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Roma San Giovanni

Una piazza, una storia

Ilaria Romeo
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Come in quel lontano luglio 1960, il mondo del lavoro scende in piazza, nella sua piazza, per gridare a voce alta, a testa alta “Non passeranno”

Oggi pomeriggio (16 ottobre) saremo tutti in piazza per dire no al fascismo, per il lavoro, per la partecipazione, per la democrazia. Saremo, tutte e tutti insieme, a Piazza San Giovanni, il luogo dei nostri grandi appuntamenti, delle nostre grandi sfide. La piazza delle manifestazioni del lavoro, quella che ha ospitato l’addio ai grandi della sinistra italiana ma anche la musica del concertone e i giovani del Primo maggio.

Quando, in occasione del decimo anniversario della morte di Luciano Lama, centesimo anniversario della fondazione della Cgil, sarà intestata proprio a Luciano Lama la strada adiacente a quella piazza, Gianni Borgna, allora assessore alla Cultura del Comune di Roma, diceva: “Credo che nessun viale come questo era il più adatto per ricordare per sempre qui a Roma la grande figura di uno dei protagonisti della vita sindacale e politica italiana, Luciano Lama. Proprio qui Luciano Lama ha parlato tantissime volte nel corso della sua vita, a centinaia di migliaia di lavoratori, guidandoli nelle lotte per il lavoro, per la democrazia, per la libertà”. Oggi a quegli stessi lavoratori parlerà Maurizio Landini.

“La Cgil - diceva pochi giorni fa il segretario generale della Cgil - è una grande organizzazione sindacale di massa, e quindi fa paura. Siamo un grande soggetto di rappresentanza in questo Paese, e si attaccano le cose che hanno valore. Siamo in una fase di passaggio, in cui si costruisce il futuro, è stato un attacco al ruolo che il sindacato potrebbe svolgere. Non è un caso che proprio cent’anni fa, nel 1921, iniziarono gli assalti alle Camere del Lavoro da parte del neo-costituendo Partito fascista, che poi avrebbe preso il potere. L’attacco alla democrazia partì dall’attacco al sindacato. Non è una ricorrenza casuale”.

“È il momento di affermare e realizzare - hanno detto, uniti, i segretari di Cgil, Cisl e Uil, Landini, Sbarra e Bombardieri - i principi e i valori della nostra Costituzione. Invitiamo, pertanto, tutti i cittadini e le forze sane e democratiche del Paese a mobilitarsi e a scendere in piazza sabato prossimo”. E noi oggi pomeriggio ci saremo, tutte e tutti insieme. Per dire no al fascismo. Per dire sì alla democrazia. Per ribadire che l’Italia è una repubblica democratica fondata sul lavoro, fondata sulla Costituzione. Una costituzione democratica e antifascista.

“La discussione sul fascismo mai morto - diceva qualche tempo fa Luciano Canfora - non è cominciata avantieri, ma dura da quando Mussolini è stato appeso a Piazzale Loreto. Nel suo Golia, tradotto in Italia nel 1946, Giuseppe Antonio Borgese volle dare un messaggio chiaro: il fascismo è caduto, ma dipenderà da noi la sua definitiva scomparsa. Devo ricordare l’intervento parlamentare di Concetto Marchesi nel 1949: il fascismo non è morto, ma ha varcato l’Atlantico? E ci siamo dimenticati del conflitto violentissimo suscitato nel 1960 dall’allora premier Tambroni con la sua apertura al Movimento sociale?”.

Oggi, come in quel lontano luglio 1960, il mondo del lavoro scende in piazza, nella sua piazza, per gridare a voce alta, a testa alta “Non passeranno”. Scriveva in quei giorni lontani, ma mai così vicini, Luciano Romagnoli su Rinascita: “Che cosa era in discussione a Genova? E, dopo ancora, a Licata, a Roma e a Reggio Emilia? Che cos’era in discussione nel paese? Era il fondamento stesso dello Stato democratico: l’antifascismo, la resistenza e la Costituzione repubblicana”.

Così nel mese di luglio, sempre su Rinascita, Vittorio Foa: “Il fascismo per i lavoratori italiani oggi non è solo l’eco remota e nostalgica delle squadracce e delle aquile e degli orpelli barbarici dell’età mussoliniana, ma è, nelle condizioni mutate, l’arbitrio in luogo della giustizia, la disciplina subordinata in luogo della parità dei diritti e doveri reciproci fra lavoratore e padrone, la corruzione e l’avvilimento, la mancanza di prospettiva, il contrasto tra i profitti giganteschi e i salari stagnanti, lo sfruttamento intensivo della forza lavoro che impedisce all’uomo, finito il lavoro, di avere forze bastevoli per partecipare alla vita nelle sue forme più alte”.

Sono questi motivi, particolarmente vivi fra i giovani, “che hanno creato - sempre secondo Foa - il fatto nuovo dell’unità sempre più stretta fra operai e studenti, fatto nuovo che impone seri riesami da parte delle organizzazioni sindacali”. “Abbiamo sconfitto i fascisti e Tambroni”, scriveva nei giorni immediatamente successivi Rinaldo Scheda su Rassegna Sindacale. Li abbiamo sconfitti, li sconfiggeremo ancora.