Continua il percorso dell’Uisp su La Via Maestra. Otto mesi dopo la manifestazione nazionale dello scorso ottobre, prosegue la nostra mobilitazione, al fianco della Cgil e insieme ad altre oltre cento associazioni del terzo settore e realtà della società civile, un’alleanza per un nuovo modello di sviluppo e società, per difendere la Costituzione e pretenderne la sua piena applicazione.

Nuovo appuntamento, quindi, sabato 25 maggio a Napoli, “Per un’Italia capace di futuro. Per un’Europa giusta e solidale”, a cui invitiamo a partecipare la nostra diffusa rete associativa, per rilanciare un vero e proprio grido d’allarme, chiedere attenzione ai decisori politici, tra l’altro alla vigilia delle elezioni europee, in un momento storico sempre più preoccupante, dove crescono le povertà, le disuguaglianze, le ingiustizie, le emergenze, dove accedere alla sanità pubblica e alle cure diventa sempre più difficile, dove i più basilari diritti sociali e civili sono sempre più messi in discussione. Diminuiscono le opportunità di lavoro dignitoso, crescono precariato e disoccupazione.

Nella fase non semplice di uscita dalla pandemia sono arrivate altre pesanti crisi, ambientale, energetica, sociale, senza dimenticare le crescenti tensioni geopolitiche nel mondo, i nuovi conflitti, le nuove guerre, con le logiche militari e degli armamenti che continuano a prevalere, con pochissimo spazio per il dialogo e per una vera ricerca della pace. L'economia globale deve ancora una volta fare i conti con pesanti incertezze e con le modalità per affrontarle.

Il mondo in cui viviamo cambia velocemente, subisce trasformazioni significative. Sempre più ampie fasce di popolazione del nostro Paese sono più fragili, vulnerabili. I dati delle famiglie che vivono in condizioni di povertà assoluta sono allarmanti.

La pesante eredità lasciata da un modello di sviluppo non sostenibile, rappresentata da disuguaglianze crescenti, fra persone, generazioni e territori, sta determinando trasformazioni che chiedono di essere accompagnate da una cultura del cambiamento che metta al centro le persone, le comunità, i loro diritti e la responsabilità di contribuire alla coesione sociale del Paese.

La legge sull’autonomia differenziata rischia di aumentare ancora le diseguaglianze tra i territori più ricchi e quelli che stanno più indietro, tra nord e meridione; a ciò si aggiungono i dubbi sulle garanzie e sul finanziamento dei Lep, i livelli essenziali delle prestazioni, le soglie minime di servizi che devono essere garantite su tutto il territorio nazionale, presupposto fondamentale per un sistema di welfare realmente inclusivo e universalistico, fondato sul riconoscimento di diritti e pari opportunità per tutte le persone.

Di fronte, poi, alla crisi della democrazia, all’astensionismo elettorale sempre più diffuso, alla sfiducia e crescenti occasioni alla rabbia manifestata dalle persone, nonché al peso esiguo della rappresentanza, la politica, le istituzioni, i decisori, devono sapersi reinserire all’interno di questo contesto e non restarne al di sopra.

La politica assuma allora il ruolo concreto di facilitatore dell’attivazione dei cittadini per condividere una comune visione di futuro, dia centralità ai corpi intermedi che si organizzano per rispondere a quanto indica l’articolo 3 della nostra Costituzione. Una politica che rivesta un ruolo finalmente generativo, che provi a ridare senso, aiutando le persone a rimettersi in azione, in relazione, con il loro capitale di competenze e passioni.

Mai come oggi si avverte il bisogno di una forte ripresa della dimensione relazionale, che rifugga da individualismi che sempre di più sfociano in pericolosa solitudine, una dimensione relazionale da intendersi come forma civile capace non solo di ricucire gli strappi ma soprattutto di essere promotrice di una rinnovata dimensione umana, un modello di sviluppo sostenibile sul piano economico, sociale e ambientale che dia piena rilevanza alla persona, che sostenga e accompagni nuove forme creative e inedite di mutualismo, che suscitano innovative pratiche di impegno e attivazione civica.

Per superare le lacerazioni, le disuguaglianze, le fragilità esistenziali che negli ultimi anni stanno assumendo proporzioni significative in tutta la popolazione e soprattutto tra le fasce giovanili.

Il contributo del terzo settore, di cui l’Uisp (ente di promozione sportiva, associazione di promozione sociale e rete associativa nazionale tra le più grandi del Paese), è soggetto animatore e protagonista da sempre, alla pacifica convivenza e alla coesione sociale è senza alcun dubbio importante per le attività e i servizi che i vari enti sviluppano e portano avanti, ma lo è ancora di più perché ha in sé un vero e proprio giacimento di democrazia.

Questa occasione è per noi importante anche per rivendicare un pieno riconoscimento, non più rinviabile, della pari dignità dello sport nel rapporto con tutte le altre politiche pubbliche. Ovvero, l’attivazione di una vera e propria transizione sportiva che apra un processo di piena emancipazione dello sport di base, dello sport sociale, diritto di cittadinanza, che ne valorizzi significativamente l’impatto prodotto sulla salute e sul benessere delle persone e sulla qualità della vita delle comunità e che lo legittimi a tutti gli effetti come componente attiva e proattiva del vasto e variegato mondo dell’economia sociale.

Lo sport di base e per tutti e l’attività fisica rappresentano un fattore primario di prevenzione primaria della salute fisica e mentale, un elemento importante di welfare con il suo portato di valori di civiltà: accoglienza, integrazione, valorizzazione delle diversità, contrasto all'esclusione e all'emarginazione. Insomma, un diritto sociale e universale di cittadinanza, presidio di democrazia e bisognoso delle giuste tutele pubbliche

Questo, del resto, lo evidenzia anche il recente riconoscimento costituzionale, nel nuovo comma dell’art. 33 del “valore educativo, sociale e di promozione del benessere psicofisico dell’attività sportiva in tutte le sue forme”.

Per un’organizzazione democratica e antifascista come l’Uisp, che da 76 anni cammina a braccetto con la Costituzione, questi sono soltanto alcuni dei motivi per cui ci appelliamo al nostro corpo associativo a scendere in piazza a Napoli il 25 maggio con La Via Maestra. Per un’Italia che sia capace di futuro. Per un’Europa che sia giusta e solidale.

Tiziano Pesce, presidente nazionale Uisp

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