È vero che non siamo alla viglia di un colpo di Stato, stiamo “semplicemente” assistendo a una lenta erosione della nostra democrazia costituzionale. C’è un clima politico che collega le diverse decisioni dell’attuale maggioranza e che mostrano una sostanziale ostilità verso la Costituzione repubblicana. In fondo, il proposito di farla finita con la nostra troppo lenta democrazia parlamentare per giungere a una auspicata “democrazia decidente” è stato esplicitamente enunciato.

Così si spiega il diffondersi degli attacchi ai diritti di libertà dei cittadini. Elenchiamone alcuni. Abbiamo assistito a ingiustificate e brutali aggressioni da parte delle forze dell’ordine a pacifici manifestanti, minorenni inclusi, che esprimevano una civile protesta e del tutto legittime opinioni, senza arrecare alcun pericolo per la sicurezza e incolumità pubblica; abbiamo visto ministri della Repubblica intervenire per contrastare la stampa – a volte intere testate giornalistiche - non per contestare fatti, ma per delegittimare il pluralismo, le opinioni o le inchieste svolte; abbiamo visto censure mosse nei confronti di intellettuali per ostacolare la diffusione delle loro libere opinioni; sono state promosse denunce da parte di esponenti del governo per critiche e giudizi (condivisibili o meno che fossero) mossi al loro operato; assistiamo alla sistematica occupazione di tutti gli spazi di informazione e comunicazione pubblica; abbiamo visto utilizzare l’arma della precettazione con una disinvoltura mai prima immaginata.

Anche le incapacità di affrontare questioni politiche di assai complessa natura mostrano una distanza abissale dalle logiche e dai valori della nostra Costituzione. Così, l’incapacità nel governare il fenomeno strutturale delle migrazioni sta facendo venir meno ogni politica di accoglienza e ogni garanzia dei diritti inviolabili che devono essere garantiti a tutte le persone, stranieri compresi.

La situazione dei centri di permanenza e rimpatrio è drammatica e disumana, ma la politica si preoccupa solo di nasconderla alla vista e di trasferire altrove (magari in Albania), rimanendo impotenti di fronte a un fenomeno, le migrazioni, che non si sa come risolvere se non aumentando inutilmente le pene e individuando nuovi improbabili reati.

Ciò che, invece, non abbiamo visto è la volontà di difendere e riaffermare la natura antifascista della nostra Costituzione di fronte a manifestazioni di esaltazione del passato regime; è stata anche chiaramente espressa insofferenza di fronte a richieste di presa di distanza dal fascismo.

Da ultimo, ma soprattutto: l’aggressione ai fondamenti della nostra democrazia costituzionale sta assumendo la veste formale di riforme legislative e costituzionali pericolose, muovendo un attacco al cuore della Costituzione attraverso stravolgimenti istituzionali dagli esiti che risulterebbero definitivi.

L’introduzione del cosiddetto premierato elettivo, stravolgendo gli equilibri costituzionali, produrrà un’inevitabile torsione autoritativa al sistema democratico; la disgregante autonomia differenziata acuirà le già rilevanti disparità nella garanzia dei diritti tra i territori; la progettata separazione delle carriere genererà una compromissione dell’indipendenza della magistratura, con il rischio di un potenziale assoggettamento del pubblico ministero al controllo della politica.

Si tratta di un disegno sistematico che unisce diversi tasselli in grado, combinati tra loro, di incrinare l’unità del Paese e le garanzie costituzionali. Un sentiero oscuro che ci sospinge verso un’altra democrazia. La chiamano “decidente”, altrove la chiamano illiberale, noi suggeriamo di chiamarla la “democrazia del capo”. Non è la nostra. Si tratta di posizioni e di progetti a fronte dei quali è necessario reagire. Il 25 maggio (la manifestazione della Via Maestra a Napoli, ndr)è un’occasione per ricordare che le Costituzioni devono essere rispettate. Come ha scritto Liliana Segre, “occorrerebbe impegnarsi per attuare la Costituzione esistente”, non stravolgerla. Questa è la nostra Via Maestra.

Gaetano Azzariti, costituzionalista

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