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Benzina, gasolio, luce, gas. Ogni giorno si registrano aumenti, ogni giorno si lanciano allarmi sui rincari generalizzati dei carburanti e dell’energia, che a cascata ricadono sui prezzi dei beni di consumo. E la corsa in Italia non sembra arrestarsi. Gli effetti immediati li vediamo al distributore, dove il conto che paghiano per la crisi in Medio Oriente è davvero salato.
Carburanti alle stelle
Secondo i dati aggiornati del ministero delle Imprese e del Made in Italy, basati sulle rilevazioni dell'osservatorio carburanti, sulla rete stradale il prezzo medio in modalità self service si attesta a 2.155 euro al litro per la benzina (contro i 2.154 euro di ieri), e 2.335 euro per il gasolio (2.334 euro ieri). Variazioni giornaliere minime, che però indicano un trend ancora orientato verso l’alto.
Va peggio sulle autostrade, dove tradizionalmente i carburanti costano di più: 2.245 euro al litro per la benzina, 2.414 euro per il gasolio. Numeri sempre in leggero aumento rispetto al giorno precedente. La situazione sarà ancora più pesante dal 26 settembre, quando l’accisa sul diesel aumenterà di altri 5 centesimi al litro (prima dell’Iva), secondo quanto previsto dal decreto legge 162/2026.
“Pur di non mettere mano agli extraprofitti delle aziende energetiche, e non solo di quelle, per finanziare un taglio congruo e realmente efficace delle accise sui carburanti – denuncia Federconsumatori in una nota -, il governo decide di distogliere l’attenzione dell’opinione pubblica, riducendo al contempo lo sgravio, con allarmanti ricadute dirette e indirette per i cittadini. Un pieno di gasolio, infatti, costerà agli automobilisti più 57,60 euro in termini diretti per i pieni, e più 64,80 euro all’anno a famiglia per via delle ricadute sul trasporto dei beni di largo consumo”.
Mille euro all’anno
Il salasso arriverà anche in bolletta. Secondo Nomisma Energia, se si fa un calcolo basato sui prezzi di questo settembre, una famiglia tipo con forniture in regime di tutela spenderà 136 euro in più in 12 mesi di elettricità rispetto a un anno fa, con un aumento del 18 per cento, e 366 euro in più per il gas, con un incremento del 31 per cento. Se si sommano i rincari alla pompa, si arriva alla cifra di mille euro all’anno in più, con possibili variazioni dovute al tipo di contratto e all’evoluzione della crisi internazionale. Uno shock energetico per famiglie e imprese difficile da sostenere.
Il nodo del metano
L’Europa ha un’economia legata a doppio filo al metano, che dopo lo stop delle esportazioni dal Golfo è salito alla borsa di Amsterdam da 30 a 80 euro. L’Italia non fa eccezione, anzi da noi il prezzo è salito più che in altri Paesi del continente.
Se si ipotizza un consumo annuo medio per una famiglia di 2 mila metri cubi di gas all'anno, i prezzi della materia prima sono cresciuti in maniera esponenziale dal 2024 a oggi. A gennaio-marzo 2024 il gas costava in media 29 euro al MWh, che si traduceva in una spesa di materia prima di circa 620 euro all'anno. A gennaio–marzo 2025 il costo è salito a circa 42 euro a MWh, toccando gli 880 euro all'anno.
Oggi, agosto-settembre 2026, il prezzo è già schizzato a 63 euro a MWh in media, che si traduce in una spesa per la materia prima di 1.340 euro all'anno. Da tenere presente che questa rappresenta solo il 50 per cento della bolletta totale, poiché mancano gli oneri, le spese di trasporto, i vari costi fissi del contatore.
Dipendenza dal gas
Nonostante questo trend, l’Italia continua a tralasciare le rinnovabili e puntare sul gas, che copre oltre il 40 per cento del fabbisogno energetico, mentre la produzione nazionale riesce a sostenere solo una minima quota dei consumi. La nostra dipendenza dal gas si attesta infatti al 95 per cento: su una domanda italiana di 63,4 miliardi di metri cubi (il 2 per cento in più del 2024), le importazioni hanno raggiunto 61,6 miliardi di metri cubi (in aumento del 4 per cento), mentre la produzione nazionale è ferma a 3,4 miliardi.
Impatto da 24,6 miliardi di euro
Poi però ci sono gli aumenti su tutti gli altri beni e servizi, dallo scoppio del conflitto in Iran fino a oggi, analizzati dal Centro di formazione e ricerca sui consumi, in collaborazione con Assoutenti, sulla base dei dati ufficiali Istat. Dallo studio emerge che i rincari non riguardano solo carburanti ed energia e che l’impatto sulle famiglie a fine anno potrebbe essere di 24,6 miliardi di euro.
Il settore che ha subito gli aumenti più pesanti è quello dei prodotti informatici e tecnologici, per la chiusura dello stretto di Hormuz, che sta determinando un rallentamento del traffico marittimo. Tra i rincari più evidenti anche i trasporti, settore influenzato dal costo di carburanti, energia e alcuni generi alimentari.
Correre ai ripari
“È necessario e urgente correre ai ripari – dichiara Federconsumatori -: è ora che il governo torni a fare i conti con la realtà e disponga misure strutturali improntate a evitare un ulteriore impoverimento delle famiglie. Quali? Nuove regole, controlli stringenti e sanzioni severe sui fenomeni speculativi lungo le filiere sui prezzi dei carburanti e dei generi di largo consumo, innanzitutto. Inoltre, sconti di almeno 20 centesimi sulla benzina e di almeno 30 sul diesel, per un periodo adeguato di tempo, non per pochi giorni, come fatto finora. E poi, disaccoppiamento tra gas ed energia, insieme alla riduzione strutturale degli oneri di sistema sulle bollette e allo scorporo delle accise sui carburanti dal calcolo dell’Iva”.























