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14,60 euro in meno per i pieni che faremo nei prossimi venti giorni non è poco. Proprio no. Peccato che il taglio abbia una durata troppo breve e che sia stato deciso alla vigilia di un appuntamento elettorale molto importante, cioè se confermare o meno una riforma della giustizia che toglie autonomia e indipendenza al terzo potere dello Stato.
Meno 25 cent fino al 7 aprile
La decisione è arrivata al termine del consiglio dei ministri di ieri (18 marzo) con il decreto carburanti che prevede un taglio delle accise di 25 centesimi per benzina e diesel e di 12 centesimi per il gpl, per la durata di 20 giorni, appunto, fino al 7 aprile; un credito di imposta sul gasolio per gli autotrasportatori e del 20 per cento per i pescherecci nei mesi da marzo a maggio; un rafforzamento dei controlli anti-speculazione, affidati a Mister Prezzi (il garante per la sorveglianza dei prezzi del ministero delle Imprese), Guardia di finanza e Antitrust.
Pubblicato in Gazzetta ufficiale in tempi record, con data 18 marzo, il provvedimento scatta già oggi. Una misura temporanea anti-rincari, legata alla guerra di Usa e Israele all’Iran, con l’obbligo per le società petrolifere di inviare ogni giorno al ministero delle Imprese i prezzi consigliati e una sanzione dell’1 per mille del fatturato giornaliero per chi non lo fa.
20 giorni non bastano
“Finalmente qualcosa si muove sul fronte dei carburanti – scrive Federconsumatori in una nota -: è stato deciso il taglio delle accise che abbiamo richiesto fin dal primo momento, per calmierare i prezzi alla pompa e per evitare ripercussioni sui prezzi dei beni di largo consumo all’indomani dello scoppio della guerra in Medio Oriente. Accogliamo con favore questo passo in avanti, ma ancora non basta: visti i maggiori incassi provenienti dall’extra gettito su Iva e accise, spinti anche dalla rapida e incredibile crescita dei prezzi dei carburanti, c’è margine per un intervento più incisivo, che duri ben più di 20 giorni, e arrivi durare almeno il doppio”.
Lotta alla speculazione
Restano però le incognite legate alla lotta contro la speculazione: i provvedimenti del governo appaiono armi spuntate contro i rincari globali. Il decreto legge prevede nuovi controlli: per tre mesi le compagnie petrolifere dovranno inviare giornalmente al Mimit i prezzi consigliati di vendita.
Mister Prezzi, Guardia di finanza e Antitrust sono mobilitate per uno speciale regime di controllo dei "fenomeni distorsivi lungo la filiera di approvvigionamento e distribuzione dei carburanti". Sono previste sanzioni, e nei casi estremi, denunce alla magistratura per verificare la sussistenza del reato di manovre speculative.
Controlli sì, ma non retroattivi
“Apprezziamo anche che sia stata accolta la nostra richiesta di maggiori poteri di verifica e contrasto ai fenomeni speculativi, in capo a Mr. Prezzi – proseguono da Federconsumatori -; siamo convinti però che questa attività non si debba limitare al settore dei carburanti, ma monitorare e sanzionare severamente anche possibili speculazioni sui prezzi di beni e servizi”.
I controlli, però, non sono retroattivi. Quindi la lotta alla speculazione è ancora meno incisiva: alcuni distributori proprio in vista del consiglio dei ministri di ieri e dell’annunciato taglio delle accise, avevano già alzato i costi di benzina e diesel.
“E stamattina i nostri osservatori regionali constatano che i prezzi non sono ancora variati per effetto del taglio delle accise” aggiunge l’associazione per la difesa dei consumatori.
Fiammata delle quotazioni
Anche la testata specializzata Staffetta Quotidiana segnala che “non sembra ancora essere stato recepito sui prezzi consigliati e sui prezzi praticati dei carburanti alla pompa”. E avverte: i “nuovi drammatici sviluppi della guerra del Golfo hanno fatto schizzare, ancora una volta, le quotazioni dei prodotti raffinati”.
Il riferimento è all’escalation dovuta agli attacchi di Usa e Israele alle infrastrutture chiave dell'industria del greggio e del gas naturale dell'Iran.
Caro trasporto merci
“Il decreto carburanti varato ieri presenta delle criticità anche sul fronte delle agevolazioni destinate alla logistica – fa notare Federconsumatori -, che si limitano al trasporto pesante, una parte davvero marginale del parco veicoli usata per la distribuzione dei beni di largo consumo. In una fase come questa è necessario agire urgentemente per rimodulare l’Iva su alcuni beni di largo consumo (operazione che genererebbe un risparmio di oltre 530 euro annui a famiglia) e mettere in atto una misura strutturale, lo scorporo delle accise dall’applicazione dell’Iva sui carburanti”.






















