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Il sondaggio

Scuola, le preoccupazioni degli italiani

Inizio dell'anno scolastico 2020/2021 © Marco Merlini Roma, 14 settembre 2020 Scuola Carlo Pisacane Inizio dell'anno scolastico con le misure anti Covid
Foto: Marco Merlini
S.I.
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Pubblicati i risultati della nuova rilevazione effettuata dall'Osservatorio Futura per conto della Cgil. Ansia per la necessità di mantenere il distanziamento tra gli studenti

La didattica in presenza è fondamentale perché la scuola assolva in pieno al suo compito, tuttavia la paura dei contagi – visti i dati delle ultime settimane – sembra aumentata. È questo uno degli elementi che emergono dall’indagine demoscopica realizzata per la Cgil dall’Osservatorio Futura (Analisi della situazione economica, sociale e lavorativa del paese) nella sezione relativa alla scuola e le cui rilevazioni sono state fatte nel corso della prima metà del mese di settembre.

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In sintesi gli intervistati (2.002 persone con più di 18 anni) si dividono in due gruppi quantitativamente simili tra chi auspica una ripresa di tutte le lezioni in presenza (41 per cento) e chi ritenie che la soluzione migliore sia la didattica mista, in aula e a distanza (44 per cento). Significativo, come si diceva, il fatto che  tra luglio e settembre si sia registrato un calo di quanti erano favorevoli alla sola didattica in presenza (-6 per cento).

L’aspetto più critico, per il rientro a scuola in sicurezza, è considerato, come era prevedibile, il mantenimento della distanza di sicurezza tra gli studenti, tema che preoccupa più gli insegnanti dei genitori. Per questo gli accorgimenti più idonei a garantire un anno scolastico tranquillo sono le mascherine e il distanziamento. La didattica mista  (alternanza tra lezioni in aula e a distanza) è apprezzata in particolare dagli insegnanti della scuola pubblica.

Agli intervistati, infine, è stato anche chiesto quali fossero le maggiori criticità della scuola italiana. Ai primi posti troviamo qualità e sicurezza degli edifici (24 per cento), eccessivo distacco dal mondo del lavoro (21 per cento), mancanza di fondi (20 per cento), numero insufficiente di insegnanti (18 per cento). Le risposte, come è evidente, mettono in rilievo difficoltà e debolezze ataviche della scuola italiana che sono state amplificate dalla pandemia ma che certo non derivano da essa.