Le notizie che provengono sia dagli USA che dall’Europa ci pongono di fronte a un dato ormai assodato: le piattaforme che gestiscono i social media son state progettate con la deliberata volontà di creare dipendenza e altri effetti nocivi sulla salute psicologica delle persone, in particolar modo sulle fasce più giovani della popolazione.

Non si tratta, dunque, di effetti casuali ma di un risultato voluto e funzionale rispetto agli interessi economici delle Big Tech. Sarebbe quindi utile e urgente trovare delle soluzioni condivise che preservino la salute psico-affettiva delle persone minori senza essere punitive o censorie, ma che utilizzino piuttosto quella stessa leva economica che rappresenta l’unico linguaggio efficace nei confronti dei colossi del web.

E invece il disegno di legge del governo italiano, sempre forte con i deboli e inerme con i giganti, reitera ancora una volta una linea di pensiero che ben lungi dall’affrontare le radici dei problemi, scarica ogni responsabilità sui genitori, con severe punizioni in caso di utilizzo “improprio” dello strumento: una politica di azzeramento delle responsabilità pubblica e di correlativo scaricamento sul privato perseguita, in ambito infanzia e adolescenza, con una precisione quasi matematica.

È infatti la stessa linea di pensiero che ha ispirato il decreto Caivano; che nei piani famiglia e infanzia e ancora nel recente Documento di programmazione economica e finanziaria sollecita la contrattazione integrativa ad intervenire per offrire soluzioni per famiglie e infanzia che competerebbero invece al pubblico; che ha condotto alla drastica riduzione dei fondi Pnrr sugli asili nido e al conseguente taglio sui nuovi posti nido con mancato raggiungimento degli obiettivi europei; che arriva ad ipotizzare sperimentazioni sui nidi familiari già bocciati dalla comunità psico-pedagogica alla fine degli anni ‘70; che – come se la riforma 0-6 non fosse mai esistita - declina il tema delle scuole per l’infanzia in termini meramente conciliativi per le famiglie (anzi, per le madri) e mai come una questione di percorso educativo e formativo delle persone minori d’età; che nega pervicacemente la possibilità di educazione sessuo-affettiva nelle scuole che tanto sarebbe determinante anche per un uso più consapevole, rispettoso ed eticamente corretto dei social network.

E sono solo alcuni dei tanti esempi che si potrebbero fare per indicare quale sia l’impostazione di un governo che parla ossessivamente di calo demografico e natalità, tanto da cambiare nome a un ministero, senza poi far nulla di realmente efficace per consentire una vita soddisfacente alle persone minori del nostro Paese.

Verrebbe da dire, con il Don Pizarro di Corrado Guzzanti, che questo esecutivo si interessa delle bambine e dei bambini dal momento del concepimento al momento della nascita, dopodichè se la cavino da sole perché il governo della natalità ha ben altro a cui pensare.

Sandro Gallittu, responsabile Politiche per le famiglie e per l’infanzia