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La mia amica partigiana

La mia amica partigiana
Foto: Mirella Alloisio, partigiana
Fabrizio Ricci
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Quando si chiede a Mirella Alloisio di raccontare la sua storia lei storce il naso: "Ancora? Ma non possiamo parlare del presente e del futuro? Noi questo Paese l'abbiamo liberato, abbiamo ottenuto la Costituzione. Adesso tocca a voi”

Genova si è liberata da sola. Non sono stati gli inglesi e neanche gli americani. L'hanno liberata i genovesi, i partigiani e le partigiane.


La Liberazione di Genova (foto archivio Gramsci)

Anche Mirella ha liberato Genova. Mirella Alloisio, nome di battaglia Rossella, è la mia vicina di casa. Ma non a Genova, a Perugia, dove vive da tanti anni avendo sposato un altro antifascista, storico dirigente sindacale umbro, Francesco Alunni Pierucci. Ma questa è un'altra storia.

Con Mirella ci siamo conosciuti grazie a un bellissimo progetto dell'Anpi, in collaborazione con lo Spi Cgil: l'archivio nazionale delle testimonianze delle partigiane e dei partigiani viventi. L'idea – alla quale stanno lavorando tra gli altri Gad Lerner e Laura Gnocchi – è quella di intervistarli tutti, raccogliere e custodire la loro memoria, la loro voce, le parole e i gesti. Mettere tutto al sicuro.

Da allora Mirella è diventata un’amica. In questo lungo periodo di quarantena per il covid-19 è rimasta sempre a casa, naturalmente, insieme alla sua fidata Tonina, che si prende cura di lei. La sera, quando esco con il mio cane, la passo a salutare. Talvolta le lascio un articolo di giornale nella cassetta delle lettere, altre volte è lei a farlo. Poi saluta dalla finestra.

Quando le si chiede di raccontare la sua storia di partigiana, Mirella storce il naso: “Ancora? Ma non possiamo parlare del presente e del futuro? Noi questo Paese l'abbiamo liberato, l'abbiamo cambiato, abbiamo ottenuto la Costituzione. Ma adesso? Adesso tocca a voi. Parliamo di voi, non di me”.


Mirella Alloisio intervistata da Gad Lerner

Eppure dobbiamo raccontarla la storia di Mirella, di una ragazza di Sestri, che a 17 anni scelse la clandestinità, sfidò i nazisti, vide i suoi compagni ammazzati e torturati, entrò nel Cnl, si batté per i diritti delle donne, rese possibile quell'incredibile esperienza, forse unica nella storia: un esercito regolare che si arrende a un esercito di popolo.

Per questo dobbiamo raccontare la storia di Mirella. Ma non solo per questo. “Sai cosa è mancato in questi anni? La cultura antifascista nelle scuole. La storia non è stata insegnata a sufficienza: cosa è stato il fascismo, come si è sviluppato e come hanno reagito i resistenti, molti dei quali hanno pagato con la galera se non con la vita per le proprie idee e per la libertà di tutti. Ecco, questa è una cosa che mi fa arrabbiare moltissimo. Quasi quasi – conclude Mirella – ricomincerei tutto daccapo”.