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Le ondate di calore aumentano il rischio di infortuni in agricoltura di oltre il 6 per cento, con picchi del 12 per cento. Questo vuol dire che quando si verificano, come in questi giorni, i lavoratori sono più in pericolo, la loro vita, la loro salute è più esposta. Se poi si pensa che si tratta di un lavoro duro, difficile, usurante, i rischi sono ancora maggiori.
Non più eventi eccezionali
A fornire la stima è il progetto Worklimate 2.0, piattaforma che fornisce allerte in tempo reale per adottare misure preventive e sospendere le attività nelle ore più critiche, un’iniziativa frutto della collaborazione tra Inail e Cnr.
Per fare fronte al problema, la Flai Cgil ha messo a punto un vademecum contrattuale, uno strumento operativo utile per i sindacalisti per negoziare il come, il cosa, il quanto, a livello territoriale e aziendale.
“Le ondate di calore non rappresentano più eventi eccezionali – si precisa nel vademecum - ma una condizione strutturale che chiede nuove politiche di prevenzione. Salute e sicurezza sul lavoro, giustizia climatica e diritti sociali sono oggi strettamente collegati”.
Delibere e ordinanze
Un’iniziativa che diventa più rilevante nei giorni in cui si attendono temperature record. “Diverse Regioni hanno già emanato delibere e ordinanze che di fatto nella maggior parte dei casi vietano il lavoro nelle ore più calde, dalle 12 alle 16 – spiega Silvia Spera, segretaria nazionale Flai Cgil -. Ma la semplice norma non basta perché poi bisogna intervenire sui turni e sull’organizzazione del lavoro. Se per esempio le attività vengono spostate nelle ore serali o notturne, questo va pattuito altrimenti l’azienda potrebbe decidere e predisporre quello che vuole”.
Il vademecum specifica infatti che l’intervento del sindacato è fondamentale per prevenire i rischi da caldo, migliorare l’organizzazione del lavoro, introdurre pause e turnazioni, ridefinire gli orari, garantire l’accesso all’acqua e alle aree ombreggiate, rafforzare la formazione, tutelare i lavoratori più vulnerabili, limitare lo sforzo fisico, prevedere misure preventive e rotazioni delle mansioni.
Precauzioni
Poi ci sono tutte le precauzioni che vanno adottate: la protezione ambientale, come aree ombreggiate, ventilazione, raffrescamento, la protezione individuale, cioè accesso continuo ad acqua potabile, all’ombra o ad ambienti climatizzati, l’uso di indumenti adeguati, l’informazione e la formazione, sui sintomi dello stress termico e sulle procedure di emergenza.
Gli strumenti a disposizione sono diversi, e vanno usati tutti: dagli accordi aziendali a quelli territoriali, dai protocolli anti-caldo alle ordinanze, appunto. E poi la possibilità di integrare il documento di valutazione dei rischi con il rischio climatico, la formazione, la prevenzione partecipata, i sistemi di allerta climatica.
Manca una norma nazionale
“Il punto è che tuttora manca una normativa organica nazionale sul tema e che ci sono forti differenze territoriali – prosegue Spera -. Questo rende poco omogenee le azioni di prevenzione e contrasto del rischio e ancora più intense e incisive le nostre attività. Inoltre, e questo lo segnaliamo nel vademecum, è difficile controllare cosa accade quando si è in presenza di lavoro precario e stagionale. Bisogna prevenire prima di ritrovarsi in situazioni difficili, individuare percorsi che attenuino i rischi. Quali pause prevedere? Dove i lavoratori si possono mettere al riparo dal caldo? Se ci sono squadre che lavorano fino a mezzanotte, come viene retribuita quell’attività che è notturna?”.
Rischio diretto e indiretto
Bisogna tenere presente che il caldo eccessivo non è solo un rischio diretto per la salute, perché può provocare stress termico, disidratazione, colpi di calore, affaticamento fisico e mentale e così via, ma agisce anche come rischio per così dire indiretto: aumenta la probabilità di errori operativi, incidenti, cadute, infortuni gravi, riduzione dell’attenzione.
Uno studio di Worklimate che ha analizzato l’effetto dell’esposizione alle elevate temperature e alle ondate di calore sugli infortuni nel settore agricolo dal 2014 al 2018, ha evidenziato un’associazione significativa con il rischio di infortunio, specie tra i lavoratori più giovani (15-34 anni), gli occasionali e nello svolgimento di processi che prevedono la lavorazione del terreno.
2.050 infortuni
Nel periodo esaminato è stato stimato che 2.050 infortuni nel settore sono attribuibili alle elevate temperature. Anche per questo vanno implementate le azioni di prevenzione soprattutto in questo settore che è uno dei più a rischio a causa dei cambiamenti climatici.
























