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Lombardia

Reddito di cittadinanza al 3% dei cittadini

Cgil Lombardia: in piazza il 2 marzo per i diritti di tutti
Foto: Foto da Cgil Lombardia
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Vangi (Cgil): "Aumentano i poveri e le richieste di Rdc. Il lavoro deve essere la svolta. Sulle misure regionali serve una regia unica"

L’aumento di richieste di reddito di cittadinanza, certificato dagli ultimi dati diffusi da Istat, prova quanto la pandemia abbia contribuito ad aumentare il numero di persone in condizioni di povertà. In Lombardia, da gennaio ad agosto 2021, sono 147.928 i nuclei familiari che hanno fatto richiesta di reddito di cittadinanza o pensione di cittadinanza, per un totale di 302.611 persone coinvolte. L’ importo medio mensile è di circa 473 euro. Nel 2020 i nuclei convolti erano 144.413, nel 2019 erano 94.207.

I percettori del sostegno al reddito sono perciò sensibilmente aumentati negli ultimi due anni e mezzo, e oggi rappresentano circa il 3% della popolazione lombarda. La Lombardia è la quarta regione in Italia per numero di richiedenti sostegno al reddito, dopo Campania, Sicilia, Lazio. Milano, con 43.561 nuclei richiedenti nel 2021, è la città lombarda col più alto numero di richiedenti in valori assoluti, seguita da Brescia (10.952), Bergamo (7.710), Varese (7.210), Monza Brianza (6.864), Pavia (6.044),  Como (3.711), Mantova (3.580),  Cremona (2.922), Lodi (2.070), Lecco (1.760), Sondrio (887).

“I dati dimostrano la bontà delle misure intraprese – commenta Monica Vangi, segretaria Cgil Lombardia -. Migliaia di persone, tra cui minori, oggi si troverebbero sotto la soglia della povertà assoluta se non avessero percepito un sostegno economico. La misura va prorogata finché non saremo usciti dall’emergenza, ma è necessario intervenire sui criteri di accesso per superare le attuali penalizzazioni dei nuclei con minori e delle famiglie numerose e la discriminazione dei cittadini extra Ue. Il lavoro, unico strumento di reinserimento sociale, deve essere la chiave di volta: bisogna investire sul lavoro regolare, sull’occupazione di qualità”.

Per la dirigente sindacale, anche Regione Lombardia deve fare la sua parte ricomponendo le risorse sotto una unica regia.  “Gli assessorati devono lavorare in sinergia, non più ognuno per sé. Questo consentirebbe di ottimizzare le risorse, superare la frammentarietà delle misure di contrasto alla povertà e all’esclusione sociale. La complessità, e la crescita della povertà nelle diverse dimensioni (occupazionale, alimentare, educativa, abitativa, di salute..) impone un lavoro coordinato fra assessorati anche per facilitare i cittadini nella fruizione delle misure”,  conclude l'esponente Cgil.