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Il diritto di sciopero è protetto e garantito dal diritto internazionale, in particolare dalla Convenzione 87 dell’Organizzazione internazionale del lavoro (Ilo), che dal 1948 tutela e norma la libertà di associazione, ed è stata sottoscritta da 158 Paesi. Lo ha stabilito il 21 maggio, con un parere di portata storica, la Corte internazionale di giustizia delle Nazioni Unite.
Il parere del Tribunale dell’Aja è consultivo e non vincolante, ma avrà un peso enorme nelle risoluzioni dei tribunali locali e sulle linee politiche dei singoli Stati, e mette il punto e a capo su un’accesa battaglia tra sindacati e associazioni datoriali in seno all’Ilo. Una battaglia sul diritto di sciopero che oggi vede vincere le ragioni del mondo del lavoro.
Gli effetti globali della decisione
Questa decisione, infatti, potrebbe produrre effetti su scala globale nella disciplina del lavoro, consolidando il diritto di sciopero in quei Paesi che non lo hanno ancora riconosciuto. Per fare un esempio: gli Stati Uniti non hanno sottoscritto la Convenzione 87. Il collegio di 14 giudici dell’Aja si è espresso con 10 voti a favore e quattro contrari.
Il commento dei sindacati internazionali
“Il parere della Corte riafferma decenni di giurisprudenza internazionale in materia di lavoro, consolidata nel tempo, e ripristina la certezza del diritto e la credibilità all'interno del sistema internazionale delle norme del lavoro”. Questo il commento della Confederazione internazionale dei sindacati (Ituc).
La Confederazione ricorda che “il diritto di sciopero è una componente essenziale della libertà di associazione e un mezzo fondamentale attraverso il quale i lavoratori difendono i propri interessi, si assicurano un lavoro dignitoso e contribuiscono alle società democratiche”. Per questo – prosegue – “il parere odierno è importante non solo per i lavoratori e i sindacati, ma anche per i governi e le imprese responsabili”.
Il sindacato internazionale auspica che adesso “il sistema di supervisione dell'Ilo riprenda pienamente la sua attività di guida dei governi nell'applicazione della Convenzione 87, anche per quanto riguarda il diritto di sciopero”.
“Questo è un momento importante per la certezza del diritto, per la giustizia sociale e per la credibilità del sistema internazionale delle norme sul lavoro”, commenta il segretario generale dell'Ituc Luc Triangle.
Lo scontro tra sindacati e datori di lavoro
Era stata la stessa Ilo, nel 2023, a chiedere il parere della Corte internazionale di giustizia. I sindacati, all’interno dell’Ilo, sostenevano che la Convenzione 87 andasse interpretata riconoscendo anche il diritto all’azione sindacale e allo sciopero. Una lettura contestata dalle organizzazioni dei datori di lavoro, che hanno voluto sottoporre la questione alla Corte.
Non era, ovviamente, una semplice disputa sull’interpretazione di un trattato internazionale, ma una lotta cruciale attorno a un diritto la cui difesa, o negazione, cambia il volto della democrazia e i rapporti di forza tra capitale e lavoro. Un duro confronto tra rappresentanze sindacali e associazioni datoriali nell’ambito dell’Onu, arrivato al suo punto culminante con le audizioni dell’ottobre 2025.
Le conseguenze evitate
Come ricorda l’agenzia Afp, Harold Koh (Ituc) in un’audizione davanti ai giudici dell’Aja aveva dichiarato che "questo caso va ben oltre le astrazioni giuridiche" e "avrà un impatto sui diritti reali di decine di milioni di lavoratori in tutto il mondo". Se infatti la Corte internazionale di giustizia avesse stabilito che il diritto di sciopero non è intrinseco alla Convenzione 87, aziende e governi avrebbero potuto iniziare a smantellare le norme sul lavoro in tutto il mondo. "Le associazioni nazionali dei datori di lavoro contesterebbero il diritto di sciopero Paese per Paese, concentrandosi dapprima sulle nazioni con tribunali compiacenti, società civili deboli e media inefficaci", aveva affermato ancora Koh.
I giudici non lo hanno permesso, anche se hanno tenuto a precisare che, in alcuni casi, il diritto di sciopero può essere limitato. La sentenza "non implica alcuna determinazione sul contenuto preciso, la portata o le condizioni per l'esercizio di tale diritto", ha affermato il presidente della Corte Suprema Yuji Iwasawa, leggendone il testo nell’aula di giustizia dell'Aja.
"Come vi dirà qualsiasi sindacalista, non c'è diritto di organizzarsi senza diritto di sciopero!", commenta Christy Hoffman, segretaria generale di Uni Global Union. "I due sono pilastri inscindibili di qualsiasi sistema di relazioni industriali funzionale ed equo. Congratulazioni ai numerosi sostenitori che hanno difeso questo punto in modo così brillante dinanzi alla Corte internazionale di giustizia".






















