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la prima volta

Le elezioni del 1948 e il divieto cattolico: il voto al Pci è proibito

Ilaria Romeo
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Le prime elezioni politiche per il Parlamento repubblicano vedono la partecipazione di quasi 27 milioni di persone. La campagna elettorale si divide tra due blocchi: quello del Fronte popolare e quello della Democrazia Cristiana. Vincerà il secondo grazie anche a una durissima invasione di campo della Chiesa

Il 18 aprile 1948 in Italia, si tengono le prime elezioni politiche per il Parlamento repubblicano. Si reca al voto il 92% degli italiani, quasi 27 milioni di persone, tra slogan urlati, appelli alla democrazia, manifesti elettorali caricaturali come quello dello scrittore Guareschi, autore di Don Camillo, che recitava: ricorda, “Nel segreto dell’urna Dio ti vede, Stalin no” (il Fronte Popolare scelse come simbolo elettorale una stella e un ritratto stilizzato di Giuseppe Garibaldi. In uno dei suoi manifesti si vede Garibaldi puntare il dito contro una caricatura di De Gasperi e dirgli: 'Bada De Gasperi che nessun austriaco me l’ha mai fatta!').

Alle urne si recheranno, come testimoniano le immagini dell’Istituto Luce, anche uomini e donne portati a braccio, in barella o in carrozzella. I risultati saranno più netti di quello che si era immaginato alla vigilia: il Fronte popolare si fermerà al 31% mentre la Democrazia cristiana, da sola, supererà il 48% (con i suoi alleati centristi arriverà  a sfiorare il 55% dei suffragi). I Socialdemocratici, nati solo un anno prima, otterranno il 7% dei consensi, mentre  entreranno nel nuovo Parlamento anche i monarchici e i rappresentanti di un partito, il Movimento sociale italiano, di chiara ispirazione fascista.

Poche le donne elette: 49 in tutto, il 5 per cento. Tra loro Nilde Iotti che anni dopo dirà di quel momento: “I miei ricordi sono dominati da due elementi che credo però fossero presenti più in generale nella percezione del partito. Il primo era la grande partecipazione popolare a quella battaglia politica. Il secondo era che si percepiva un senso di inquietudine diffusa che tuttavia allora non sapemmo valutare come se fosse un dato secondario. Di quella contrapposizione radicale vedevamo soprattutto l’effetto mobilitante che galvanizzava il fronte delle forze di sinistra”.

La Democrazia cristiana godrà nella campagna elettorale, e non solo, dell’aperto sostegno della Chiesa. Lo stesso Pio XII, nel messaggio natalizio del 1947, aveva affermato che “disertore e traditore sarebbe chiunque volesse prestare la sua collaborazione materiale, i suoi servigi, le sue capacità, il suo aiuto, il suo voto a partiti e poteri che negano Dio, che sostituiscono la forza al diritto, la minaccia e il terrore alla libertà, che fanno della menzogna, dei contrasti, del sollevamento delle masse, altrettante armi della loro politica, che rendono impossibile la pace interna ed esterna”.

“I blocchi sono due - precisava una testata padovana cattolica di buona diffusione, La settimana del clero - ‘per Cristo e contro Cristo', il primo s’identifica con la democrazia cristiana (…), particolari inviti sono rivolti agli istituti religiosi che devono essere compresi dell’importanza spirituale della crociata per la salvezza dell’Italia... si organizzino turni di sante messe quotidiane, famiglie, associazioni, confraternite per educare il popolo (…), il parroco dovrà vigilare sul lavoro che si svolge, richiamerà il dovere grave del voto espressamente dichiarato dal Santo Padre (…), curerà che liste elettorali siano aggiornate e si interesserà di far pervenire gli stampati propagandistici nelle famiglie della parrocchia. Farà un’efficace opera di persuasione nei suoi contatti personali e con le Associazioni; sarà perciò opportuno anticipare la benedizione delle case”.

