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L'ultima volta

L'addio di Nilde Iotti: «Prevalga l'unità davanti ai pericoli che minacciano la nostra democrazia»

Ilaria Romeo
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Il 18 novembre 1999 Nilde Iotti saluta, tra gli applausi, il Parlamento. Lo fa dopo oltre cinquant'anni di lavoro e "con rammarico" ma è malata e deve fermarsi. Morirà due settimane più tardi

Laureata in lettere e filosofia all’Università Cattolica di Milano e insegnante in un istituto tecnico industriale di Reggio Emilia, Leonilde - per tutti Nilde - Iotti dopo l’8 settembre 1943 entra nelle fila della Resistenza operando nei Gruppi di difesa della donna.

Segretaria dell’Udi a Reggio Emilia e membro del Consiglio comunale della città, nel 1946 è tra le ventuno all’Assemblea costituente. 

Eletta per la prima volta nel 1948 alla Camera dei deputati, riconfermata per le successive legislature - unica parlamentare italiana ad essere stata eletta ininterrottamente per 13 volte (14, contando anche l’Assemblea costituente) - il 29 giugno 1979 ne è eletta, prima donna nella storia, presidente.

“Onorevoli colleghi - affermava nell’occasione - con emozione profonda vi ringrazio per avermi chiamato col vostro voto e con la vostra fiducia a questo compito così ricco di responsabilità e di prestigio. Voi comprenderete, io credo, la mia emozione. In questo alto incarico mi ha preceduto l’onorevole Pietro Ingrao, che fino a ieri ha diretto i nostri lavori con grande intelligenza e imparzialità, e prima ancora l’onorevole Sandro Pertini, oggi presidente della Repubblica, a cui va il mio deferente saluto. Ma in particolare comprenderete la mia emozione per essere la prima donna nella storia d’Italia a ricoprire una delle più alte cariche dello Stato. Io stessa - non ve lo nascondo - vivo quasi in modo emblematico questo momento, avvertendo in esso un significato profondo, che supera la mia persona e investe milioni di donne che attraverso lotte faticose, pazienti e tenaci si sono aperte la strada verso la loro emancipazione. Essere stata una di loro e aver speso tanta parte del mio impegno di lavoro per il loro riscatto, per l’affermazione di una loro pari responsabilità sociale e umana, costituisce e costituirà sempre un motivo di orgoglio della mia vita”.

Manterrà la carica fino al 1992 (nel 1987 ottiene un incarico di governo con mandato esplorativo da parte del Presidente della Repubblica Cossiga che si conclude senza esiti; è la prima donna e la prima esponente comunista ad arrivare tanto vicino alla presidenza del Consiglio. Nel 1991, a seguito di indiscrezioni secondo le quali lo stesso Cossiga voleva nominarla senatrice a vita, fa sapere di non essere interessata, preferendo rimanere presidente della Camera. Nel 1992 è infine la candidata, ancora una volta senza esito, alla Presidenza della Repubblica), lavorando ininterrottamente sino al 18 novembre 1999, quando, già gravemente malata (morirà poco più di due settimane dopo), si dimetterà tra gli applausi unanimi dell’intero schieramento parlamentare.

“Lascio con rammarico dopo oltre 50 anni di lavoro il mio incarico di parlamentare - dirà - Mi auguro che lo spirito di unità per cui mi sono sempre impegnata prevalga nei confronti dei pericoli che minacciano la vita nazionale. Vi ringrazio per la cortesia”.

“Non ho nulla da aggiungere, quello che potrei aggiungere sarebbe un po’ retorico - dirà Luciano Violante annunciando le dimissioni - So che l’onorevole Iotti è una donna molto rigorosa e laica anche in questo, non apprezzerebbe un eccesso di parole. Resta rispetto per la sua vita, rispetto per i valori che lei ha difeso, rispetto per la donna che ha chiesto di lasciare quest’aula. Credo che il Parlamento troverà il modo di riflettere su questa figura politica di straordinaria rilevanza nel movimento democratico italiano, per la enorme dignità con cui ha gestito tutte le sue funzioni politiche ed in particolare quella di presidente di questa Camera”.

“Un lungo applauso dell’intera assemblea - tutti in piedi - sigla le parole di Violante - riporterà l’Unità - e altri, prolungati applausi cadenzeranno gli interventi dei rappresentanti di tutti i gruppi, Lega esclusa, e del ministro Maccanico, sino al momento in cui l’assemblea, unanime e con evidente rammarico, accoglierà le dimissioni di Nilde Iotti (le subentra a Montecitorio Marisa Abbondanzieri, ex sindaca di Arcevia, 43 anni)”.

“Cara Nilde - le scriverà in una lettera aperta Walter Veltroni - innanzitutto un augurio affettuoso per le tue condizioni di salute e che hanno determinato la decisione certo particolarmente difficile di lasciare il seggio alla Camera dei deputati. Quella Camera che dal 1946 ti ha visto tra i suoi grandi protagonisti e che hai onorato dalla Costituente fino a questo momento con un costante e straordinario impegno politico e civile per il quale il paese riconosce in te una delle più grandi personalità della sua storia antifascista democratica e repubblicana. Quella Camera che per tredici anni hai presieduto con grande rigore ed equilibrio con autorevolezza e stile: caratteristiche che sono state sempre unanimemente riconosciute dall’intero arco delle forze politiche e parlamentari. Come segretario dei Democratici di sinistra non posso non provare orgoglio per il fatto che una personalità come te così apprezzata e stimata, continui ad essere una prestigiosa dirigente del partito. La tua vita la tua storia sono indissolubilmente intrecciate alla storia di questo paese e della sinistra in particolare. Il tuo nome è legato alle grandi battaglie democratiche del movimento dei lavoratori ed è stato ed è un punto di riferimento per milioni e milioni di donne che hanno visto in te un simbolo del grande cammino di emancipazione compiuto dal dopoguerra ad oggi dal movimento femminile italiano (…)
Il vuoto che lasci in Parlamento con la tua decisione di dimetterti rappresenta (…) una perdita non solo per il nostro partito e per il gruppo ma per l’insieme della Camera dei deputati e delle istituzioni democratiche del paese. Istituzioni che si sono rafforzate e rinnovate promuovendo ed accompagnando il cammino democratico e civile dell’Italia dal dopoguerra ad oggi anche grazie al contributo di personalità come te che hanno saputo sempre difenderle facendo prevalere in ogni occasione la tutela dell’interesse generale. È per questo che oggi, mentre la Camera è costretta con grande rammarico a dover prendere atto di questa tua forzata scelta, ti salutiamo sicuri di interpretare i sentimenti profondi dei cittadini italiani con grandissimo sincero affetto e con enorme gratitudine, augurandoci comunque di vederti presto ristabilita tra noi e continuare nelle forme che vorrai a dare il tuo contributo di intelligenza e saggezza di passione e di stile”.