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Campania

Violenza contro le donne, sistema al collasso

Michela Aprea
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In Italia si registra un femminicidio ogni settimana durante l'emergenza Covid-19. A Napoli è attivo solo uno sportello, e il lavoro da remoto non aiuta

Sono undici i femminicidi consumati in undici settimane, durante l’emergenza Covid-19 in tutta Italia. Secondo i dati di recente diffusi dal Viminale sono centodiciassette le segnalazioni giunte in un mese – dal 27 marzo al 20 aprile - attraverso l’app Youpol. Il 90% delle richieste d’aiuto è di donne. Innumerevoli sono le violenze subite e non denunciate durante i giorni di lockdown come le richieste di supporto psicologico, spesso limitate al mero contatto telefonico, per le restrizioni dovute all’emergenza. Proprio nella giornata di ieri Istat ha diffuso i dati relativi alle richieste al numero Verde 1522. Durante il lockdown – informa l’Istituto di Statistica si è registrato il 73% di contatti in più rispetto allo stesso periodo del 2019 e il 59% in più di richieste di aiuto: le telefonate valide sono state 5.031, sono 2.013 le vittime che hanno chiesto aiuto.  Il 28,3% delle chiamate ha riguardato richieste di informazioni sul servizio 1522, il 17,1% per manifestare altre situazioni di disagio. Sono state 1543 le chiamate effettuate per denunciare una violenza subita.

Sono diminuite le denunce: del 43,6% quelle per maltrattamenti in famiglia, del 33,5% quelle per omicidi di donne, dell’83,3% quelle per omicidi femminili da parte del partner.  Sicuramente una buona notizia ma è proprio l’Istat a sottolineare come “per una lettura adeguata del fenomeno sarà necessario un periodo di riferimento più lungo”. Ancora l’Istat ci dice che “il 45,3% delle vittime ha paura per la propria incolumità o di morire; il 72,8% non denuncia il reato subito. Nel 93,4% dei casi la violenza si consuma tra le mura domestiche, nel 64,1% si riportano anche casi di violenza assistita”.

Si tratta di un fenomeno globale: l’Organizzazione Mondiale della Salute (Oms) denuncia come gli episodi di violenza siano triplicati durante l’emergenza Coronavirus rispetto all’anno scorso, con un considerevole aumento dei casi di vittimizzazione secondaria per l’inevitabile presenza di minori durante le violenze domestiche. “Gli Stati membri segnalano un aumento che arriva fino al 60% delle chiamate di emergenza da parte delle donne aggredite dal partner in aprile rispetto allo stesso mese dell'anno precedente" ha affermato Hans Kluge, direttore regionale per l'Europa della Organizzazione mondiale della sanità (Oms) secondo il quale: "Le richieste online alle linee anti-violenza sono aumentate fino a 5 volte”. Un allarme è quello lanciato anche dall’ Unfpa (United Nations Population Fund) secondo il quale: “Se il blocco dovesse continuare per 6 mesi, ci aspetteremmo altri 31 milioni di casi di violenza di genere a livello globale".

L’Oms fornisce raccomandazioni su quali misure possano essere adottate da governi, operatori sanitari, membri della comunità e altri soggetti coinvolti per contrastare la violenza contro le donne e il suo impatto. Fornisce inoltre suggerimenti per affrontare lo stress a casa e le azioni che le donne e i loro familiari possono intraprendere. Non si tratta di un’opzione, ammonisce Kluge “ma dovrebbe essere considerato un obbligo morale assicurarsi che i servizi per combattere la violenza esistano e siano dotati di risorse. Alle comunità e al pubblico diciamo che la violenza non è una questione privata: restate in contatto, contattate e sostenete vicini, conoscenti, famiglia e amici. Se vedi qualcosa, parlane”. Il direttore regionale per l'Europa della Organizzazione mondiale della sanità (Oms) è chiaro: “Non ci sono scuse per la violenza e non dobbiamo tollerare questo abuso di potere, sia esso fisico, sessuale, emotivo o finanziario. La violenza di qualsiasi tipo e in qualsiasi momento, contro donne, uomini, bambini o anziani non deve essere tollerata".

