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Dagli spazi fisici a quelli digitali, il sindacato riflette sulla necessità di lasciare spazio alle nuove generazioni. Da questa consapevolezza, il 22 e il 23 gennaio allo Spin Time Lab di Roma, si è svolta l’assemblea del coordinamento giovani Cgil: “Ci siamo. Pensare un mondo e una Cgil possibili”, due giorni, 22 e 23 gennaio, per condividere idee e parlare di partecipazione e rappresentanza.
Durante il panel “Istruitevi, agitatevi, organizzatevi”, che si è tenuto il secondo giorno, i rappresentanti delle categorie nazionali di Cgil hanno raccontato le buone pratiche messe in campo, ma anche le difficoltà e le scommesse di ogni settore, per avvicinare gli under 35 al sindacato e dare vita a spazi di confronto indispensabili per garantire diritti e tutele ai lavoratori.
L’obiettivo di dare peso e valore alla voce dei giovani nei processi decisionali è stato il filo conduttore che ha scaldato ogni intervento, in quanto unica strategia efficace per rispondere a un mondo del lavoro in continua evoluzione: “Stiamo vivendo una fase complessa. Non solo il lavoro sta cambiando, ma anche come i giovani lo vivono”. ha ribadito Giulia Guida della segreteria nazionale di Slc Cgil.
“La resistenza parte dall'organizzazione. Ci possiamo istruire e agitare, ma senza organizzazione non diamo risposte. Servirebbe un grande investimento per garantire una risposta culturale, sociale e democratica al Paese”, ha spiegato la segretaria generale della Flc Gianna Fracassi per sottolineare come sia indispensabile reagire alle dinamiche autoritarie in atto.
Come è emerso dal confronto tra i rappresentati di categoria di Cgil, chi entra nel mondo del lavoro oggi si scontra con precarietà e sfruttamento. Così molti giovani sono già consapevoli e scendono in campo con nuove rivendicazioni. Tra le più importanti c’è la ricerca di un equilibrio sano tra vita e lavoro che passa da maggiore flessibilità, possibilità di smart working e diritto alla disconnessione.
“Se non sei negli spazi e non puoi portare il tuo pensiero, non esisti”, ha sottolineato, infatti, Lara Ghiglione, segretaria confederale della Cgil, grazie al cui impegno è stata possibile la realizzazione della due-giorni. Per la segretaria che nel dialogo conclusivo ha parlato anche di caro-affiti, diritto delle donne a lavorare in luoghi sicuri e di come immaginare un mondo del lavoro a misura delle persone che ne sono parte, anche la scelta di Spin Time come luogo dell’assemblea è stata importante: uno spazio “conquistato” dalla comunità, per la comunità.
“Non è vero che ai giovani non interessa la politica, ma bisogna lasciargli più spazio per esprimersi”, ha aggiunto Samuele Lodi, segretaio naionale della Fiom durante l’intervento in cui ha chiarito l’importanza del dialogo tra le generazioni: “È necessaria una cessione di sovranità. È diventata improcrastinabile”, ha ricordato Cecilia Casula della segreteria nazionale di Filt.
Per Tania Scacchetti, segretaria generale di Spi, che dell’intergenerazionalità ha fatto un tratto distintivo della categoria, “l’attività sindacale in questo momento necessita di unione e costruzione collettiva delle battaglie. A partire dai giovani, anche i pensionati e le pensionate possono contribuire a costruire qualcosa di nuovo”.
“La nostra strategia è intercettare i giovani prima che diventino lavoratrici e lavoratori”, ha spiegato il segretario generale di Fp, Federico Bozzanca, prima di presentare il programma che ha messo in piedi per formare chi desidera partecipare a un concorso pubblico. “Che cos’è per le nuove generazioni la militanza? Bisogna confrontarsi su questa domanda per avere maggiore consapevolezza”, ha poi aggiunto tra gli applausi.
Ma non basta. Il coinvolgimento delle nuove generazioni è anche collegato anche alla parità di genere e alla capacità di dialogare con i lavoratori con background migratorio.
Rider, braccianti agricoli, lavoratori edili o stagionali, le persone migranti, spesso giovani, sono una componente importante di diversi settori. “Scappati da fame e guerra, si ritrovano nelle stesse condizioni di povertà e sfruttamento”, ha ricordato Silvia Guaraldi della segreteria nazionale Flai, prima di parlare delle buone pratiche che il sindacato mette in campo per informare i lavoratori delle tutele a cui avrebbero diritto, come le Brigate del lavoro, gruppi di sindacalisti e volontari che camminano per ore lungo i terreni agricoli.
“Vogliamo il prezzo più basso, senza renderci conto che di mezzo c'è il guadagno di lavoratori”, ha ricordato Andrea Borghesi, segretario generale di Nidil per sottolineare che ad acquisire una nuova consapevolezza, se l’intento reale è quello di migliorare il mondo del lavoro, deve essere la società nel suo complesso, anche i consumatori.
Le buone pratiche emerse durante i talk che hanno animato la giornata sono soluzioni nate dai territori, dalle necessità reali delle persone. Il modo in cui si sta nei luoghi, infatti, fa la differenza: “Dobbiamo esserci in modo diverso – ha ribadito anche Giuliana Mesina di Filcams –, senza atteggiamenti paternalistici verso i giovani e i lavoratori che rappresentiamo”.
Le testimonianze dei rappresentanti di categoria hanno offerto uno spaccato concreto dell’impegno che Cgil mette quotidianamente nel lasciare spazio ai giovani all’interno del sindacato: un processo che richiede continuità e ascolto che, come risultato, produce il cambiamento necessario.
Chiara Sgreccia, giornalista
Tommaso Provera, studente Scuola di Giornalismo
























