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Calabria Rossa

Maria Antonia Fama
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Il sindacato resiste e lotta contro precariato, disoccupazione e disagi della sanità. Sono queste le sfide per la Cgil nel 2021. Il segretario generale Angelo Sposato: "Sogniamo una regione dalla quale non si debba andare via"

L'annus horribilis che sta per chiudersi è stato, per la Cgil della Calabria, costellato di vecchie e nuove sfide, per fronteggiare una pandemia mondiale in un contesto già fortemente segnato da grandi difficoltà. Il sindacato, che nella regione conta oltre 112 mila iscritti, ha chiuso un accordo storico per la stabilizzazione dei lavoratori socialmente utili e i lavoratori di pubblica utilità. Accanto a questo, nella lotta al precariato, si è trovato a fronteggiare una vertenza impegnativa come quella della Abramo Customer Care. I lavoratori del call center in Calabria sono tremila e aspettano il Natale alle porte insieme agli stipendi arretrati. L'altra grande battaglia ha riguardato la salvaguardia del posto per gli oltre quattrocento lavoratori impiegati in Poste Italiane. E poi un sistema sanitario immunodepresso da un decennio, che il Covid potrebbe uccidere se gli interventi messi in atto non sapranno andare oltre l'emergenza. 

Ma la vera grande sfida per la Cgil Calabria resta sempre la stessa: fermare la fuga dei cervelli da una regione dove il tasso di immigrazione è del 31,1 per mille. "É arrivato il momento di farli restare - dice il segretario generale Angelo Sposato - ora che la pandemia ci ha dimostrato che si possono accorciare le distanze". Di sicuro vanno ridotte quelle geografiche, ammodernando le infrastrutture. Ma servono anche le autostrade digitali. "La banda larga è il sogno che potrebbe permettere ai nostri ragazzi di lavorare in tutto il mondo, restando qui". 

(Riprese video realizzate con la collaborazione di Giovanni Aristippo, Cgil Calabria)