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Il Comitato della società civile per il No al referendum costituzionale ha avviato ufficialmente la sua campagna. L’appuntamento è fissato per il 10 gennaio al centro congressi Frentani di Roma (sarà possibile seguirlo in diretta su Collettiva), dove prenderà forma un’iniziativa pubblica e partecipata insieme alle forze politiche che hanno contrastato la riforma Nordio, al comitato referendario dell’Anm e ai cittadini promotori della raccolta firme. L’obiettivo è chiaro: difendere l’autonomia e l’indipendenza della magistratura da una revisione costituzionale che, secondo il comitato, altera l’equilibrio dei poteri disegnato dalla Carta.
Alla base del No c’è una critica netta all’impianto della riforma. Per la prima volta, si sostiene, il potere esecutivo interviene in modo così profondo sulla struttura di un altro potere dello Stato. Un “intervento senza precedenti” che non nasce da un confronto ampio nel Paese ma da un percorso accelerato, privo di un vero dibattito pubblico. Una forzatura che rischia di tradursi in un indebolimento dei contrappesi democratici.
Il nodo centrale è il Consiglio superiore della magistratura. La riforma lo frammenta, ne riduce il ruolo e introduce il sorteggio casuale dei membri togati, presentato come rimedio al correntismo. In realtà, spiega il comitato, “un Csm in mano al caso è più debole”, meno competente e quindi meno capace di difendere l’indipendenza dei giudici. A questo si aggiunge la scelta dei membri laici attraverso liste decise dalla maggioranza parlamentare, un meccanismo che espone l’organo alle interferenze politiche.
Altro punto critico è la separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri. Una scelta che non rende la giustizia più efficiente, come riconosciuto dallo stesso ministro Nordio, ma che apre la strada a un pubblico ministero più forte e isolato, con un Csm indebolito alle spalle. Nei sistemi dove le carriere sono separate, ricordano i promotori del No, il pm tende spesso a dipendere dall’esecutivo. Un modello che avvicina l’Italia a un controllo politico dell’azione penale e allontana i cittadini da un arbitro realmente imparziale.
Preoccupazioni analoghe riguardano il nuovo sistema disciplinare. L’Alta Corte prevista dalla riforma, composta anche da membri non magistrati e senza il controllo finale della Cassazione, viene giudicata “più permeabile” alle pressioni esterne. La minaccia di sanzioni da parte di un organo percepito come esterno può tradursi in un condizionamento dell’attività giudiziaria, soprattutto nei procedimenti più sensibili.
Per il Comitato della società civile, l’attacco alla magistratura è sempre un attacco alla democrazia. “Indebolire l’indipendenza di giudici e pm significa rendere i cittadini più deboli di fronte al potere politico”. Da qui l’invito a informarsi, discutere e partecipare, anche attraverso la sottoscrizione digitale del referendum oppositivo, che in questi giorni sta registrando un’adesione significativa nonostante le voci su un possibile anticipo del voto.
La campagna che si apre il 10 gennaio punta proprio su questo: allargare il confronto e costruire una scelta consapevole. Perché, come ribadiscono i promotori, questa non è una battaglia corporativa ma “una battaglia a difesa di tutti i cittadini”.
Questo il link alla piattaforma di raccolta firme per la promozione del referendum oppositivo alla riforma costituzionale della magistratura:
https://firmereferendum.giustizia.it/referendum/open/dettaglio-open/5400034



