Appena due giorni fa, in Campania, a Casoria, una donna è stata tratta in salvo dopo essere stata picchiata e segregata in casa. Una segnalazione anonima ha allertato i carabinieri che sono prontamente intervenuti. Si tratta di un caso non isolato. Sono 9 le denunce raccolte e 2 le persone arrestate soltanto dal comando provinciale di Napoli dei carabinieri negli ultimi giorni. San Antimo, Brusciano, Caivano, tra i Comuni coinvolti. Il sistema anche qui è quiescente come nel resto del paese, nonostante le indicazioni dell’Oms.

A Napoli è attivo solo lo sportello ubicato all’interno del palazzetto Urban, in via Via Concezione a Montecalvario, 26, sui Quartieri Spagnoli. I 6 consulenti in servizio danno risposte alle richieste provenienti da tutta la regione, “ma il lavoro da remoto – ci dicono - non è sufficiente a dare il supporto necessario. C’è bisogno che le persone vengano prese in carico”. Una risposta in questo senso proprio il Comune l’ha data attraverso la pubblicazione di una manifestazione d’interesse rivolta a imprese alberghiere e dell’accoglienza. Così alle richiedenti, donne o persone alle Lgbtq+ che necessitavano di lasciare immediatamente il proprio domicilio, è stata data la possibilità di essere accolte in sicurezza. Un’esperienza che non dovrebbe restare isolata, visto che è proprio il ministero dell’Interno, insieme a quello per le Pari Opportunità, ad aver suggerito tale orientamento. Il 21 marzo il  dicastero all’Interno aveva diramato una circolare indirizzata al consiglio dei ministri, ai ministeri della Salute, della Giustizia e dell’Economia e Finanza, ai prefetti e ai capi dipartimento in cui  aveva  rappresentato l’impossibilità di Centri Antiviolenza e Case di rifugio di operare alla luce dei provvedimenti che impongono il distanziamento sociale.

“Per superare tali difficoltà, - si legge nella circolare - il ministro per le Pari Opportunità e la Famiglia ha rappresentato l’esigenza che siano individuate nuove soluzioni alloggiative, anche di carattere temporaneo, che consentano di offrire l’indispensabile ospitalità alle donne vittime di violenza che, per motivi sanitari, non possono trovare accoglienza nei Centri Anti Violenza e nelle Case Rifugio”. Attraverso la nota il ministero invitava “a verificare l’esistenza, nei singoli contesti territoriali, delle difficoltà in argomento e, ove le stesse risultino confermate, ad esplorare - anche con il coinvolgimento dei Sindaci e degli enti e delle associazioni che operano nel settore - la possibilità di reperire sistemazioni alloggiative ulteriori, rispetto a quelle già offerte dai territori”. Gli oneri della gestione sono a carico del Dipartimento per le pari opportunità, mediante l’utilizzo di risorse già appostate sul bilancio 2020.

Quanto le indicazioni siano state adottate resta un nodo da sciogliere. Intanto in provincia di Napoli,  a parte noi non è attivo nessuno”, ci informano gli operatori dei Cav di Napoli. E così non è raro che un’operatrice con sede nella città metropolitana dia supporto a donne di altre province. “È accaduto di recente con una donna ferita alla gola ad Avellino, non abbiamo esitato a dare immediatamente il supporto necessario” raccontano. Non sono mancati i casi, estremi, di accoglienza nelle strutture preposte in deroga alle raccomandazioni anti-contagio.

Il sistema di accoglienza messo in campo nella città partenopea, con il supporto della rete alberghiera, proprio come espresso dalla circolare del 21 marzo del MinIntern ha facilitato la possibilità di mettere totalmente in sicurezza la donna presa in carico, attenendosi alle disposizioni sanitarie. Ma non è possibile operare “alla carlona”. Sono necessari interventi mirati e linee guida nazionali e locali, che tengano conto delle raccomandazioni dell’Oms e definiscano misure di sicurezza, di supporto psicosociale, servizi di assistenza, essenziali per salvaguardare le vittime di abuso e violenza domestica. Inoltre è opportuno che siano attivati strumenti di supporto anche economico utili a sostenere le donne che necessitano di allontanarsi dal proprio domicilio in un momento complessivamente di forte pressione per le donne, a causa degli effetti peggiorativi della loro condizione socio-lavorativa causati dall’emergenza Coronavirus.

Michela Aprea è responsabile regionale politiche di genere Cgil Campania