Un lavoratore migrante pakistano ha contattato la Filctem Cgil Prato Pistoia chiedendo assistenza per problemi legati al proprio rapporto di lavoro. La segnalazione è arrivata domenica 24 maggio e riguarda una confezione a conduzione cinese del distretto pratese. Al centro del racconto dell’operaio ci sarebbero pressioni e intimidazioni ricevute da alcuni colleghi, suoi connazionali, con frasi esplicite: “non cercare aiuto, non dire nulla o sono guai per te”.

Il caso riporta sotto i riflettori il clima di difficoltà e omertà che, secondo il sindacato, continua a essere presente in alcune realtà produttive del territorio pratese. Una situazione che coinvolge lavoratori migranti spesso esposti a ricatti, paura e isolamento.

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La denuncia della Filctem Cgil

“Saremo al fianco di questo lavoratore e di tutti coloro che decidono di far valere i propri diritti, anche quando questo avviene all’interno della stessa comunità di appartenenza – dichiara Juri Meneghetti, segretario generale della Filctem Cgil Prato Pistoia – Situazioni di questo tipo sono particolarmente preoccupanti perché mostrano come l’illegalità cerchi di sfruttare anche i legami comunitari a danno delle vittime”.

Parole che puntano l’attenzione su un meccanismo di pressione interna che, secondo il sindacato, rischia di rafforzare il silenzio attorno a condizioni di lavoro irregolari e abusi. Il riferimento è a un sistema dove il timore di esporsi può diventare un ostacolo anche solo nel chiedere supporto o tutela.

L’appello alle istituzioni

La Filctem Cgil Prato Pistoia rinnova quindi l’appello alle istituzioni territoriali affinché venga data “concreta attuazione al Laboratorio Legalità Prato”, definito dal sindacato uno strumento strategico per affrontare in modo strutturale la situazione di abusi e illeciti nel distretto.