L’allora vescovo di Genova, Giuseppe Siri, alla vigilia del voto aveva modificato leggermente i 10 (che si riducono ad 8) comandamenti recitando:

Primo: È grave obbligo di coscienza votare.
Secondo: Non votare costituisce di per sé peccato mortale.
Terzo: C’è obbligo di votare solo per le liste e i candidati che danno sufficiente affidamento di rispettare i diritti di Dio, della Chiesa e degli uomini.
Quarto: Le dottrine materialistiche e conseguentemente atee nonché i metodi su cui poggia e vive il comunismo non sono conciliabili con la fede e la pratica cristiana in alcun modo. (…)
Quinto: Chi vota non attenendosi ai punti 3 e 4 commette peccato mortale.
Sesto: Chi non vota e chi vota per candidati non ammessi - secondo il detto sopra - dalla coscienza cristiana non solo pecca mortalmente ma, essendo ormai bene avvertito, diventa correo e responsabile per sempre di tutte le conseguenti offese ai diritti di Dio e degli uomini.
Settimo: I confessori sono tenuti a regolarsi in conformità di quanto è dichiarato sopra e secondo le generali regole della morale per negare o concedere l’assoluzione.
Ottavo: Alla luce dei fatti ormai notori in Europa e in Italia non valgono in alcun modo le promesse di rispetto e di libertà religiosa enunciate da eminenti rappresentanti della dottrina e dei metodi comunisti, sotto comunque palliata etichetta.

Padre Lombardi, il “microfono di Dio”, arriverà a dire: “c’è un uomo, qui in Italia, che si erge a campione degli interessi nazionali (…). Ma è un cittadino russo. Si è schierato con la Russia dei senza Dio. Costui si chiama Togliatti (…). Va’ fuori d’Italia, va’ fuori straniero!”.

Recitava del resto il decreto della Congregazione del Sant’Uffizio del 1° luglio 1949 (pubblicato il 15 luglio dello stesso anno da L’Osservatore romano):

È stato chiesto a questa Suprema Sacra Congregazione: se sia lecito iscriversi al partito comunista o sostenerlo; se sia lecito stampare, divulgare o leggere libri, riviste, giornali o volantini che appoggino la dottrina o l’opera dei comunisti, o scrivere per essi; se possano essere ammessi ai Sacramenti i cristiani che consapevolmente e liberamente hanno compiuto quanto scritto nei numeri 1 e 2; se i cristiani che professano la dottrina comunista materialista e anticristiana, e soprattutto coloro che la difendono e la propagano, incorrano ipso facto nella scomunica riservata alla Sede Apostolica, in quanto apostati della fede cattolica. Gli Eminentissimi e Reverendissimi Padri preposti alla tutela della fede e della morale, avuto il voto dei Consultori, nella riunione plenaria del 28 giugno 1949 risposero decretando: negativo: infatti il comunismo è materialista e anticristiano; i capi comunisti, sebbene a volte sostengano a parole di non essere contrari alla Religione, di fatto sia nella dottrina sia nelle azioni si dimostrano ostili a Dio, alla vera Religione e alla Chiesa di Cristo; negativo: è proibito dal diritto stesso (cfr. canone 1399 del Codice di Diritto Canonico); negativo: secondo i normali princìpi di negare i Sacramenti a coloro che non siano ben disposti; affermativo.

Un'affermazione che cadrà solamente dieci anni dopo quando il 25 marzo 1959, a pochi mesi dalla morte di Papa Pacelli e dall’elezione al soglio pontificio di Papa Roncalli, la Sacra Congregazione del Sant’Uffizio tornerà a riunirsi emettendo e il seguente decreto:

“È stato chiesto a questa Suprema Sacra Congregazione se sia proibito ai cittadini cattolici dare il proprio voto durante le elezioni a quei partiti o candidati che, pur non professando princìpi contrari alla dottrina cattolica o anzi assumendo il nome cristiano, tuttavia nei fatti si associano ai comunisti e con il proprio comportamento li aiutano. I Cardinali preposti alla tutela della fede e della morale rispondono decretando: negativo (…)”.