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Beni Confiscati

Cgil Sicilia, Parte Civile nel processo contro la mafia dei Nebrodi

C'è bisogno di regole e di risorse per la legalità
Foto: legalità (da cgil.it)
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La gestione trasparente dei beni confiscati è presupposto di legalità. Serve a difendere lavoratori e lavoratrici e a sconfiggere la criminalità organizzata

Per contrastare la mafia occorre costruire legalità. A cominciare dal lavoro. Preservare il destino dei lavoratori delle aziende confiscate e sequestrate alla criminalità organizzata è fondamentale per sconfiggere Cosa Nostra. Per questa ragione i beni confiscati devono essere restituiti alla collettività e gestiti in trasparenza e legalità. È capitato che proprio chi avrebbe dovuto garantire trasparenza e legalità abbia operato in direzione ostinatamente contraria. Lo dicono le sentenze.

Ma la Cgil è sempre stata in prima linea per costruire legalità

“Il quadro emerso dall’indagine che ha portato alla sentenza del tribunale di Caltanissetta di condanna dell’ex magistrato Saguto e di alcuni componenti di quello che viene  definito ‘il suo cerchio magico’,  è allucinante perché coinvolge soggetti che avrebbero dovuto riportare e fare affermate la legalità” Lo ha dichiarato il segretario generale della Cgil Sicilia Alfio Mannino.

“Da anni denunciavamo la cattiva gestione dei beni confiscati alla mafia, preoccupandoci dei lavoratori coinvolti, ma il marcio emerso è anche peggio di quello che supponevamo”. Ha proseguito il dirigente sindacale sottolineando: “quanto adesso serva da parte delle istituzioni un segnale forte che dia il senso di una inversione di tendenza al territorio, ai lavoratori”.
 “Dal canto nostro – ha proseguito Mannino- continuiamo a fare la nostra parte a cominciare dal processo alla mafia dei Nebrodi, al via il 4 novembre, nella quale il nostro sindacato ha chiesto di essere ammesso come parte civile, in  considerazione del danno che la mafia arreca ai lavoratori, al tessuto produttivo sano, all’economia della nostra regione”.