Venti di guerra in Europa, venti di guerra in Italia. Dopo Germania e Francia, anche il nostro Paese, per bocca del ministro della Difesa Guido Crosetto, annuncia la possibilità di un ritorno della leva militare (volontaria), abolita – anzi tecnicamente sospesa – nel 2005 dal ministro Martino. 

Crosetto ha manifestato l’intenzione di presentare un disegno di legge sul tema, ma non bisogna dimenticare che alla Camera e al Senato proposte di tal genere già esistono: la prima presentata alla Camera dal deputato leghista Eugenio Zoffili il 15 maggio del 2024 propone di reintrodurre un arruolamento addirittura obbligatorio e rivolto a ragazze e ragazzi della durata di 6 mesi. L’idea, d’altra parte, l’ha sostenuta Matteo Salvini al raduno degli Alpini a Vicenza dello scorso 12 maggio.

La seconda, molto simile, è del Consiglio regionale Friuli-Venezia Giulia, un ddl per l''Istituzione del servizio civile o militare obbligatorio arrivato al Senato. Alla Camera, infine, c’è anche la proposta di Edmondo Cirielli – Fratelli d’Italia – che punta a istituire un “servizio nazionale militare di volontari per la mobilitazione”. 

Armi e soldati, dunque e sempre meno investimenti per sanità, scuola e servizi pubblici: sembra questo lo scenario desolante che si propone per il futuro. Sul tema è intervenuto Pietro Colapietro, segretario generale del Silp Cgil, che giudica negativamente la proposta Crosetto: “L'introduzione del servizio di leva, prodromo di un militarismo modernista, rappresenta l’ennesimo passo in una direzione sbagliata. Chi è sinceramente democratico non può non opporsi a questa proposta, perché il futuro delle nuove generazioni non può basarsi sulla coercizione o sull’obbligo di indossare l'elmetto per andare a morire in un campo di battaglia”.

La proposta, continua il sindacalista, si inserisce in uno scenario in cui “negli ultimi tre anni, l'Italia ha assistito a una preoccupante diminuzione degli investimenti nel comparto sicurezza per le lavoratrici e i lavoratori in divisa, accompagnata da continui tagli, da un contratto che ci ha fatto perdere 200 euro al mese, da assunzioni che non recuperano i pensionamenti. In un contesto simile, assistiamo invece a un aumento delle spese per la guerra”.

Né è accettabile l’idea che “attraverso una leva volontaria, si possa fornire un'opportunità di crescita e formazione ai ragazzi”, mentre invece “è chiaro che questo potrebbe essere solo un primo passo verso l’obbligatorietà, un ritorno a un'idea di servizio militare che è intrinsecamente legata alla visione politica di una certa destra al potere”.

Un’idea, attacca il leader del Silp, che “si traduce esclusivamente in operazioni di taglio delle risorse e nell’adozione di misure punitive, piuttosto che in un vero rafforzamento della sicurezza pubblica. Nuove leggi e aumenti delle pene sono presentati come soluzioni per rassicurare l'opinione pubblica, ma in realtà non affrontano le cause profonde delle problematiche relative alla sicurezza”.

Tornando al tema della leva per Colapietro “abbiamo bisogno di un esercito composto da professionisti formati e motivati, non da ragazzi e ragazze costretti a sacrificare un anno della loro vita in un'esperienza che rischia di non apportare valore reale”.

E ancora: “Serve eventualmente un sistema unico di difesa europeo”, mentre le risorse “dovrebbero essere dirette all’assunzione di più poliziotti e carabinieri, per garantire una sicurezza tangibile nelle città, e non disperse in un'iniziativa che non affronta le radici di una società sempre più complessa e fragile”.

Servono, infine “investimenti nella formazione delle forze dell’ordine, negli organici e nel loro equipaggiamento, nella tecnologia e in forme di polizia di prossimità sono elementi chiave per una sicurezza efficace e sostenibile”.

Mentre, conclude, “è fondamentale promuovere anche la cultura della legalità e il supporto alle comunità locali”, così come “l’implementazione di programmi di educazione civica nelle scuole, insieme a iniziative di sensibilizzazione tra i giovani, sono ad esempio a nostro avviso indispensabili per sviluppare un senso di appartenenza e responsabilità”.