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Oltre la crisi

Roberto Ghiselli: «Sulle pensioni va sanata una ferita ancora aperta»

Foto: Marco Merlini
Roberto Ghiselli
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Il tema della previdenza è di primaria importanza per i lavoratori e le lavoratrici del Paese. È tempo che il governo e la politica se ne facciano carico. Lo ribadisce il segretario confederale Roberto Ghiselli

È importante che il governo sia messo nelle condizioni di riprendere appieno la sua attività per dare al Paese quelle risposte necessarie in un momento così difficile. Nell'agenda delle questioni da affrontare vi sono i temi che da tempo il sindacato confederale pone al centro della sua iniziativa, il lavoro e la riforma degli ammortizzatori, lo sviluppo sostenibile, gli investimenti in tecnologia, formazione, equità fiscale, coesione sociale. Il governo ha la capacità di superare le incertezze ei limiti che si sono evidenziati in questi mesi, in particolare più selettivi e socialmente efficaci gli interventi, a iniziare da quelli connessi al Piano nazionale di ripresa e resilienza, garantiti anche una partecipazione non formale alle parti sociali, nella definizione delle linee progettuali e in tutta la fase gestionale.

Fra i limiti, vi è quindi la necessità che confermati dal governo gli impegni presi dal ministro del Lavoro con le organizzazioni sindacali per una riforma che superiore l'attuale sistema e determini un regime previdenziale basato sulla flessibilità in uscita, dopo 62 anni di età o con 41 anni di contributi, il riconoscimento della diversa gravità dei lavori, del lavoro di cura e delle donne e che offra una prospettiva previdenziale anche ai giovani oa chi fa lavori poveri o discontinui. Una riforma che necessariamente dovrà partire dal 2022, dopo la fine di Quota 100. Sulle pensioni una ferita è ancora aperta con i lavoratori del nostro Paese, non verremmo capiti se come sindacato non facessimo fino in fondo la nostra parte, attraverso il confronto e la mobilitazione.