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Belluno

La lotta paga

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Acc è tornata. Dopo due anni di vertenza serrata con il gruppo cinese, l'azienda è stata affidata a un commissario e, grazie alla mobilitazione che ha coinvolto l'intero territorio, ha da poco riassunto i primi 18 licenziati dalla vecchia gestione

“Siamo sopravvissuti all’ennesima crisi. Oggi crediamo di poter dire di essere il simbolo di una fabbrica del novecento che non si è chiusa nella nostalgia, ma ha saputo rinnovarsi nell'esercizio corale della responsabilità e della partecipazione”. A dare i contorni della vertenza che ha coinvolto i lavoratori della Wanbao, storico stabilimento bellunese di motori per la refrigerazione domestica, è stato il segretario generale della Fiom provinciale, Stefano Bona. Una battaglia partita due anni fa – era il settembre del 2018 – con la decisione della multinazionale cinese di licenziare 90 dipendenti e annunciare l’abbandono della fabbrica e la sua chiusura 12 mesi dopo. Mesi durissimi, scanditi da una mobilitazione  che è riuscita a coinvolgere l'intera provincia ed è culminata nello sciopero generale dei metalmeccanici del territorio il 10 dicembre 2019, accompagnato da una manifestazione che ha visto sfilare in corteo migliaia di lavoratori da tutto il Veneto.

Ma la grande lotta ha pagato e lo scorso 19 maggio il ministero dello Sviluppo Economico, con una decisione per nulla scontata, ha nominato un commissario straordinario, unica soluzione praticabile per arrivare al salvataggio e al rilancio della produzione. Il primo effetto è la riassunzione con contratto a tempo indeterminato di 18 addetti licenziati. I primi 12 hanno ripreso lo scorso 19 giugno, gli altri 6 lo faranno entro l'11 luglio.

“Siamo sopravvissuti a questa ennesima crisi, che ha seguito quella del 2014, perché ci siamo orgogliosamente uniti in una comunità basata su valori forti e condivisi, competenza, lavoro, solidarietà, trasparenza e integrazione con il territorio, di cui costituiamo un patrimonio culturale prezioso”, le parole del leader delle tute blu della Cgil bellunese. “Queste riassunzioni hanno per noi un enorme significato perché da un lato si sutura una ferita comunitaria dando riparo a una scelta divisiva e di sfiducia nei confronti dello stabilimento simbolo della Valbelluna, dall'altro si ribadisce che la rinascita e il rilancio passano necessariamente attraverso il lavoro e il suo valore, motore insostituibile in qualsiasi impresa con il bagaglio di competenze, passione e dignità che ogni lavoratore si porta dietro”.

“Grazie alle nostre lotte sindacali – ci ha detto Nadia De Bastiani, delegata Fiom, nel video – siamo riusciti a riportare in azienda colleghi licenziati dal gruppo cinese. Per noi questo è un risultato straordinario. Quando li abbiamo salutati, nel giorno del rientro in fabbrica, è stato commovente: nessuno di loro era riuscito a trovare un altro lavoro. Poter ritornare nella loro vecchia fabbrica, con un’altra direzione, è stata un’emozione”.

All’accordo sulla riassunzione fa seguito un’altra intesa per l’istituzione del comitato di gestione aziendale che, richiamando lo spirito dell'articolo 46 della Costituzione, valorizzerà il concorso dei lavoratori e delle loro rappresentanze al governo dell'azienda nel momento più impegnativo della sua storia.