C’è voluto uno sciopero, il 7 maggio, e il blocco delle attività aggiuntive dal 22 maggio al 21 giugno: alla fine un primo, concreto, risultato della mobilitazione contro la riforma degli istituti tecnici è arrivato. Il ministero dell’Istruzione e del merito ha infatti annunciato la revisione dei quadri orari, con la riduzione delle quote rimesse all'autonomia scolastica e il recupero di ore per discipline scientifiche, economiche, per geografia, per la seconda lingua straniera e le discipline di indirizzo penalizzate dalla riforma.

Gli interventi riguarderanno primo biennio, secondo biennio e quinto anno (qui il dettaglio degli interventi collettivi per ciascun ciclo). Quelle novità - insieme all’anticipo al secondo anno della ex alternanza scuola-lavoro -, erano il fulcro di una riforma tutta pensata in funzione delle aziende e del mercato del lavoro, tanto da far denunciare apertamente l’avvicinamento di questo indirizzo a quello di una sorta di apprendistato. Una deriva che avrebbe comportato, oltre allo scadimento della qualità educativa, anche ricadute sugli organici e sulla professionalità dei docenti.

“La mobilitazione ha dimostrato che la scuola, quando si organizza collettivamente, può ottenere risultati — dichiara Gianna Fracassi, segretaria generale Flc Cgil —. Ora serve un provvedimento chiaro, tempestivo e coerente, che fermi l'improvvisazione e riconosca il valore dell'istruzione tecnica”. La mobilitazione, va ricordato, ha prodotto iniziative anche da parte delle famiglie e ricorsi presentati dai genitori contro l’impianto della riforma.

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L’8 luglio 2026, dunque, il direttore generale per l’Istruzione tecnica e professionale e per la formazione tecnica superiore, Ettore Acerra, ha illustrato la scelta del ministero di rivedere l’articolazione del curricolo e di restituire ore alle discipline penalizzate dalla riforma degli istituti tecnici prevista dal decreto legge 144/2022.

Una decisione che conferma la fondatezza delle ragioni sostenute dalla Flc Cgil: la riforma, così come era stata concepita, avrebbe colpito seriamente la funzione svolta dagli Istituti tecnici nell’ambito del sistema nazionale di istruzione: la qualità della didattica, la continuità delle cattedre e il diritto delle studentesse e degli studenti a una formazione solida, comune e non subordinata alle esigenze immediate delle imprese locali.

Resta però il caos e la confusione di un intervento tardivo che rischia di generare insicurezza su ciò che troveranno a settembre le famiglie. Famiglie che, ricordiamo, hanno iscritto i propri figli all’indirizzo scelto ben prima che la riforma fosse resa nota. Per non parlare dei libri di testo che dovranno essere coerenti col nuovo impianto e, soprattutto, della difficoltà concreta nel gestire una delle novità più criticate della riforma, ovvero l’accorpamento in un un’unica materia – Scienze sperimentali – di Biologia, Chimica, Fisica e Scienze della Terra.

L’amministrazione, dal canto suo, ha promesso, per il mese di luglio del 2026 e comunque entro l’avvio dell’anno scolastico, la diffusione di un documento per l’orientamento per la progettazione curriculare per il passaggio al nuovo ordinamento degli istituti tecnici.

Insomma, un primo risultato ma che certamente non basta. Per la Flc Cgil, si legge in una nota, “le correzioni annunciate restano parziali e tardive, le scuole non possono essere lasciate nell'incertezza a poche settimane dall'avvio del nuovo anno scolastico. Le rivendicazioni restano tutte in campo e per questo la vertenza non si ferma: rinvio dell'applicazione della riforma, revisione complessiva dell'impianto, ripristino totale delle ore sottratte, tutela degli organici e pieno coinvolgimento delle comunità scolastiche”.