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I dati

Veneto, Spi Cgil: Nel 2021 morti circa 40 mila anziani in regione, 3 mila in più del periodo pre-pandemia

Foto: Sabine van Erp (da Pixabay)
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L'altra faccia del Covid. Il rinvio, causa pandemia, di tante prestazioni sanitarie, dalle operazioni meno urgenti, a visite specialistiche fino a screening (a volte anche oncologici), a causa dell'intasamento degli ospedali e delle terapie intensive, rappresenta una delle principali cause dell'alta mortalità registrata fra gli anziani veneti anche nel 2021

Il rinvio per Covid di tante prestazioni sanitarie, dalle operazioni meno urgenti, a visite specialistiche fino a screening (a volte anche oncologici), a causa dell’intasamento degli ospedali e delle terapie intensive, rappresenta una delle principali cause dell’alta mortalità registrata fra gli anziani veneti anche nel 2021. È questa la valutazione (più che motivata) espressa dallo Spi Cgil regionale di fronte ai recenti dati Istat elaborati dallo stesso sindacato dei pensionati. 

I numeri parlano chiaro: nel periodo compreso fra gennaio e ottobre 2021, la diminuzione dei decessi fra gli ultra65enni veneti rispetto al drammatico 2020 sembra irrilevante. "Nella nostra regione - si legge nel comunicato del sindacato pensionati veneto della Cgil - i primi dieci mesi dell’anno appena trascorso registrano solo 276 morti in meno rispetto allo stesso periodo del 2020. Purtroppo, rispetto alla media dei cinque anni precedenti (gennaio-ottobre 2015-2019), il numero di decessi fra gli over 65 continua a essere molto elevato e, per così dire, “innaturale”. La capillare vaccinazione avviata nelle case di riposo e nella popolazione over 80 già dai primi mesi del 2021 ha di fatto ridotto in modo significativo i decessi per Covid ma non per le altre patologie, anzi. 

Andando nello specifico, nei primi dieci mesi del 2021 sono morti 39.734 anziani veneti contro i 40.010 registrati nello stesso periodo dell’anno precedente. Come detto, 276 decessi in meno. Però, rispetto alla media degli anni 2015-2019 (36.681 decessi), si contano oltre 3 mila morti in più fra gli ultra65enni della nostra regione. In particolare, nei primi dieci mesi del 2021 sono deceduti circa 2.600 anziani over 75 in più rispetto alla media dei cinque anni pre-pandemia". 

"L’analisi di questi dati ci preoccupa molto - commenta Elena Di Gregorio, segretaria generale dello Spi Cgil del Veneto -. È vero che nei primi mesi del 2021 abbiamo scontato la seconda terribile ondata che ha colpito il Veneto a partire dall’autunno del 2020. Ma l’altissima mortalità degli anziani anche nell’anno passato, quando è avvenuta una massiccia vaccinazione soprattutto fra gli over 80 che ha di fatto bloccato la strage nelle case di riposo, ci fa riflettere e conferma timori già espressi in passato. Il sostanziale blocco della sanità ordinaria ha reso ancora più vulnerabili gli anziani e in particolare gli ultra75enni. Purtroppo, come denunciato di recente anche dalla società italiana dei chirurgi, questa situazione si è ripresentata in tutta la sua gravità".     

Ricordiamo che in Veneto sono circa 400 mila le prestazioni rinviate da inizio pandemia a oggi proprio a causa di questa: visite, screening, operazioni chirurgiche ritenute non urgenti. E tutto ciò con un effetto nefasto sulla popolazione più fragile, anche considerando che, secondo uno studio del sindacato dei pensionati della Cgil, in Veneto quasi un over 65 su due (540 mila soggetti, il 49,2% degli anziani) soffre di più malattie croniche anche gravi, una percentuale che si impenna al 60% fra gli ultra-ottantacinquenni.   

"La prima soluzione è ovviamente il vaccino - continua Elena Di Gregorio - che è il principale strumento per ridurre i contagi e quindi gli intasamenti nei reparti ospedalieri. Da questo punto di vista, i nostri anziani sono stati molto bravi anche se invitiamo tutti a completare il ciclo vaccinale che, come dicono gli esperti, riduce in modo radicale la possibilità di ammalarsi gravemente e di morire di Covid. È però necessario che la Regione intervenga con più decisione e al più presto per recuperare le prestazioni rinviate e garantire così alle persone anziane le cure adeguate per evitare l’aggravamento di malattie croniche o pregresse".