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“Non sappiamo quale film abbia visto il presidente della Regione Basilicata, Vito Bardi, ma il quadro che emerge dal rapporto della Banca d’Italia sull’economia lucana non solo è preoccupante ma mette in evidenza uno stallo costante che non può essere attribuito esclusivamente alle congiunture internazionali ma alle scelte e non scelte politiche del governo regionale”. Lo afferma il segretario generale della Cgil Basilicata, Fernando Mega.
Il quadro
“Preoccupa che l’attività economica si sia ridotta dello 0,2% a prezzi costanti, a fronte di una crescita, seppur lieve, registrata nel Mezzogiorno e nella media nazionale (rispettivamente 0,7 e 0,5%). Preoccupa – continua Mega – l’andamento del settore industriale, che ha risentito dell’ulteriore contrazione della produzione di auto dello stabilimento di Melfi, con ripercussioni che coinvolgono anche le aziende della filiera. Preoccupa che nel terziario l’espansione sia stata molto contenuta beneficiando solo in parte del rafforzamento della domanda turistica e preoccupa anche il ristagno dell’attività agricola, con i prezzi di vendita e i costi dei principali fattori produttivi in aumento. La dinamica degli scambi con l’estero è rimasta fiacca. La crescita delle ore lavorate si è indebolita a causa del sempre più ampio ricorso agli strumenti di integrazione salariale, soprattutto nel comparto dell’auto”.
Mega, Cgil Basilicata: “I dati su spopolamento e invecchiamento sono devastanti”
L’ulteriore calo della popolazione ha poi inciso negativamente sulle forze di lavoro che hanno ristagnato. I dati su spopolamento e invecchiamento sono devastanti. Secondo i dati dell’Istat nel 2025 è proseguita la flessione della popolazione (-0,6% rispetto all’anno precedente; -0,4 nel Mezzogiorno e -0,1 in Italia). Il calo ha continuato a riguardare gli individui più giovani (meno di 15 anni) e quelli in età lavorativa (15-64), mentre è cresciuta la popolazione con oltre 65 anni. Tra i giovani (15-34 anni) la partecipazione si è attestata al 40,3% (49,6 nella media nazionale); l’incidenza di quelli non impiegati in attività lavorative o di studio (Neet) è stata pari al 19,0% (15,6 per l’Italia), 1,3 punti in meno rispetto al 2024 e quasi 10 rispetto al 2019. Il tasso di attività femminile, pur continuando ad aumentare (al 48,4%), è risultato più basso di circa 24 punti percentuali rispetto a quello degli uomini.
In tutto ciò la Basilicata continua a mostrare un divario negativo rispetto alla media del Paese sia in termini di reddito pro capite che di spesa familiare e in una prospettiva multidimensionale di benessere. Resta poi cruciale la questione dei bassi salari. Nel periodo 2014-24 il turismo in Basilicata ha registrato un’espansione che ne ha consolidato il ruolo nell’economia regionale ma a fronte di una crescita marcata del valore aggiunto e degli addetti, il comparto ha visto una riduzione della produttività e continua a caratterizzarsi per salari medi significativamente inferiori rispetto alla media del settore privato.
“È il momento che il governo regionale la smetta con le narrazioni da propaganda e affronti con serietà insieme alle organizzazioni sindacali i temi scottanti quali spopolamento e crisi industriale, che porteranno alla desertificazione sociale ed economica della nostra regione. Non c’è più tempo – conclude Mega –. La rotta va invertita adesso e con urgenza. Si porti la vertenza Basilicata al governo nazionale prima che la nostra regione sparisca del tutto”.
























