Linee ferroviarie efficienti per pendolari e merci, strade sicure e moderne, collegamenti rapidi tra aree interne, porti e aree industriali, mezzi pubblici sostenibili e accessibili per lavoratori, studenti, cittadini. Sono alcune delle infrastrutture che mancano in tutto il Sud e in altre zone del Paese che potrebbero essere costruite, implementate e ammodernate con i 13,5 miliardi stanziati dal governo per il Ponte sullo Stretto di Messina.

Per dire no a un’opera inutile, costosa e dannosa, sabato 29 novembre oltre 90 associazioni, comitati, partiti, movimenti, organizzazioni, tra cui la Cgil, che da anni si battono contro il progetto e per un modello di sviluppo reale, sostenibile e fondato sui bisogni dei territori, scendono in piazza a Messina per una manifestazione: concentramento alle 14 in piazza Castronovo, comizio finale in piazza Duomo.

Danni ingenti

“Il ponte sullo Stretto non risolverà nessuno dei problemi del Mezzogiorno – dichiara il segretario confederale della Cgil Gino Giove –, rischia piuttosto di peggiorarli distruggendo una ricchezza già esistente, ovvero l’economia che ruota attorno al porto di Gioia Tauro, l’hub più strategico del Mediterraneo. I danni sarebbero ingenti, e si sommerebbero al costo senza fondo di questa opera senza progetto esecutivo, utile solo ad alimentare la propaganda del ministro Salvini. Anche per questo il 29 novembre la Cgil sarà in piazza a Messina per la manifestazione nazionale No Ponte. Per difendere il lavoro vero, il territorio, il mare e il porto”.

Assenza di coperture finanziarie certe, rischi di squilibrio nella spesa pubblica, elementi progettuali non definiti o incoerenti, impatti economici, ambientali e sociali altamente problematici, incertezze sui tempi, sulla sicurezza e sulla governance, tra le tante criticità del progetto evidenziate da studi, analisi ed esperti.

Le bocciature

Senza contare le bocciature che il Ponte sta collezionando. A fine ottobre la Corte dei Conti ha detto no alla delibera Cipess che impegna lo Stato a spendere 13,5 miliardi di euro, in virtù della quale il governo aveva dato il via libera alla realizzazione: coperture economiche, affidabilità delle stime di traffico, conformità del progetto definitivo alle normative ambientali e antisismiche, tra i dubbi sollevati. Quindici giorni dopo, lo stop sempre dei giudici contabili al decreto che aggiorna la convenzione tra i ministeri dell’Economia e delle Infrastrutture e la società Stretto di Messina.

Risorse strappate al Paese

Strade sicure e moderne, ferrovie veloci e interconnesse, reti idriche efficienti, manutenzioni, scuole, ospedali, mobilità sostenibile, opere che uniscano e non dividano i territori – prosegue il segretario confederale della Cgil –: sono queste le infrastrutture che genererebbero occupazione reale, diffusa, qualificata e duratura. Non un’opera monumentale che rischia di restare incompiuta mentre divora risorse pubbliche e devasta il territorio”.

Già oggi i miliardi stimati non sono credibili: senza progetto esecutivo, analisi tecnica, piano di sostenibilità e con i primi costi già schizzati in alto, si supereranno i 20 miliardi di euro.
Una cifra sproporzionata, che sta prosciugando le risorse per tutte le altre infrastrutture necessarie a Sicilia e Calabria e non solo.

Quali? 240 milioni di euro per il programma Strade Sicure 2026-2027 per la messa in sicurezza di ponti, viadotti e tunnel, 115 milioni per le metropolitane di Roma, Milano, Napoli, 39 milioni 500 mila per il rinnovo di flotte bus, treni, navi verdi, 15 milioni per le piste ciclabili e la mobilità sostenibile, 100 milioni nel 2026 per il piano straordinario invasi per l’acqua, solo per citare alcune delle opere a cui verranno sottratti fondi nel 2026.

Il porto di Gioia Tauro

Non basta. Sotto la lente anche le attività del porto di Gioia Tauro. Secondo l’analisi del dipartimento politiche di reti, infrastrutture e trasporti della Cgil, nel tratto di mare tra Calabria e Sicilia transitano oggi da due a quattro navi al mese che trasportano auto dirette al porto di Gioia Tauro, e due navi a settimana portacontainer, tutte alte oltre 65 metri, che quindi non potranno attraversare lo Stretto passando sotto il Ponte. A queste vanno aggiunte le portacontainer e le car carrier dirette ai porti del Tirreno, e il traffico crocieristico verso Napoli, Civitavecchia, e Genova.

“Se venisse costruito il Ponte – sostiene lo studio –, ci sarebbe una perdita attualmente stimata di 20-30 mila container a settimana che non potrebbero più attraversare lo Stretto, con un conseguente impatto devastante e forse irreversibile sull’economia del porto e sull’intero sistema logistico calabrese, proprio mentre il mondo investe sulle rotte marine. Perché è evidente che quelle navi non circumnavigherebbero la Sicilia per arrivare a Gioia Tauro: i costi del carburante, il tempo aggiuntivo e le rotte commerciali consolidate le porterebbero altrove, per esempio a Malta”.

2.500 posti in meno (almeno)

“Non possiamo dimenticare che la costruzione del Ponte determinerebbe la progressiva scomparsa del servizio di traghettamento nello Stretto – aggiunge l’analisi Cgil –, con la conseguente perdita di circa 2.500 posti di lavoro oggi garantiti da quel sistema, tra marittimi, addetti alla logistica, personale portuale, amministrativo e servizi collegati. Una ferita occupazionale che colpirebbe duramente famiglie, comunità locali e interi territori. In tutto questo, il silenzio del governatore della Calabria è assordante: il porto di Gioia Tauro, che oggi garantisce una quota fondamentale del Pil regionale, rischia di essere sacrificato sull’altare della propaganda”.

A spese dei cittadini

“Più di 3 miliardi del Fondo per lo sviluppo e la coesione sono stati dirottati su un progetto che non sarà in ogni caso avviato prima del 2027 – denuncia Alfio Mannino, segretario generale Cgil Sicilia –. Noi chiediamo che questi fondi siano investiti subito sulle vere priorità: strade, autostrade, trasporto ferroviario e altre infrastrutture. Il progetto Ponte non sta in piedi, è pura propaganda politica. Propaganda a spese dei siciliani”.