È visibilmente commosso Maurizio Landini. A stento trattiene le lacrime quando sale sul palco di Milano. Davanti a lui ci sono oltre duemila tra delegati e delegate arrivati da tutt’Italia. Alle sue spalle si è appena spenta l’immagine di Gino Strada. È al fondatore di Emergency che la Cgil ha voluto dedicare l’apertura dell’assemblea nazionale che dà il via al percorso verso la conferenza di organizzazione. “Ho avuto la fortuna di conoscerlo, di lottare insieme a lui”, spiega Landini, “Ci ha insegnato che bisogna dire sempre di no alla guerra, superarne il concetto stesso come sistema di relazione tra le persone. Come le notizie di questi giorni dimostrano, abbiamo la necessità di realizzare quegli obiettivi” e chiosa il suo personale ricordo con un “grazie Gino, ti abbiamo voluto bene”.

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La Cgil riparte dai delegati

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Il pensiero di Landini corre agli oltre 5 milioni di iscritti e iscritte, alle centinaia di migliaia di delegati che nell’ultimo anno e mezzo hanno affrontato le conseguenze della pandemia che ha avuto tra i suoi effetti anche quello di esacerbare tutti i limiti di un modello sociale ed economico fondato sul lavoro precario, sfruttato, sottopagato o nero, su oscure catene di appalti e subappalti, su contratti pirata e “Dio profitto”. Il segretario generale della Cgil ribadisce quello che da mesi ripete: “Non vogliamo tornare a prima della pandemia perché è inaccettabile che pur lavorando si sia poveri. E il messaggio che mandiamo a governo, parlamento e imprese, anche da questa piazza, è che il Paese non si può cambiare senza o contro chi lavora”.

Landini risponde ai giornalisti (PODCAST)

Introduce il confronto Landini, poi ascolta le testimonianze e le richieste del mondo del lavoro. Infine riprende la parola e tra i due interventi si tende il filo delle proposte che la Cgil porta avanti per cambiare il Paese.

Sono le donne e i giovani ad avere pagato il prezzo più alto della crisi di questi mesi ma adesso che si discute di ripartenza la Cgil rivendica il diritto di essere coinvolta: “Si parla di più di 300 miliardi di euro che il piano nazionale di ripresa e resilienza metterebbe sul piatto. – ammonisce Landini – La domanda che ci dobbiamo fare è una: quanti posti di lavoro si creano con questi investimenti e quali posti di lavoro si devono creare? Noi pensiamo che qui c’è un tema: l’obiettivo della piena occupazione e di un lavoro stabile che deve essere elemento centrale. Lo diciamo al governo perché ad oggi non abbiamo ancora avuto la possibilità di confrontarci direttamente sulle tante riforme e sulle scelte di fondo che devono essere realizzate”.

Posti di lavoro sicuri

Dall’Assemblea di Milano Maurizio Landini ribadisce: “Il Covid non è superato e vaccinarsi è sia un dovere morale sia una responsabilità sociale. Lo stiamo dicendo da mesi”. Risale ad aprile l’aggiornamento dei protocolli che prevedeva anche la possibilità di vaccinarsi nei luoghi di lavoro, all’epoca lo slogan del sindacato di Corso d’Italia era già “Vaccinare non licenziare”, così come fin dallo scorso anno la confederazione è impegnata nella campagna Right2cure No profit on pandemic che ha l’obiettivo di rendere i vaccini accessibili a tutti, in tutto il mondo, attraverso la sospensione dei brevetti. “È uno scandalo – commenta Landini - che ci siano persone che muoiono perché non hanno neppure la possibilità di avere la prima dose di vaccinazione”.

