.
Oltre 100.000 disabili rischiano di restare esclusi
Il bilancio complessivo nelle sessanta province monitorate descrive un quadro di estrema gravità: sono ben 89.646 le istanze di invalidità civile in meno rispetto ai periodi antecedenti l’avvio del nuovo sistema.
Se questi parametri dovessero essere confermati su scala nazionale quando il meccanismo entrerà a pieno regime nel 2027, oltre 100mila persone disabili rischiano di restare escluse dal sistema di tutela pubblica.
Cos’è l’invalidità e a chi spetta
Fondamentale, secondo lo Spi, richiamare la distinzione che l'ordinamento italiano traccia tra previdenza e assistenza. L'invalidità civile è una prestazione di natura squisitamente assistenziale, ricorda il sindacato, garantita a tutti i cittadini e finanziata direttamente attraverso la fiscalità generale. Il suo scopo è offrire una rete di protezione economica fondamentale a chi presenta una riduzione rilevante della capacità lavorativa o gravissime limitazioni funzionali, a prescindere dal versamento di contributi lavorativi.
Diversa è l'invalidità previdenziale, accessibile solo a chi ha accumulato una determinata storia contributiva nell’ambito delle gestioni pensionistiche obbligatorie. Imporre filtri complessi e barriere procedurali sul versante assistenziale significa colpire la fascia di popolazione più esposta, priva di altre forme di garanzia economica e priva degli strumenti per orientarsi nei meandri burocratici.
Spi Cgil: questa è esclusione, non lotta agli abusi
Non si tratta, secondo il sindacato dei pensionati, di una virtuosa e rigorosa azione di contrasto ai fenomeni di abuso o ai cosiddetti “falsi invalidi”. Quello a cui si sta assistendo è un vero e proprio sbarramento all'accesso al diritto, dove le difficoltà nell'inoltro delle domande finiscono per tagliare fuori i soggetti più deboli. Molti cittadini rinunciano ad avviare la procedura a causa della complessità dei nuovi iter digitali e del disorientamento provocato da normative in continua evoluzione.
Le richieste al Governo: subito modifiche normative
Di fronte a questa situazione, lo Spi Cgil chiede un immediato e drastico cambio di rotta da parte delle istituzioni e del Ministero competente. Il sindacato sollecita “interventi correttivi” sul piano normativo e operativo per ripristinare modalità d'accesso semplici, trasparenti e realmente alla portata di tutti.
È indispensabile garantire che i cittadini disabili e le loro famiglie non siano lasciati soli a fronteggiare una burocrazia che cancella le tutele invece di garantirle. La sperimentazione, conclude lo Spi, deve essere sospesa o radicalmente rivista prima che il suo recepimento definitivo trasformi un diritto costituzionale in un privilegio accessibile a pochi: “I diritti non possono trasformarsi in un percorso ad ostacoli. È necessario cambiare rotta per evitare che migliaia di persone restino senza risposte e senza protezione”.






















