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Alessandria

Le solite a pagare

Foto:  Simona Caleo
Giorgio Sbordoni
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Sono le donne a subire il maggior peso della crisi innescata dalla pandemia. Schiacciate dalla difficile conciliazione tra smart working e lavoro di cura, in Piemonte sono in tante a non trovare altra soluzione che le dimissioni volontarie

Quando il presente si rivela una corsa a ostacoli e il futuro appare incerto, la mancanza di alternative costringe le donne con figli a dimettersi volontariamente. È questa la realtà che la Camera del lavoro di Alessandria ha dovuto constatare dopo aver studiato i dati e ascoltato le tante chiamate di iscritte ridotte alla disperazione. A parlarcene è stata Maria Iennaco, della segreteria della Cgil provinciale, che ha giudicato “inaccettabile, al giorno d’oggi, che una lavoratrice possa decidere di abbandonare il proprio posto perché lo Stato non riesce a dare un aiuto concreto alle famiglie con bambini, né a pianificare fin da ora se e come riapriranno le scuole”.

Per essere una realtà di provincia, i numeri fanno paura. Da febbraio a fine maggio sono state 800 le richieste di passaggio dal full time al part time. Il 65 per cento sono state presentate da donne. Le madri con un bambino sotto i tre anni di età si stanno dimettendo al ritmo di una al giorno. Numeri che si sentono e si vedono sul territorio. E che rischiano di innescare, a breve, una crisi nella crisi: quella della riduzione dei consumi, falcidiata dalla perdita di reddito delle famiglie. L’intero ciclo economico è in pericolo. Numeri che coincidono con quelli denunciati dal sindacato a Torino dove, tra febbraio e maggio, a rinunciare al proprio posto sono state 431 donne, una media di tre al giorno.

“Non è una novità purtroppo”, commenta Monica Iviglia, segretaria della Cgil del Piemonte. “Capita spesso che le donne finiscano per autopenalizzarsi, per non trovare altra soluzione che quella di lasciare il lavoro. Scelta drammatica nella bolla in cui ci troviamo, in cui capiamo poco del momento attuale e sappiamo ancora meno di cosa succederà. La vera notizia, infatti, è che anche nel periodo del lockdown le donne hanno continuato a dimettersi. Di fatto siamo state investite dal problema di riuscire a conciliare il lavoro di cura con lo smart working, basti pensare a tutta la vicenda della didattica a distanza, in cui seguire i bambini non è stato affatto facile. Spaventa che queste siano le cifre legate a scelte volontarie. Cosa succederà quando il blocco dei licenziamenti finirà e a scegliere saranno i datori di lavoro? Anche in quel caso è probabile che le donne siano i soggetti sui quali peserà di più la crisi”.

Per questo la Camera del lavoro di Alessandria ha creato un servizio ad hoc dedicato proprio alle donne. “Lavoratrice chiama” è il nome dello sportello telefonico aperto da due settimane per dare risposte alla solitudine e alla disperazione nella quale spesso si trovano a scegliere operaie o commesse od operatrici sanitarie che non hanno modo di risolvere il problema di accudire i figli piccoli con il telelavoro. “È una corsia preferenziale a disposizione di chi sta pagando il prezzo più alto”, ci spiega Maria Iennaco. “Spesso siamo anche solo un aiuto psicologico, un conforto, e serve anche quello. Ma proviamo anche a dare loro delle indicazioni: perché lasciare il lavoro in questo momento, considerando che se ti dimetti volontariamente non hai diritto alla Naspi? Resteresti a casa senza alcuna forma di reddito. Allora potremmo ragionare insieme a lei di un’aspettativa non retribuita, provare a parlare noi con l’azienda se la lavoratrice non se la sente, provare a intercettare queste situazioni”.

Un aiuto importante che nei primi 14 giorni ha già riscosso successo e attenzione, attirando anche quante chiamano il numero, 345.5967016, per domande più pratiche, su come ottenere i bonus o su come funzionano aspetti legati ai nuovi decreti. Una voce che fornisce risposte in un momento che, per molte, è dominato dai dubbi e dal silenzio.