Sul tema dei vaccini Landini ammonisce il governo: “La più grande rivoluzione che si può fare in un Paese come il nostro è applicare i principi fondamentali della Costituzione, non solo il diritto al lavoro ma anche il diritto alla salute, all’istruzione, a un sistema sociale che metta la persona e i suoi diritti al centro. Per questo continuiamo a pensare che sia necessario applicare l’articolo 32 della Costituzione. Lo abbiamo già detto, con Cisl e Uil, – al governo, al presidente del Consiglio, ai ministri con i quali abbiamo discusso – l’atto più solidale e di maggiore intelligenza anche per affrontare le paure, le solitudini e le fragilità che tante persone purtroppo ancora vivono è quello di affidarci a una decisione che, come prevede la Costituzione, renda il vaccino un trattamento sanitario obbligatorio”.

Nota un’accelerazione nell’esecutivo ma ricorda anche le iniziali resistenze di Confindustria che mesi fa su questo tema diceva che “si può fare solo se tutti sono d’accordo, il che vuole dire – commenta – schierarsi con quelli che sono contrari all’obbligo vaccinale” ma un’organizzazione di rappresentanza deve ragionare in maniera autonoma dalle forze politiche e nell’interesse dei cittadini, dei lavoratori, del Paese. “Noi siamo coerenti con quello che abbiamo fatto già un anno e mezzo fa realizzando un protocollo per la sicurezza diventato poi legge. Non è stato un regalo ma il frutto di una scelta molto importante che abbiamo fatto. E con altrettanta coerenza oggi diciamo che non può passare l’idea che gradualmente perché c’è la vaccinazione quei protocolli possano essere superati. Quei protocolli invece vanno mantenuti finché il virus non sarà sconfitto”. E sul green pass “nulla in contrario – dice Landini – ma l’obbligo del green pass e l’obbligo vaccinale sono due cose ben diverse. E se attraverso il green pass si affronta il problema dell’ingresso al lavoro e quindi si mettono assieme il diritto al lavoro e quello alla salute il governo deve seguire la logica del provvedimento che sta discutendo. Non può essere che le persone per lavorare debbano pagare le protezioni individuali per loro previste e non è il momento di utilizzare strumenti discriminatori né elementi che possano alimentare divisioni”. Seguendo la stessa logica Landini chiede il ripristino della malattia per i giorni di quarantena.

Le richieste indirizzate all’esecutivo sono molteplici. Innanzitutto proprio sulla salute e sulla sicurezza nei luoghi di lavoro: “Non è accettabile – dichiara ancora Landini - che si continui a morire sul lavoro così come si moriva 30 o 40 anni fa. È il momento degli atti e delle decisioni concrete. Si facciano le assunzioni che servono negli Ispettorati del lavoro e nella medicina del lavoro. La formazione deve essere un diritto delle persone. Ci sono responsabilità anche culturali da affrontare. È il momento di introdurre patente a punti, procura diretta, elezioni dei rappresentanti alla sicurezza in tutti i luoghi di lavoro”.

Investimenti

Torna ripetutamente nelle parole del segretario generale della Cgil il nodo delle risorse del piano nazionale di ripresa e resilienza: “Siamo ancora in attesa di essere convocati dall’esecutivo per poter fare l’accordo che permetta alle parti sociali, sia a livello nazionale che sul territorio, di conoscere e discutere di come vengono realizzati i famosi 300 miliardi di investimenti del Pnrr”. Sugli investimenti per Landini è necessario che ci sia un indirizzo pubblico perché si tratta di dare una direzione al processo di cambiamento che si vuole produrre. “Un cambiamento che non può essere lasciato al mercato, al Dio profitto e all’impresa”.

Le riforme: pensioni, fisco, pubblica amministrazione e ammortizzatori sociali

Tra i temi che la Cgil chiede di discutere al governo ci sono anche le pensioni: “Il governo deve aprire una trattativa e un confronto. – rilancia Landini - Noi pensiamo che dall’età di 62 anni le persone possano scegliere se andare in pensione, che 41 anni di contributi diano diritto a poter andare in pensione. Poniamo il tema che i lavori gravosi e più pesanti debbano avere un riconoscimento, così come rivendichiamo che venga riconosciuto il lavoro delle donne e la necessità di introdurre una pensione di garanzia per i giovani costretti a fare lavori saltuari e precari. Pensiamo anche che sia venuto il momento di una riforma fiscale vera che allarghi la base imponibile, riduca seriamente l’irpef su lavoro dipendente e pensionati, combatta l’evasione fiscale in modo serio come mai è stato fatto nel nostro Paese”. Una battuta pungente anche sul reddito di cittadinanza proprio davanti ai numeri esorbitanti dell’evasione: “Ma che male gli avranno fatto i poveri a questi politici che vogliono togliere il reddito di cittadinanza ma dell’evasione non si preoccupano?”

