Il provvedimento del governo sulle accise è solo una misura elettorale. Così la Cgil nazionale in una nota, che smonta la misura: “Il decreto-legge sui carburanti, della durata di appena venti giorni, non è nemmeno in grado di riportare i prezzi ai livelli di due mesi fa, precedenti all’inizio della drammatica guerra in Iran”.

Il problema rischia di ripresentarsi più grave

La Confederazione spiega che “se prendiamo il diesel, si passa, rispetto a gennaio, da un aumento di 46 centesimi al litro a un aumento di 22 centesimi (il prezzo a gennaio era di 1,665 euro al litro; era salito a 2,125 dopo l’avvio del conflitto; dovrebbe scendere a 1,881 per effetto del provvedimento del governo)”.

Ovviamente, questa simulazione va verificata con i dati effettivi dei prossimi giorni: “Va considerato che tiene ferma la componente netta del prezzo che, se continuerà a salire, come è molto probabile che accada finché non ci sarà almeno un cessate il fuoco in Medio Oriente, si rifletterà sul prezzo finale sia del diesel sia della benzina. Senza considerare quanto sta avvenendo sul mercato del gas. Comunque sia, dopo le festività pasquali, a decreto scaduto, il problema rischia di ripresentarsi più grave di prima”.

Nessuna scelta strutturale

Entrando nel merito della scelta compiuta dal governo Meloni, prosegue la Cgil “si bruciano circa 500 milioni di euro di risorse pubbliche (tagliando ulteriormente i fondi ai ministeri), senza intaccare di un solo centesimo gli extra-profitti che stanno macinando le compagnie energetiche. Anzi, li si garantisce a spese del contribuente”.

“In definitiva, sottolinea il sindacato, “non si mette in campo alcuna scelta strutturale per porre rimedio al rialzo dei prezzi energetici, che si trasferirà molto rapidamente a tutti i settori produttivi, danneggiando famiglie e imprese. Il pericolo più immediato, nel caso di una nuova fiammata inflattiva, è che, ancora una volta, il conto sia pagato soprattutto da lavoratori e pensionati”.

Ridurre le bollette, puntare sulle rinnovabili, tutelare i redditi

“Per evitarlo, bisogna intervenire con urgenza riducendo in maniera strutturale le bollette attraverso: il disaccoppiamento; misure di sostegno finanziate tassando gli extra-profitti delle imprese energetiche; un tetto ai prezzi dell'energia. Ma, soprattutto, va assunta l’unica vera soluzione strutturale: alzare significativamente la produzione di energie rinnovabili. Così come - conclude la Cgil - vanno assolutamente tutelati i redditi fissi, rendendo il fisco più progressivo, a partire dalla neutralizzazione del drenaggio fiscale, e rafforzando il potere di acquisto di salari e pensioni”.