Una lunga serie di richieste quella del numero uno di Corso d’Italia che comprende la riforma della pubblica amministrazione e dei servizi pubblici. “È sotto gli occhi di tutti cosa abbia significato tagliare. Basti pensare alla sanità ma non solo. Una delle ragioni per cui rischiamo di non essere in grado di utilizzare i fondi europei che vengono ora messi a disposizione è proprio perché in questi anni ci sono stati un ridimensionamento e uno svuotamento dei servizi pubblici”.

Altro capitolo non più rinviabile quello della riforma degli ammortizzatori sociali e di una politica attiva del lavoro, capitolo complicato dalla fine del blocco dei licenziamenti previsto per il 31 ottobre e dalle decisioni di alcune multinazionali di licenziare con “modalità da far-west”: “Tutte le persone che lavorano, a prescindere dal lavoro che fanno, devono avere gli stessi diritti e le stesse tutele. La competizione che c’è adesso tra i lavoratori non è accettabile” tuona Landini dal palco.

La legge sulla rappresentanza

In un’assemblea nazionale che preannuncia un rilancio del ruolo dei delegati all’interno dell’organizzazione sindacale attraverso un allargamento degli spazi di democrazia e partecipazione, Maurizio Landini torna a chiedere una legge sulla rappresentanza, “battersi per questo obiettivo –– vuol dire affermare il diritto delle persone che lavorano a eleggere i propri delegati in tutti i luoghi di lavoro e che il contratto nazionale sia una tutela”.

Il richiamo al governo

Tante proposte, numerose richieste e una lettera che aspetta ancora una risposta. “Nei giorni scorsi con Cisl e Uil abbiamo scritto al presidente Draghi e non abbiamo ricevuto ancora risposte. Noi non abbiamo alcuna intenzione di essere dimenticati adesso che c’è la ripresa dopo aver fatto per un anno e mezzo quelli che si sono assunti la responsabilità e che attraverso il loro lavoro hanno tenuto in piedi il Paese”. “Non abbiamo altri strumenti: se ci ascoltano e ci danno tavoli di trattativa siamo pronti a fare ancora una volta la nostra parte, se questo non succede abbiamo bisogno di voi, di mobilitarci, di fare assemblee e se necessario scendere in piazza e lottare riprendendo la parola perché il cambiamento può avvenire solo rimettendo al centro le persone e il loro lavoro. Noi non rispondiamo a questa o quella forza politica o a questo o quel potentato ma alle persone che per vivere hanno bisogno di lavorare. Noi siamo una risorsa per il futuro di questo Paese”.

Un richiamo senza appello all’esecutivo ma anche un incitamento a chi ha scelto di dedicare il proprio impegno al sindacato, iscrivendosi o scegliendo di proporsi come delegato. Riprendendo la parola dopo gli interventi dei lavoratori e delle lavoratrici, Landini cita uno dei padri fondatori della confederazione, Giuseppe Di Vittorio, e pone così l’accento sull’importanza e la forza che ciascuno può dare all’organizzazione. In un Paese che ama il calcio, infine, Landini guarda proprio a quello che avviene sui campi da gioco: “Non sempre vince la squadra che sulla carta ha più chance ma quella che sa crederci e impegnarsi di più, quella che resta unita. Perché è insieme che si vince”. “Evviva la Cgil, evviva l’unità sindacale” – conclude. E sul palco risuona immancabile Bella Ciao, il canto della Resistenza.